New York rende omaggio ad Amedeo Peter Giannini, figura chiave nella trasformazione del sistema bancario americano, con il documentario “You can’t die for a dollar. The Revolution of Amedeo Peter Giannini”, curato da Astrid Rosa e inaugurato il 1°aprile alla Casa Italiana Zerilli-Marimò, alla presenza del direttore Stefano Albertini e del suo team.
L’esposizione ripercorre la vita e l’eredità del banchiere italoamericano (1870-1949), figlio di immigrati liguri, che cambiò radicalmente l’accesso al credito negli Stati Uniti fondando la Banca d’Italia, destinata a diventare Bank of America.
In un’epoca in cui il sistema bancario era una prerogativa delle élite, Giannini introdusse un modello innovativo basato sulla fiducia nei confronti delle persone comuni. Un approccio, il suo, che si rivelò decisivo in momenti critici, come dopo il terremoto di San Francisco del 1906. Mentre molte banche rimanevano chiuse, Giannini allestì un banco provvisorio sul lungomare con l’insegna “si prestano soldi come prima e più di prima” e riprese a concedere prestiti a commercianti, lavoratori e famiglie impegnati nella ricostruzione, contribuendo alla ripresa della città.

La mostra evidenzia anche il ruolo di Giannini nel sostenere progetti considerati rischiosi dalla finanza tradizionale. Tra questi, infrastrutture simbolo come il Golden Gate Bridge e produzioni cinematografiche destinate a segnare la storia di Hollywood, dai film di Charlie Chaplin alle opere di Frank Capra, fino a “Biancaneve”, primo lungometraggio animato della Disney.
Particolare attenzione è dedicata all’impegno di Giannini verso categorie escluse dal credito, come immigrati, agricoltori e piccoli imprenditori. La sua visione contribuì a trasformare il sistema bancario in uno strumento di inclusione e mobilità sociale.
Più che un semplice protagonista della finanza, Giannini emerge come un innovatore capace di ridefinire il ruolo del denaro nella società. Il suo principio, riassunto nella frase “Non puoi morire per un dollaro”, è oggi un monito attuale: l’economia deve essere al servizio delle persone e del progresso collettivo.




