Dove l’Italia ha messo radici: Arthur Avenue e la Little Italy del Bronx

Passo dopo passo, nel nostro Giro del Mondo a New York, abbiamo attribuito diverse bandierine ai quartieri della città. Ho pensato che fosse tempo, adesso, di iniziare a parlare della nostra Italia esplorando l’impatto dell’emigrazione dal nostro Paese nei secoli e rintracciando le storie che rendono New York, oggi, una città dove l’eredità italiana vanta un ruolo di primo piano. Premettiamo subito con il dire che sono diversi i quartieri che hanno visto la comunità italiana mettere radici e svilupparsi: dalla ormai folkloristica Little Italy di Manhattan al Lower East Side, da East Harlem a Staten Island passando per Williamsburg e Bay Ridge a Brooklyn. In questo articolo è però nel Bronx che vogliamo andare, alla scoperta di una Little Italy autentica, che ha come suo centro l’iconica Arthur Avenue, intitolata al 21º Presidente degli Stati Uniti, e i blocks compresi tra East 187th e East 189th street.

È tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento che il Bronx entra a far parte, in modo strutturale, della geografia dell’emigrazione italiana a New York. In quegli anni, mentre Manhattan inizia a diventare sempre più affollata e costosa, molte famiglie italiane si spostano verso nord, seguendo l’espansione della metropolitana e la costruzione dei grandi complessi residenziali. Tra il 1900 e il 1930, la popolazione italiana del Bronx cresce in modo esponenziale, fino a rappresentare una delle comunità più numerose e radicate della città. Gli immigrati arrivano soprattutto dalle regioni del Sud Italia – Campania, Sicilia, Calabria – e trovano impiego nell’edilizia, nei mercati, nei trasporti e nelle fabbriche, contribuendo in modo concreto allo sviluppo urbano del quartiere.

A differenza di altre aree di primo approdo, segnate da una forte transitorietà e interculturalità, qui l’insediamento italiano assume fin da subito un carattere stabile: le famiglie si ricompongono, nascono reti di mutuo aiuto, aprono negozi specializzati e luoghi di aggregazione che trasformano Arthur Avenue in un vero e proprio centro comunitario. La strada non nasce come simbolo identitario, ma come spazio funzionale ed è forse proprio questa origine a spiegare perché, ancora oggi, la Little Italy del Bronx venga percepita come una delle espressioni più autentiche dell’eredità italiana a New York. Sebbene da tempo anche questo quartiere abbia perso parte della sua natura e sia ormai a tutti gli effetti popolato da un mix culturale che coinvolge altre nazionalità, l’eredità italiana qui resta viva con la persistenza di gesti, rituali e luoghi simbolici. Arthur Avenue non è un palcoscenico, (e non cerca di esserlo) ma è una strada vissuta, dove botteghe storiche e nuove presenze convivono, mantenendo un equilibrio fragile ma sorprendentemente vitale.

Passeggiando per queste strade si ha come l’impressione di percorrere la storia a ritroso per approdare in un tempo che potrebbe facilmente corrispondere agli anni Cinquanta del Novecento. Per pura coincidenza mi sono ritrovata ad esplorare il quartiere spesso durante fine settimana invernali, con il cielo prevalentemente grigio, fattori entrambi che ben evocano un certo grado di nostalgia. E credo che sia proprio la nostalgia una sensazione che ben definisce Arthur Avenue, o almeno questo è l’effetto che queste strade hanno su di me. Nostalgia mista a quel tipo di stupore malinconico che proviamo a volte nelle nostre città italiane di fronte alle sporadiche vecchie insegne rimaste, a qualche bottega ancora in attività o al racconto di chi altre epoche le ha vissute e inizia ogni conversazione con il tipico “ai miei tempi…”.

Non sorprende, allora, che proprio queste strade abbiano lasciato un segno anche nell’immaginario letterario. Don DeLillo, uno dei più importanti scrittori americani contemporanei, è nato nel Bronx e cresciuto a pochi isolati da Arthur Avenue, in un contesto italoamericano che ha contribuito a formare il suo sguardo sul mondo, fatto di memoria, identità e stratificazioni urbane. Più esplicito e dichiaratamente legato al quartiere è invece lo sguardo di Joseph Tusiani, poeta e intellettuale italoamericano, che nel suo romanzo “In una casa un’altra casa trovo” ha raccontato la vita quotidiana della Little Italy del Bronx restituendone la dimensione umana, linguistica e affettiva.

Per un italiano a New York alla ricerca delle proprie radici, la Little Italy del Bronx è una vera scoperta! Una passeggiata esplorativa lungo Arthur Avenue può cominciare da uno dei suoi luoghi più famosi e visitati: la Casa della Mozzarella dove il tempo viene scandito dal ritmo lento del banco, dalle forme dei formaggi esposti e dall’esperienza secolare di una tradizione e di un lavoro paziente che si tramandano di generazione in generazione. Le mozzarelle qui sono freschissime e uno degli acquisti gastronomici che vale senza dubbio il “viaggio” fino al Bronx. Senza allontanarsi troppo da qui, saranno probabilmente le vetrine di Biancardi e di Tino’s Delicatessen a catturare l’attenzione. Salumi appesi, etichette tricolore che richiamano l’Italia, scaffali che raccontano una quotidianità fatta di spesa, di pranzi preparati in casa, di ricette tipiche e di abitudini che resistono. Sono negozi che in un attimo ci riportano in Italia, tra prodotti che a New York sono difficili da scovare, profumi familiari, residui di dialetti mescolati a lingue nuove e l’appartenenza a una cultura che non deve essere gridata per essere riconosciuta. Questo, ad esempio, non accade da molto tempo a Manhattan, dove la più famosa Little Italy è ormai più un palcoscenico che una realtà autentica. Ma di questo parleremo un’altra volta. Torniamo piuttosto alla nostra camminata e concediamoci ora un caffè, magari da Egidio Pastry Shop, dove la nostalgia si fa quasi tangibile, e non tanto per ciò che si consuma, quanto per il modo in cui lo si fa, per l’atmosfera che richiama un’idea di socialità semplice e diretta così aliena dai ritmi della grande metropoli. E ancora il quartiere continua a sorprenderci con Borgatti’s Ravioli & Egg Noodles che dal 1935 porta la pasta fresca a New York, Calabria Pork Store e la bakery Addeo & Sons che restituiscono l’idea di una tradizione che non si è interrotta, ma si è semplicemente adattata a un nuovo luogo.

Il cuore pulsante di questa Little Italy resta però l’Arthur Avenue Retail Market, un ampio spazio adibito a mercato, nato nell’ottobre del 1940 per servire la comunità italiana del Bronx. Qui si riuniscono sotto lo stesso tetto molte delle attività storiche della zona, in un contesto che incarna ancora oggi un’idea molto italiana di spazio condiviso, dove il commercio si intreccia con la socialità. Appena entrati si viene accolti da profumi intensi e da una varietà di prodotti familiari, dai salumi affettati al momento, ai formaggi, dalla carne, al pane fresco, ma anche da dettagli inattesi come i sigari artigianali, che raccontano un tempo in cui il mercato era un luogo di incontro quotidiano prima ancora che una destinazione per gli acquisti gastronomici. I banchi storici convivono con presenze più recenti, mantenendo vivo quell’equilibrio tra tradizione e adattamento che ha permesso al mercato di attraversare i decenni senza perdere il suo carattere originario. Non mancano dettagli che oggi ci risultano un po’ kitsch e gli immancabili riferimenti stereotipati ai cliché de “Il Padrino” della pizza e del mandolino, che restano però sullo sfondo come una scenografia inevitabile. Oggi il mercato è in costante evoluzione ma resta un punto di riferimento frequentato tanto dai residenti quanto da chi arriva fin qui con l’intenzione di scoprire una New York ancora autentica.

Accanto alle botteghe e ai luoghi del quotidiano, la Little Italy del Bronx ha costruito la propria identità anche attorno a spazi simbolici di aggregazione religiosa e culturale. Tra questi, un ruolo centrale lo ha avuto la Our Lady of Mount Carmel Church, fondata alla fine dell’Ottocento per servire la crescente comunità italiana del quartiere. La chiesa non è stata soltanto un luogo di culto, ma un vero punto di riferimento sociale per la comunità italiana appena approdata nel Bronx e per la sua discendenza e ancora oggi, le celebrazioni legate alla Madonna del Carmine e le processioni annuali mantengono vivo il legame tra fede e tradizioni. A pochi passi, nel tempo, hanno trovato spazio anche iniziative culturali pensate per raccontare e tramandare questa storia: teatri di quartiere, sale per eventi e, più recentemente, centri culturali dedicati all’eredità italoamericana hanno contribuito a fare di Arthur Avenue non solo una destinazione gastronomica, ma anche un luogo di narrazione e rappresentazione.

Questa capacità di adattamento non è però solo il risultato della nostalgia o della forza della memoria. Negli ultimi decenni, Arthur Avenue ha potuto contare anche su un lavoro strutturato di tutela e valorizzazione portato avanti dal Belmont Business Improvement District (BID), un’organizzazione che riunisce commercianti, proprietari immobiliari e realtà locali con l’obiettivo di preservare l’identità del quartiere accompagnandone, allo stesso tempo, l’evoluzione. Attraverso interventi di promozione culturale, organizzazione di eventi, miglioramento dello spazio urbano e supporto alle attività storiche, il BID ha contribuito a mantenere viva la Little Italy del Bronx consentendo al quartiere di trasformandosi senza snaturarsi mai del tutto. Una delle espressioni più visibili di questo lavoro è la festa di Ferragosto, l’appuntamento annuale che, ogni settembre, restituisce ad Arthur Avenue e alla vicina East 187th Street la dimensione della festa condivisa. Organizzata proprio dal Belmont BID insieme ai commercianti del quartiere, la festa di Ferragosto affonda le sue radici in una tradizione antichissima che, da oltre venticinque anni, viene reinterpretata nel Bronx come occasione per riunire residenti e visitatori attorno al cibo, alla musica e alla cultura italiana. Tra bancarelle, performance dal vivo e una folla eterogenea che arriva da ogni parte della città, la festa di Ferragosto rappresenta il momento ideale per visitare il quartiere in ottima compagnia e con il buon cibo italiano a fare da protagonista.

In questo equilibrio tra passato e presente, tra iniziativa collettiva e vita di quartiere, la Little Italy del Bronx continua a distinguersi nel panorama newyorkese. Non perché sia rimasta immutata, ma perché ha saputo cambiare senza perdere il proprio centro. E forse è proprio questo il suo insegnamento più attuale: l’identità non è qualcosa che si eredita una volta per tutte, ma qualcosa che si costruisce, insieme, giorno dopo giorno. Non mi resta allora che darvi appuntamento per la prossima festa di Ferragosto, domenica 13 settembre 2026 dalle 12.00 alle 18.00! Nel frattempo, continueremo il nostro viaggio in città alla ricerca di storie autentiche e di eredità culturali da scoprire e tramandare!

Immagine di Marta Galfetti

Marta Galfetti

Laureata in Psicologia della Comunicazione presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Si occupa di comunicazione attraverso progetti online e gestisce la pagina Instagram @Nyc_Pics_and_Tips. Vive a New York dal 2010 dove ogni giorno ricerca nuovi stimoli e scoperte.

Condividi questo articolo sui Social

Facebook
WhatsApp
LinkedIn
Twitter

Post Correlati

Ritorna il camping di lusso Governors Island

Se stai cercando una fuga perfetta dalla frenesia della città senza allontanarti troppo, Governors Island potrebbe essere la tua destinazione ideale. E se desideri trasformare questa breve fuga in un’esperienza indimenticabile, Collective Retreats è pronto ad accoglierti con le sue

Leggi Tutto »
Torna in alto