New York ha aperto una doppia battaglia legale contro le nuove regole federali sulla “public charge”, il criterio utilizzato dal governo degli Stati Uniti per valutare se una persona che richiede una green card o alcuni tipi di visto potrebbe diventare eccessivamente dipendente dall’assistenza pubblica.
Lunedì 14 settembre la città di New York ha presentato una causa insieme a Chicago, San Francisco, Seattle e altre amministrazioni locali. Nello stesso giorno la procuratrice generale dello Stato Letitia James ne ha avviata una separata, alla quale hanno aderito altri 21 Stati, il District of Columbia e il governatore della Pennsylvania. Entrambe sono state depositate presso il tribunale federale del Southern District of New York e chiedono di fermare la nuova disciplina prima della sua entrata in vigore, prevista per venerdì 18 settembre.
La questione riguarda una parte molto specifica ma importante del sistema di immigrazione americano. Da oltre un secolo la legge consente al governo federale di negare l’ingresso negli Stati Uniti o la residenza permanente ad alcuni stranieri considerati probabilmente destinati a diventare una “public charge”. Non esiste però una regola immutabile su quali forme di assistenza pubblica debbano essere considerate per arrivare a questa conclusione, e negli ultimi anni il modo in cui il principio viene applicato è cambiato più volte.
Con la regola introdotta nel 2022, durante l’amministrazione Biden, la valutazione era stata circoscritta soprattutto all’utilizzo di determinate forme di assistenza economica, come Supplemental Security Income e Temporary Assistance for Needy Families, e al ricovero di lungo periodo in strutture pagate dal governo. Età, salute, situazione familiare, reddito, patrimonio, istruzione e competenze continuavano comunque a fare parte della valutazione complessiva.
L’amministrazione Trump ha deciso quest’anno di cancellare quel quadro normativo e di restituire ai funzionari dell’immigrazione una discrezionalità più ampia. Dal 18 settembre potranno essere presi in considerazione anche altri programmi pubblici basati sul reddito, compresi in determinate circostanze Medicaid, SNAP e altre forme di assistenza statale o locale.
È soprattutto questa maggiore discrezionalità a essere contestata da New York. Secondo la causa presentata dalla procuratrice generale Letitia James, le nuove indicazioni non stabiliscono limiti sufficientemente chiari su quali benefici possano pesare sulla decisione, per quanto tempo debbano essere stati utilizzati e quale importanza debba essere attribuita a ciascuno.
Questo non significa che ricevere Medicaid, SNAP o un altro beneficio pubblico comporterà automaticamente il rifiuto della green card. La “public charge” rimane una valutazione complessiva della situazione del richiedente, nella quale possono essere considerati anche età, salute, condizioni economiche, composizione della famiglia, istruzione e capacità lavorative. Inoltre le regole non si applicano nello stesso modo a tutte le categorie di immigrati.
Il cambiamento può però ampliare considerevolmente le informazioni prese in considerazione. Secondo la procura generale di New York, in alcune circostanze potrebbero entrare nella valutazione anche benefici utilizzati all’interno di famiglie con status migratori diversi. L’amministrazione statale cita, per esempio, il caso di un genitore non cittadino il cui figlio americano riceva un’assicurazione sanitaria pubblica o partecipi a un programma di pasti gratuiti a scuola.
Su questo punto le regole sono più articolate di quanto possa sembrare. Il governo non può considerare automaticamente una persona una “public charge” soltanto perché un familiare a suo carico utilizza un beneficio. Può però valutare la situazione economica complessiva della famiglia durante il periodo in cui quell’assistenza è stata ricevuta.
La Mayor’s Office of Immigrant Affairs ha pubblicato una guida specifica per spiegare il cambiamento ai residenti di New York. Per i benefici diversi dall’assistenza economica diretta e dal ricovero di lungo periodo a spese pubbliche, l’utilizzo precedente all’entrata in vigore delle nuove regole generalmente non dovrebbe essere considerato. La situazione può cambiare per chi continuerà a ricevere alcuni programmi basati sul reddito dopo il 18 settembre.
La data, comunque, non è ancora definitiva. Le nuove regole dovrebbero entrare in vigore venerdì, ma le cause depositate lunedì chiedono al tribunale di bloccarle e una decisione potrebbe quindi modificarne i tempi.
Per questo il Comune sta chiedendo agli immigrati di non rinunciare autonomamente ai programmi di assistenza che utilizzano. La raccomandazione ufficiale è di continuare ad accedere ai servizi di cui si ha bisogno e, in caso di dubbi sulle conseguenze per una pratica migratoria, rivolgersi prima a un servizio legale qualificato.
Una delle principali preoccupazioni della città riguarda infatti le persone che non sarebbero direttamente penalizzate dalle nuove regole ma potrebbero comunque smettere di utilizzare servizi sanitari o alimentari per paura delle conseguenze. È un fenomeno già osservato durante il primo mandato di Donald Trump e viene generalmente definito “chilling effect”.
Secondo i dati citati nella causa degli Stati, una precedente versione della politica sulla public charge aveva prodotto tassi di abbandono dei programmi pubblici fino al 35 per cento nelle famiglie con status migratorio misto. Il governo federale sostiene invece che il cambiamento sia necessario per riportare l’applicazione della legge al principio secondo cui chi immigra negli Stati Uniti dovrebbe essere economicamente autosufficiente.
La controversia ha un precedente molto vicino. Durante il primo mandato di Trump era stata introdotta una versione più restrittiva della public charge, contestata anche allora da New York. La procura dello Stato ottenne una decisione favorevole nel procedimento avviato contro quella misura, che fu successivamente sostituita dalla disciplina adottata dall’amministrazione Biden nel 2022.
Questa volta ci sono due procedimenti paralleli. La causa guidata dalla città di New York insiste soprattutto sulle conseguenze che la nuova regola potrebbe avere sui servizi sanitari e sociali amministrati dalle città. Quella guidata da Letitia James sostiene invece che il Department of Homeland Security abbia oltrepassato i propri poteri e modificato il significato tradizionale di “public charge” senza criteri sufficientemente definiti.
Nei prossimi giorni il punto decisivo sarà quindi giudiziario. In assenza di un intervento del tribunale, dal 18 settembre i funzionari federali avranno maggiore libertà nel considerare l’utilizzo di benefit pubblici quando esaminano alcune richieste di visto e di residenza permanente. Se invece una delle due cause otterrà una sospensione, l’entrata in vigore delle nuove regole potrebbe essere rinviata mentre il contenzioso prosegue.




