Tavoli all’aperto, 19 mesi per ottenere i permessi sono un po’ troppi

Un’indagine del Comptroller denuncia i ritardi del programma Dining Out NYC: a metà giugno era stato approvato meno di un terzo delle domande

A New York un ristorante può aspettare più di un anno e mezzo per ottenere il permesso di sistemare i tavoli all’aperto. È quanto emerge da un’indagine pubblicata martedì 27 ottobre dal Comptroller della città, Mark Levine, che ha esaminato il funzionamento di Dining Out NYC, il programma comunale che regola l’utilizzo dei marciapiedi e degli spazi lungo le carreggiate da parte dei locali. Più della metà dei ristoranti che hanno ottenuto un’autorizzazione dall’avvio del programma, nel marzo 2024, ha dovuto aspettare oltre 19 mesi. Il Department of Transportation (DOT), l’agenzia responsabile della procedura, aveva indicato un tempo previsto di circa otto mesi.

I numeri raccolti dall’ufficio del Comptroller mostrano quanto si sia accumulato il ritardo. Tra marzo 2024 e il 15 giugno 2026 erano state presentate 4.911 domande. Soltanto 1.405, pari al 28,6%, avevano ottenuto un’autorizzazione, mentre 2.115 risultavano ancora in attesa di una decisione del DOT. Delle 388 richieste presentate nei primi mesi del 2026, appena una era stata approvata entro il 15 giugno. Meno di venti domande, considerando l’intero periodo esaminato, erano state autorizzate entro gli otto mesi indicati dall’agenzia.

La situazione è cambiata parzialmente dopo la conclusione della raccolta dei dati. Tra il 15 giugno e il 21 ottobre, il DOT ha trasmesso altre 1.092 pratiche all’ufficio del Comptroller per la registrazione finale, segno di un’accelerazione nelle autorizzazioni. L’indagine fotografa le difficoltà incontrate dai ristoratori nei primi due anni del nuovo sistema.

Il programma Dining Out NYC ha sostituito le autorizzazioni straordinarie introdotte durante la pandemia, quando migliaia di ristoranti avevano potuto sistemare tavoli e strutture temporanee sui marciapiedi e lungo le strade. Il sistema permanente, entrato in vigore nel 2024, ha previsto requisiti più dettagliati per le strutture, il pagamento di tariffe e una procedura di approvazione che coinvolge diversi uffici comunali. Le regole distinguono inoltre i sidewalk cafés, collocati sui marciapiedi, dai roadway cafés, ricavati negli spazi normalmente destinati alla circolazione o alla sosta delle automobili.

Ottenere il permesso significa affrontare diversi passaggi. Il ristoratore deve presentare una domanda con le caratteristiche dello spazio, le dimensioni e la disposizione degli arredi. Seguono le verifiche tecniche del DOT, il coinvolgimento del Community Board del quartiere e, nei casi previsti, un’udienza pubblica. Una volta completata questa fase, l’autorizzazione passa attraverso ulteriori controlli amministrativi prima della registrazione finale. Secondo le indicazioni ufficiali del Comune sulla procedura, i locali devono inoltre ottenere una licenza e un accordo di concessione revocabile per l’utilizzo dello spazio pubblico.

Uno dei problemi individuati riguarda proprio la gestione delle pratiche. Il DOT non è stato in grado di dimostrare di disporre di un sistema completo per registrare quanto tempo ogni domanda rimanga nelle diverse fasi dell’iter o per classificare in modo sistematico i motivi dei dinieghi. Senza queste informazioni, osserva il Comptroller, diventa difficile capire dove si concentrino i ritardi e quali modifiche potrebbero ridurli. L’indagine non attribuisce quindi tutte le attese a un singolo ufficio, ma segnala una carenza nella capacità dell’amministrazione di controllare l’intero procedimento.

Nel periodo di massima diffusione del programma straordinario, quasi 13mila ristoranti avevano aderito alle iniziative per mangiare all’aperto. Oggi sono poco meno di 2.500, su circa 27mila ristoranti presenti in città. Non tutti hanno rinunciato per colpa dei permessi: incidono anche i costi delle strutture, le dimensioni dei marciapiedi e le caratteristiche delle singole attività. I ritardi amministrativi costituiscono però un ostacolo aggiuntivo, soprattutto per i locali più piccoli.

Nel frattempo il Comune ha modificato una delle regole più contestate. Ad agosto il sindaco Zohran Mamdani ha firmato la legge che consente ai ristoranti di utilizzare gli spazi lungo le carreggiate durante tutto l’anno, superando l’obbligo di smontare le strutture alla fine della stagione. La misura ha ridotto i costi legati al montaggio, allo smontaggio e alla conservazione degli arredi, ma non ha eliminato automaticamente la complessità della procedura per ottenere l’autorizzazione.

Le conseguenze economiche sono difficili da quantificare per l’intero settore, ma per un singolo locale possono essere rilevanti. Un ristorante che presenta la domanda in primavera e riceve l’autorizzazione l’anno successivo rischia di perdere una stagione intera di servizio all’aperto. Andrew Rigie, direttore esecutivo della NYC Hospitality Alliance, l’associazione che rappresenta ristoranti e bar della città, ha chiesto di semplificare i controlli e consentire autorizzazioni temporanee mentre le pratiche vengono completate. La proposta permetterebbe ai locali che soddisfano determinati requisiti di cominciare a lavorare senza attendere tutti i passaggi amministrativi.

Levine ha raccomandato al DOT di introdurre strumenti informatici per seguire le domande, pubblicare periodicamente i tempi di lavorazione e stabilire obiettivi precisi per ogni fase. Tra le proposte ci sono anche moduli più semplici, capaci di recuperare automaticamente alcune informazioni sugli spazi stradali, e strumenti che permettano ai ristoratori di disegnare la disposizione dei tavoli senza dover preparare elaborati tecnici particolarmente complessi. Un’altra raccomandazione riguarda la possibilità di utilizzare arredi più flessibili e meno costosi, mantenendo i requisiti di sicurezza.

La questione potrebbe essere affrontata anche attraverso una modifica delle procedure amministrative cittadine. La Commission on Government Efficiency ha proposto di ridurre alcuni passaggi esterni, comprese determinate udienze pubbliche e le tempistiche di pubblicazione degli avvisi ufficiali. Una proposta sottoposta agli elettori nelle elezioni del 3 novembre prevede inoltre tempi più brevi per le autorizzazioni. L’eventuale approvazione non risolverebbe da sola i problemi organizzativi evidenziati dall’indagine, che secondo Levine richiedono interventi diretti da parte del DOT.

Il risultato è che, mentre New York ha deciso di rendere permanente la possibilità di mangiare all’aperto, ottenere il permesso resta complicato per molti ristoranti. Le nuove regole hanno dato stabilità a un’abitudine nata durante l’emergenza sanitaria, ma hanno anche introdotto una procedura che, almeno fino alla metà del 2026, ha richiesto tempi molto superiori a quelli previsti. L’aumento delle pratiche trasmesse negli ultimi mesi indica che qualcosa sta cambiando. Per capire se il sistema funzioni davvero meglio serviranno però dati aggiornati sulle domande ancora aperte e, soprattutto, sui tempi effettivi di approvazione.

Immagine di Guglielmo Timpano

Guglielmo Timpano

Laureato in Scienze Politiche. Giornalista freelance. Conduttore radiofonico. Presentatore televisivo. Appassionato di sport, storia e animali: per combinare tutti questi interessi, il sogno sarebbe seguire un torneo di calcio tra dinosauri.

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