Un uomo di 32 anni, Soso Ramishvili, è morto venerdì mattina in una cella di detenzione del tribunale penale di Kings County, a Brooklyn, mentre attendeva di comparire davanti al giudice per l’udienza di convalida del suo arresto. Secondo quanto riferito dalla polizia e dai documenti giudiziari, Ramishvili era stato arrestato martedì scorso con l’accusa di furto di utensili da lavoro in un negozio Home Depot, oltre che per il possesso di refurtiva e cocaina.
La sua udienza era inizialmente prevista per mercoledì, ma era stata rinviata più volte durante la settimana. Venerdì mattina, poco prima della convocazione davanti al giudice, Ramishvili è stato trovato privo di sensi all’interno della cella alle 8:25. Il personale medico d’emergenza è intervenuto nella struttura, ma ha potuto soltanto dichiararne il decesso. Le cause della morte non sono state chiarite, ma la polizia ha fatto sapere che l’uomo era già stato portato in ospedale più volte dopo l’arresto.
Il caso ha sollevato critiche e proteste da parte di avvocati e organizzazioni per la difesa pubblica, che denunciano le condizioni di detenzione delle persone in custodia cautelare a New York. La Legal Aid Society e i Brooklyn Defender Services hanno diffuso un comunicato congiunto in cui parlano di «spietata indifferenza» da parte delle forze dell’ordine, chiedendo un’indagine «urgente, approfondita e indipendente» per chiarire l’accaduto.
Al momento della morte, Ramishvili non aveva ancora un avvocato assegnato, dato che l’udienza per la formalizzazione dei capi d’accusa non si era mai svolta. Secondo la ricostruzione delle autorità, l’uomo era stato visto da una guardia di sicurezza prendere merce per un valore complessivo di 213 dollari da un Home Depot nel quartiere Old Mill Basin di Brooklyn, nascondendola sotto la giacca e uscendo senza pagare. Durante la perquisizione, gli agenti avevano trovato anche un contenitore con della cocaina.
La morte di Ramishvili si aggiunge ad altri quattro decessi avvenuti quest’anno all’interno del sistema carcerario cittadino, o subito dopo il rilascio dalle strutture di custodia. Solo giovedì scorso una donna detenuta nel complesso di Rikers Island era stata trovata senza vita nella sua cella. Nelle settimane precedenti erano morti altri tre detenuti, tra cui un ventenne, Ariel Quidone, deceduto in ospedale dopo aver perso i sensi nella sua cella.
Anna Papava, un’amica di Ramishvili, raggiunta dal New York Times, ha raccontato che l’uomo si era trasferito negli Stati Uniti dalla Georgia due anni fa e che lavorava saltuariamente come fattorino per DoorDash. Viveva a Brooklyn con una donna, dalla quale aveva avuto una figlia. La coppia si era separata da poco, e da allora, ha spiegato Papava, Ramishvili aveva iniziato ad avere comportamenti preoccupanti. «Aveva dei problemi», ha detto. «Problemi mentali».
Papava ha aggiunto che i familiari di Ramishvili erano a conoscenza del suo arresto per taccheggio, ma hanno appreso della sua morte solo quando la polizia si è presentata a casa del padre venerdì mattina. L’uomo, che vive a Brooklyn, è stato ricoverato in ospedale per un sospetto infarto dopo aver ricevuto la notizia. La madre, che vive in Germania, è stata informata poco dopo. «Siamo scioccati», ha detto Papava. «Cosa sta succedendo? Nessuno sa niente».