New York è una città che accelera tutto: carriere, incontri, opportunità. Ma c’è una cosa che non può essere accelerata: il senso di orientamento. È lì che nasce il valore di iniziative come il Mentorship Program del Comites, giunto alla sua terza edizione.
Non è un progetto che vuole creare rumore o alla ricerca di visibilità facile. Funziona perché si fonda su un principio antico e spesso dimenticato: qualcuno che ha già attraversato un percorso si ferma, si volta indietro e tende la mano.
L’avvio della nuova edizione ha avuto il tono sobrio delle cose serie. Dopo i saluti della Console Generale Aggiunta Laura Pirino, della neo eletta Presidente del Comites Barbara Marciando, e della Vicepresidente Ornella Fado, la coordinatrice Francesca Carelli ha riportato l’attenzione sulle persone. Mentori e Mentee. Volontari, tutti.
Nella città dove il tempo è la risorsa più scarsa, scegliere di donarlo è già una dichiarazione di intenti.
Il programma è strutturato, ma più che nella struttura il suo valore sta nella qualità della relazione che si crea. Chi ha più esperienza negli Stati Uniti condivide strumenti pratici e consigli, ma anche errori, passaggi critici, momenti di incertezza. Chi è in una fase di esplorazione porta domande, energia, prospettive nuove. Il risultato è uno scambio che funziona davvero quando smette di essere unidirezionale.
Durante l’incontro si sono presentati i partecipanti, mettendo volti e storie dietro un progetto che altrimenti rischierebbe di restare astratto e prendendo forma nelle biografie che si incrociano.
Una novità importante è arrivata da Alexandra Buccarella, che ha annunciato una serie di workshop pensati per rispondere in modo concreto ai bisogni dei partecipanti. Non moduli standardizzati, ma momenti costruiti su misura dopo l’erogazione di un questionario. L’obiettivo è chiaro: creare comunità, facilitare lo scambio esperienziale, generare ispirazione e opportunità, aiutare ciascuno a mettere a fuoco la propria direzione.
Il programma segna un’evoluzione chiara: la comunità italiana a New York sta diventando più consapevole di sé. Cresce nella capacità di organizzarsi, di creare valore interno e di costruire relazioni che abbiano continuità.
Il lavoro del Com.it.es si muove in questa direzione. È l’organismo elettivo che rappresenta gli italiani all’estero e che prova a tradurre esigenze diffuse in iniziative concrete, creando connessioni tra persone e istituzioni.
Il networking, in questo contesto, cambia natura. Diventa un’assunzione di responsabilità reciproca, un modo per condividere competenze, tempo ed esperienza. La serata si è chiusa con una performance di danza e un aperitivo, proseguendo in modo informale quanto avviato durante la presentazione.
A New York la vera sfida è qui: la capacità di costruire legami che restano e che, nel tempo, generano altro valore.




