Dietro il glamour, i flash e il red carpet dei Golden Globe, esiste un mondo parallelo fatto di procedure rigidissime, segretezza assoluta e controlli incrociati degni di un’operazione ad alta sicurezza. Alla 83ª edizione dei Golden Globe, che si svolge a Los Angeles, nulla è lasciato al caso: i voti, i vincitori e persino le buste consegnate sul palco seguono un protocollo preciso, certificato da un soggetto terzo.
A garantire la trasparenza dell’intero processo è KPMG, società incaricata ufficialmente di tabulare e custodire i voti. A raccontarci cosa accade davvero dietro le quinte è Filippo Puglisi Alibrandi, partner di KPMG US, uno dei pochissimi al mondo ad avere accesso ai nomi dei vincitori prima dell’annuncio ufficiale. Un ruolo chiave, vissuto lontano dai riflettori, ma nel cuore pulsante dello show.
Filippo, che ruolo svolgi per i Golden Globe e da quanto tempo KPMG è coinvolta?
KPMG è l’official tabulator dei Golden Globe. Il nostro compito è garantire la totale trasparenza, integrità e segretezza del processo di voto. È un lavoro che inizia già a novembre, con la fase delle nomination, e si conclude durante la cerimonia, quando vengono annunciati i vincitori sul palco.
Cosa significa concretamente essere i “custodi” dei voti e dei vincitori?
Significa che solo due persone hanno accesso diretto ai voti. I membri votanti utilizzano una piattaforma digitale protetta, dalla quale i voti vengono scaricati, verificati e conteggiati. Controlliamo anche eventuali conflitti di interesse: se un votante ha un coinvolgimento diretto in una categoria, non può esprimere la propria preferenza. Tutto il processo viene monitorato per garantire che ogni procedura sia rispettata.
E una volta definiti i vincitori?
Dopo aver completato il tabulato finale, prepariamo le buste con i nomi dei vincitori. Le buste vengono create il giorno prima della cerimonia e custodite in una valigetta sigillata fino al momento dello show. Io e un collega restiamo nel backstage e consegniamo personalmente le buste ai presentatori, che le aprono sul palco, in diretta.
Dove ti trovi durante la cerimonia e com’è la tua giornata tipo?
La giornata inizia molto presto con le prove generali. Rimango nel backstage per tutta la durata dell’evento, che è estremamente scandito: lo show segue uno script rigorosissimo, con tempistiche precise. Parliamo di circa quattro ore di diretta, più altre quattro ore tra prove e preparazione. È una produzione molto sofisticata, ed è affascinante vedere come tutto funzioni alla perfezione.
Hai qualche aneddoto dal backstage dei Golden Globe?
Tra i grandi premi dell’industria cinematografica, i Golden Globe sono forse i più rilassati e divertenti. Gli attori sono più distesi, si respira un clima informale. Ricordo che l’anno scorso un comico molto famoso mi chiese se fossi un auditor. Quando gli risposi di sì, mi chiese di raccontargli una barzelletta sugli auditor: abbiamo riso per cinque minuti di fila. È uno show in cui si percepisce che tutti si divertono davvero.
Ti saresti mai immaginato, a inizio carriera, di arrivare fin qui?
Assolutamente no. Se qualcuno mi avesse detto che un giorno avrei fatto l’auditor dei Golden Globe, non l’avrei preso sul serio. Invece è un onore, una sorpresa bellissima e un grande privilegio far parte di un evento così iconico.
Dietro ogni premio, una macchina perfetta
Mentre sul palco si celebrano cinema e televisione, dietro le quinte dei Golden Globe si muove una macchina organizzativa imponente, dove la parola d’ordine è fiducia. Un sistema invisibile al pubblico, ma essenziale per garantire credibilità a uno dei premi più seguiti e amati di Hollywood.
E mentre le buste vengono aperte sotto gli occhi del mondo, i veri segreti restano custoditi nel backstage, tra rigore professionale e qualche risata lontano dai riflettori.




