Damiano Messineo e Loopini: la pizza che reinventa il gusto e la salute

Dalla passione per la pizza alla rivoluzione della farina di lupini, un'idea innovativa che sfida il mercato senza sacrificare la tradizione

25-0324 Event: NYU Entrepreneurs Challenge Team Portraits

Damiano Messineo è un giovane imprenditore con una visione innovativa nel settore alimentare. Sin da adolescente ha sviluppato un forte interesse per l’imprenditoria, che lo ha spinto a intraprendere esperienze internazionali. Fondatore di Loopini, ha rivoluzionato la pizza tradizionale utilizzando la farina di lupini, creando un prodotto che coniuga gusto e benessere senza compromessi. Con una forte passione per la cucina autentica e la salute, Damiano ha saputo trasformare un’idea in un brand di successo, puntando sulla qualità e sull’innovazione. La sua capacità di unire tradizione e modernità ha attirato l’attenzione di investitori e consumatori, facendo di Loopini una realtà in continua espansione.

Dalla Sicilia agli Stati Uniti: qual è stato il tuo percorso?

Gli Stati Uniti sono sempre stati il mio sogno. Lo sport ha avuto un ruolo centrale nella mia vita, ed è proprio grazie al calcio che ho avuto l’opportunità di realizzarlo. Dopo il liceo, ho ottenuto una borsa di studio per studiare e giocare in Kansas. Sebbene l’esperienza fosse entusiasmante, sentivo che quel contesto non rispecchiava del tutto le mie aspirazioni. Cercavo una città più grande, un ambiente che corrispondesse davvero a ciò che avevo immaginato. Dopo un anno, pur riconoscendo il valore dell’opportunità che mi era stata data, ho iniziato a riflettere su un’idea opposta al mio percorso: creare un progetto che permettesse agli studenti americani di studiare e giocare a calcio in Italia. Così è nata Wospac Italy l’accademia che ho fondato a Roma. Tuttavia, il sogno di vivere in una metropoli americana non mi aveva mai abbandonato, e nel 2021 ho deciso di trasferirmi a New York per studiare economia alla New York University, dando così inizio alla mia avventura nella città che non dorme mai.

Da dove nasce l’idea di Loopini? Qual è stata la sfida più grande nel trasformarla in realtà?

Ho sempre avuto un forte spirito imprenditoriale. A 16 anni ho fondato un’agenzia di PR ed eventi che ha rapidamente conquistato un grande seguito nella movida palermitana, l’imprenditoria ha sempre fatto parte di me.  Come ogni italiano, ho una passione innata per il cibo, e la pizza è da sempre un simbolo della nostra eccellenza gastronomica. L’idea di Loopini, però, è nata quasi per caso, durante una visita di mia sorella a New York. Lei è diabetica e, girando per la città, mi sono reso conto di quanto fosse difficile trovare una pizza che fosse non solo gustosa, ma anche più sana e adatta a esigenze alimentari specifiche. Così ho iniziato a sperimentare. Per un anno intero, abbiamo provato un’infinità di farine diverse, cercando la formula perfetta, finché non abbiamo scoperto la farina di lupino. Era esattamente ciò che stavamo cercando. Trasformare questa intuizione in un vero business, però, è stata tutt’altro che semplice. Inizialmente ci siamo affidati a un acceleratore di start-up dell’università, passando con successo le prime due fasi. L’università ha persino finanziato lo sviluppo del prototipo, dandoci una spinta fondamentale. Ma quando siamo arrivati alla fase decisiva, quella che prevedeva un premio di 15.000 dollari, tutto è cambiato: alcuni membri del team hanno abbandonato e siamo stati esclusi. È stato un momento difficile, perché contavo molto su quel percorso per validare l’idea. Superato quell’ostacolo, ci siamo trovati di fronte a un’altra grande sfida: la supply chain. Importare un prodotto congelato dall’Italia mantenendo la catena del freddo era incredibilmente complesso, soprattutto all’inizio, quando i volumi erano ancora ridotti e i costi elevati. Per questo abbiamo inizialmente deciso di produrre direttamente a New York. Tuttavia, per garantire l’autenticità del prodotto, alla fine abbiamo scelto di spostare la produzione a Napoli, nel cuore della tradizione pizzaiola. 

Siete stati i primi e gli unici al mondo a commercializzare una pizza con farina di lupini, qual è il segreto di questo prodotto in un mercato così competitivo?

Siamo orgogliosi di essere i primi. La nostra differenza risiede innanzitutto nell’ingrediente stesso, che offre incredibili vantaggi nutrizionali. Il lupino è una leguminosa che cresce con pochissima acqua ed è ricca di proteine, circa il 40%, oltre a essere ricca di fibre e fitosteroli (circa 20 grammi), che aiutano a ridurre il colesterolo. La nostra pizza ha meno calorie di un’insalata. Ma non è solo il profilo nutrizionale a renderlo speciale; il lupino è anche un “regenerative crop”, cioè una coltivazione che rende il terreno più fertile, migliorando la qualità del suolo. La nostra pizza con farina di lupini non è solo un’alternativa sana, ma un vero tributo alla tradizione italiana, grazie anche alla collaborazione con esperti pizzaioli napoletani che ci hanno aiutato a perfezionare la ricetta. Il nostro obiettivo è stato trovare il giusto equilibrio tra l’innovazione della farina e il mantenimento del gusto autentico della pizza, che è un elemento distintivo della nostra tradizione culinaria. Abbiamo cercato di conciliare l’artigianalità con la necessità di una produzione scalabile per soddisfare la grande distribuzione americana, mantenendo sempre un prodotto di alta qualità. Le antiche civiltà, come gli Egizi, i Romani e i Maya, lo consumavano regolarmente proprio per la sua capacità di essere facilmente trasportato e per i suoi valori nutritivi e oggi lo riproponiamo sotto forma di pizza, un alimento che può inserirsi perfettamente in uno stile di vita sano e nutriente.

Il progetto è stato ufficialmente lanciato tre mesi fa ma sta riscuotendo un grande successo…

Per testare il vero interesse, abbiamo fatto la nostra prima scommessa al Fancy Food di New York, e ha funzionato. Il riscontro è stato così forte che, con email di supermercati e aziende alla mano, siamo andati a caccia di investitori. I primi sono arrivati subito, e ora il passaparola sta aprendo nuove porte, anche con venture capital. Abbiamo lanciato il nostro prodotto da Pop-Up Grocer, nel West Village, che abbiamo conosciuto proprio al Fancy Food. Il debutto è stato un successo: a fine marzo siamo arrivati ad essere presenti in circa 20 supermercati a New York City e siamo sulla buona strada per superare i 100 entro la fine dell’anno. Quest’anno ci serve per testare il mercato qui a New York, mentre il prossimo puntiamo a espanderci nel Tri-State e successivamente nel Midwest. Nel mondo dei Consumer Packaged Goods (CPG), un parametro cruciale è la velocity, ovvero quante unità si vendono per negozio ogni settimana. La media nazionale per la pizza surgelata è di 7 unità a settimana per punto vendita. Noi, invece, stiamo vendendo 35 unità a settimana, quasi tre volte più veloci della concorrenza. Il risultato? Siamo al primo posto nella categoria freezer da quando abbiamo lanciato. Credo che nostra forza sta anche nella clean label: niente additivi, ingredienti minimi, lavorazione essenziale. L’unico processo che subiamo è impastare farina, acqua e lievito. Abbiamo colmato un vuoto nel mercato. Negli USA, le pizze “salutari” sono quasi sempre senza glutine, spesso a base di mandorle, cavolfiore o farina di riso, alternative che sacrificano il gusto e non soddisfano chi vuole una pizza genuina, nutriente e saporita. Noi offriamo proprio questo: un’opzione sana senza compromessi sul sapore, e i numeri lo dimostrano.

Sei giovanissimo ma hai una visione chiara: cosa consiglieresti ad altri giovani che vogliono diventare imprenditori?

Il primo consiglio che darei a chiunque voglia intraprendere un percorso imprenditoriale è di non aver paura di mettersi in gioco, ma soprattutto di testare l’idea prima di fare qualsiasi passo importante. È facile farsi affascinare dal proprio progetto e pensare che sia la soluzione a un problema, ma la realtà può riservare sorprese. Qui dicono sempre “get out of the building”, cioè esci dal tuo mondo, parla con le persone, cerca di capire se quello che pensi davvero corrisponde alle necessità del mercato. A volte un’idea che sembra brillante può essere smentita dai fatti, e allora è importante essere pronti a pivotare, cioè a cambiare direzione sulla base di quello che impari dal feedback dei clienti. Inoltre, se sei giovane e non hai grandi risorse economiche, inizialmente devi essere pronto a mettere in gioco i tuoi soldi, o a trovare soci disposti a farlo. E non c’è nulla di male nel cercare investitori. La difficoltà sta nel costruire credibilità: non è facile ottenere finanziamenti senza una solida base di esperienza, ma la determinazione, la capacità di adattarsi e l’ascolto attivo del mercato sono fondamentali. Non abbiate paura di iniziare anche da zero, con il giusto spirito e una mente aperta, piano piano si arriva dove si vuole, con impegno e capacità di adattamento.

Dove vedi Loopini tra cinque anni?

Ci vediamo in una compagnia che ha rivisitato i classici della cucina italiana, rendendoli più salutari senza compromettere il gusto. Abbiamo iniziato con la pizza, ma il nostro obiettivo è espandere la nostra offerta includendo pasta e altri prodotti da forno, tutti preparati con farine di lupino, per mantenere un sapore autentico e allo stesso tempo offrire un’alternativa più sana. L’importante per noi è che le persone possano mangiarli ogni giorno senza sensi di colpa, godendo di cibi che sono davvero buoni e salutari. Per ora, stiamo cercando di espandere la nostra distribuzione per raccogliere il maggior numero possibile di feedback dai clienti e migliorare continuamente il nostro prodotto. Ascoltiamo molto ciò che ci dicono, come magari voler aggiungere tre foglie di basilico invece di due, o ridurre l’acidità del sugo. Tra cinque anni vogliamo che il nostro brand diventi sinonimo di cucina italiana sana, che non sacrifica il sapore per la salute. E sì, siamo orgogliosi di essere i primi a reinventare la pizza con la farina di lupino. Ci piace dire che abbiamo creato una vera e propria rivoluzione nel mondo della pizza, rendendola più sana senza rinunciare all’autenticità. A breve pubblicheremo anche uno studio con l’Università di New York che dimostra come la nostra pizza abbia un basso indice glicemico, evitando i picchi di glicemia, un aspetto fondamentale non solo per chiunque voglia mangiare in modo più sano, ma soprattutto per le persone diabetiche. Questo è solo l’inizio del nostro viaggio, e c’è ancora tanto da fare.

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Elide Vincenti

Laureata con lode in Letteratura Comparata e Arti dello Spettacolo presso la Sapienza di Roma, ha lavorato come Project Manager presso Italy-America Chamber of Commerce Southeast di Miami. Vive a New York, dove frequenta il corso di Master in Critical Journalism e Creative Publishing presso l’Università di New York, Parsons - The New School.

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