Ci sono navi che attraversano il mare e navi che attraversano l’immaginario di un Paese. Nave Amerigo Vespucci appartiene a questa seconda categoria. Varata nel 1931, nave scuola della Marina Militare, il Vespucci continua a formare generazioni di ufficiali e, allo stesso tempo, a rappresentare l’Italia nei porti del mondo.
La Campagna Nord America 2026 porta la nave negli Stati Uniti in un anno di forte valore simbolico: il 250° anniversario dell’Indipendenza americana. Le tappe di New York e Boston assumono, in questo quadro, un rilievo particolare. Da un lato New York, con l’arrivo nei giorni del 4 luglio; dall’altro Boston, città legata alle origini della storia americana e al Boston Tea Party, dove la presenza del Vespucci si inserirà anche nel contesto di Sail Boston.
Per la Marina Militare è una missione addestrativa. Per l’Italia è anche diplomazia navale, presenza culturale e incontro con le comunità italiane e italo-americane. Per chi vive l’Italia da lontano, il Vespucci non è soltanto una nave: è un simbolo riconoscibile, concreto, capace di tenere insieme mare, formazione, memoria e identità.
Ne parliamo con il Capitano di Vascello Nicasio Falica, Comandante di Nave Amerigo Vespucci.
Comandante Falica, il Vespucci arriva negli Stati Uniti nell’anno del 250° anniversario dell’Indipendenza americana. Con quale spirito affrontate una campagna che unisce formazione, presenza navale e rappresentanza dell’Italia in un anniversario così significativo per gli Stati Uniti?
Lo affrontiamo con lo spirito che da sempre anima nave Amerigo Vespucci e il suo equipaggio, da quasi un secolo; quello spirito in cui l’importanza di mettere la formazione del personale al centro dell’organizzazione, unitamente al compito altrettanto tradizionale e istituzionale della diplomazia navale, ci porta oggi a celebrare, insieme a molte altre nazioni, il 250° anniversario dall’indipendenza americana (1776-2026). La nave parteciperà, in 3 diversi porti – Baltimora, New York, Boston – alla “SAIL4th250”, una parata internazionale di navi a vela maggiori, a cui prenderanno parte più di 30 Paesi e a cui l’Italia è stata invitata dagli Stati Uniti già nel 2021.
New York sarà una delle tappe centrali della Campagna Nord America, dal 4 all’8 luglio, nei giorni delle celebrazioni americane. In una città che è insieme porta d’ingresso, capitale simbolica globale e grande palcoscenico internazionale, quale immagine dell’Italia può offrire il Vespucci?
Nave Amerigo Vespucci, che potremmo assimilare a una vera e propria ambasciata itinerante sul mare, è innanzitutto in grado di portare con orgoglio la cultura valoriale della Marina Militare e del nostro Paese, fatta di quei valori che rappresentano la nostra identità nazionale e marittima. In questi termini, New York rappresenta sicuramente uno spazio privilegiato per promuovere, attraverso la presenza del Vespucci, l’immagine dell’Italia come Paese affidabile, competente e portatore di valori condivisi.
Dopo New York, il Vespucci farà tappa a Boston dall’11 al 14 luglio, città simbolo delle origini americane, dove il Boston Tea Party segnò uno dei passaggi decisivi verso l’indipendenza degli Stati Uniti. Nel contesto di Sail Boston, che cosa significa per il Vespucci prendere parte a una cornice così legata alla storia dei grandi velieri, del mare e della libertà, incontrando al tempo stesso una comunità italiana e italo-americana profondamente radicata?
Credo che il Vespucci, unità più longeva della Marina Militare, racchiuda in un’unica piattaforma, anzi in un’unica anima – fatta delle donne e degli uomini che quotidianamente operano a bordo con passione – ogni elemento che Lei ha citato e che la cornice tradizionale di Boston ci offre.
L’amore e il rispetto per il mare, la tradizione marinaresca sul solco di quanto trasmesso, di generazione in generazione, a partire dai grandi velieri, la passione per la vela e l’impegno per la libertà di navigazione sui mari sono valori profondamente incarnati nello spirito e nella cultura della Marina Militare e interiorizzati, in modo autentico, a bordo di nave Amerigo Vespucci. Con queste premesse, attendiamo con vivo entusiasmo la sosta di Boston, con la parata navale in ingresso e la grande opportunità di incontrare la comunità italo-americana della città.

La nave è ammirata per la sua bellezza, ma resta prima di tutto una nave scuola. Che cosa impara oggi un giovane allievo ufficiale a bordo del Vespucci che difficilmente potrebbe imparare nello stesso modo altrove?
A bordo del Vespucci i giovani allievi imparano, innanzitutto, a confrontarsi con loro stessi: con i loro limiti, la loro scelta di vita, la loro capacità di adattamento e di fare squadra, con la loro inclinazione allo spirito di servizio; e lo fanno in un rapporto strettissimo con l’elemento naturale, fatto di mare e di vento: una dimensione difficilmente replicabile su una piattaforma diversa. Dal 1931, ogni generazione di Ufficiali di Marina ha ricevuto il battesimo del mare qui, a bordo di questa nave scuola, dove ogni elemento, dalla canapa delle cime usate per manovrare, le vele in tela olona, il legno della coperta e delle attrezzature marinaresche parla di tradizione e di trasmissione di competenze, esperienza, responsabilità.
In un’epoca dominata da tecnologia, navigazione digitale e sistemi complessi, perché ha ancora senso formare gli ufficiali anche su una nave a vela, dove contano vento, manovra, disciplina, responsabilità individuale e lavoro dell’equipaggio?
Perché penso che l’innovazione non possa non passare attraverso la tradizione, elemento che riteniamo imprescindibile e fondamentale nel campo della formazione e della valorizzazione della nostra identità marittima. La Marina Militare è all’avanguardia in molteplici settori e continuiamo a studiare e a investire per innovarci sempre più, senza però dimenticare le nostre radici e l’arte di chi per primo ha solcato il mare. In sintesi, sì innovazione, ma senza rinunciare alla tradizione. Per fare un esempio molto semplice, anche a bordo del Vespucci sono installati moderni sistemi di navigazione elettronica, piuttosto che di comunicazione satellitare, ma ciononostante in navigazione, dopo il tramonto, quando lontani dalle luci della costa, gli allievi conducono ancora le “osservazioni astronomiche”, ossia determinano la posizione della nave riconoscendo e misurando l’altezza delle stelle sull’orizzonte, proprio come i nostri antenati navigatori. E poi a bordo del Vespucci, misurandosi con manovre alle vele e molte altre attività manuali, gli allievi comprendono e interiorizzano il grande valore del fattore umano e, soprattutto, capiscono quanto sia importante fare squadra e quanto “essere un Equipaggio” possa rappresentare il fattore amplificatore delle capacità e competenze del singolo. Comprendono, perché lo leggono ogni giorno sotto l’albero di maestra, che “Non chi comincia ma quel che persevera”, perché il mare e il vento non fanno sconti e la determinazione e la perseveranza ripagano sempre ogni sforzo.
Il Vespucci porta con sé un forte patrimonio emotivo: molti italiani la sentono “propria”, anche senza essere mai saliti a bordo. Come si vive, da Comandante, la responsabilità di guidare non solo un’unità militare, ma un simbolo nazionale riconosciuto nel mondo?
Ritengo che non “molti”, ma “tutti” gli italiani debbano sentirla propria. Questo è lo spirito con cui mi sono approcciato a nave Amerigo Vespucci sin dal primo giorno di comando ed è il sentimento con cui io e il mio equipaggio accogliamo a bordo ogni connazionale. Mi piace dire che il Vespucci non è solo Marina, non è solo Difesa, ma è Italia. Lo credo fermamente! Mi piacerebbe portare a bordo ognuno dei 60 milioni di italiani a casa, a cui aggiungerei gli ulteriori 7 milioni residenti all’estero, iniziando da quelli che sinora non ne hanno avuto l’opportunità. Per darLe un’idea, quando siamo all’estero ci piace dire ai nostri connazionali che salgono a bordo “Benvenuti a bordo, bentornati a casa!”.
Nel corso della Campagna Nord America il Vespucci incontrerà istituzioni, cittadini, studenti, famiglie e comunità italiane e italo-discendenti in diverse città. Guardando soprattutto ai più giovani, che cosa può trasmettere una nave come questa dell’Italia di oggi e del rapporto tra radici, identità e futuro?
Può trasmettere rispetto, amore e attaccamento alla nostra Nazione, alle istituzioni e alle nostre tradizioni.
Può ancora insegnare che la volontà, la determinazione, la dedizione e la passione per ciò che scegliamo e che facciamo, unite alla disciplina e allo spirito di servizio, ripagano sempre e sono foriere di grandi soddisfazioni, personali e professionali. Alcuni valori, incarnati su questa nave, sono imprescindibili e, penso, facciano parte del patrimonio genetico degli italiani e, in quanto tali, non hanno età e non si perdono con i cambi generazionali.
Comandante, terminiamo con una domanda più personale. Quando entrò in Marina, avrebbe mai immaginato un giorno di comandare nave Amerigo Vespucci? E che cosa direbbe oggi al giovane ufficiale che era allora, così come ai ragazzi e alle ragazze che entrano oggi in Marina guardando a questa nave come a un simbolo e a una scuola di vita?
Quando sono entrato in Marina, da Allievo Ufficiale in Accademia Navale, vedevo così lontano e ambizioso il traguardo della fine del primo anno di studi e il tanto agognato imbarco da allievo a bordo di nave Vespucci per la Campagna Addestrativa del 1998. Sono passati quasi 30 anni, ricordo molto bene i 99 giorni di quella Campagna in Mediterraneo. Ricordo di aver letto tantissime volte, sulla tradizionale targa in ottone, i nomi dei Comandanti che si erano succeduti dal 1931; ma il pensiero che a distanza di anni avrei avuto questo onore, no, seppur ambizioso, ero forse troppo giovane per guardare così tanto oltre l’orizzonte. Posso dire, però, che quando ne ho avuto notizia, l’ho vissuta con lo stesso entusiasmo del giorno in cui ho messo piede in coperta la prima volta, con l’uniforme da allievo, nel lontano 1998.
Ai giovani ufficiali di oggi dico le stesse cose che mi ripeto dal mio ingresso in Marina, per quanto personalissime:
“Avete scelto la professione più bella del mondo, in grado di coniugare competenza, responsabilità, passione e avventura, in un ambiente semplicemente straordinario come il mare, e inseriti in una squadra formidabile di persone che hanno fatto con entusiasmo la vostra stessa scelta, che risponde al nome di EQUIPAGGIO. Dico che il traguardo, l’obiettivo, qualunque esso sia, è alla portata di chiunque ci creda e mostri dedizione, impegno, passione e perseveranza, proprio come nave Vespucci ci insegna. Ogni traguardo passa dall’impegno e dal sacrificio, diffidate dalle scorciatoie. Non esiste un ascensore per salire sui pennoni del Vespucci, non esistono joystick per manovrare le vele senza sudore. Questo ci permette di comprendere, apprezzare e valorizzare ogni sforzo e ogni sacrificio. Chi sceglie questa professione, sa che ci saranno momenti duri, ci saranno partenze e persone salutate in banchina; ma, al contempo, ci saranno soddisfazioni e sensazioni difficilmente descrivibili e ci saranno rientri e abbracci, fatti di calore umano ed emozione. Siete all’inizio di un percorso unico e autentico, quindi per il vostro futuro non posso che dire: Non chi comincia, ma quel che persevera”.




