Alessandro Gassmann torna in prima serata su Rai con Guerrieri, la nuova serie tratta dai romanzi di Gianrico Carofiglio. L’attore interpreta l’avvocato Guido Guerrieri, personaggio centrale dei libri dello scrittore barese: un penalista ironico e malinconico, brillante ma fragile, attraversato da dubbi e contraddizioni. Lo abbiamo incontrato per parlare del personaggio, del suo impegno per l’ambiente e dei prossimi progetti tra teatro e televisione.
Nei suoi personaggi dice spesso di rifugiarsi. Ora porta sullo schermo l’avvocato Guerrieri, figura ironica, malinconica e a tratti contraddittoria. Quanto le somiglia e cosa le ha lasciato?
Premetto che ero già un lettore di Carofiglio prima di iniziare questa serie, quindi mi ero fatto un’idea di Guerrieri da semplice lettore. Quando mi è stata offerta la parte, ho cercato di recuperare le emozioni che quei romanzi mi avevano trasmesso e di metterle nel mio corpo. Ovviamente, non sapendo che un giorno lo avrei interpretato, me lo ero immaginato diverso. Grazie a un adattamento scritto molto bene e al lavoro di ricerca del regista Gianluca Tavarelli, siamo riusciti ad avvicinarci alle sensazioni che avevo provato leggendo. Di Guerrieri mi affascinano i tanti aspetti: i difetti, le straordinarie capacità giuridiche, le fragilità, la continua ricerca di miglioramento personale. È un personaggio pieno di contraddizioni, rappresentativo di tanti esseri umani. E soprattutto è qualcuno che persegue la verità: vuole che prevalga la verità.
Su una nota più leggera: Guerrieri è appassionato di boxe. Sappiamo che lei pratica sport e si tiene in forma. Suo figlio ha raccontato che è una sorta di “ingegnere dei castelli di sabbia”. C’è qualche altro talento nascosto?
In realtà non faccio castelli, ma mostri di sabbia. Costruisco creature immaginarie e mi diverto moltissimo. È anche un ottimo esercizio fisico: scavare e spostare grandi quantità di sabbia è molto faticoso. Diciamo che questa è una mia passione. Poi, come hobby, faccio anche l’attore, il regista e a volte il doppiatore. Però, per fortuna vostra, non canto. L’altro ramo della famiglia è molto più portato di me in questo senso. So già per chi voterò a Sanremo, e vi consiglio di fare lo stesso. Al di là delle battute, sono un grande amante della natura. Mi piace rapportarmi alla natura come essere umano e come animale. Quando posso, vado in luoghi isolati, dove non ci sono altre persone, e osservo ciò che mi circonda. È una passione che ho fin da bambino. Guardare gli alberi, il paesaggio, interrogarmi su come poter contribuire alla loro tutela: è anche per questo che mi sono impegnato nel mondo “green”, per cercare soluzioni concrete ai cambiamenti climatici. Spero davvero che in futuro si riescano a trovare risposte più efficaci di quelle messe in campo finora, per permettere alle nuove generazioni di vivere su un pianeta ancora abitabile.
Il suo impegno con Green Heroes l’ha portata anche al Parlamento europeo. In questo momento l’Europa sembra privilegiare la spesa per la difesa rispetto alla transizione ecologica. Perché è importante mantenere il focus su un’economia verde?
Per molti motivi. Innanzitutto perché non abbiamo alternative. L’Europa non dispone di grandi risorse fossili e deve sviluppare quelle che possiede: vento, sole, mare. Le nuove tecnologie consentono di produrre energia sufficiente senza aggravare ulteriormente il riscaldamento del pianeta. Investire nelle rinnovabili significherebbe creare nuovi posti di lavoro e ridurre il costo dell’energia. È una strada obbligata, non tanto per la mia generazione — che ha consumato e sfruttato molto — ma per quella di mio figlio e per le successive, che si troveranno ad affrontare un pianeta già fortemente danneggiato dall’attività umana.
In primavera curerà la regia di un testo di Stefano Massini. Può anticiparci qualcosa?
Si tratta di Stato contro Nolan, un testo di Massini mai rappresentato prima. Racconta un processo negli Stati Uniti, a metà degli anni Cinquanta. Il tema centrale è la manipolazione dell’informazione. Come spesso accade con Massini, è un argomento di grande attualità, pur essendo ambientato in un altro tempo e in un altro luogo. È un testo potente e mi auguro di riuscire a restituire, attraverso la regia, tutta la forza della sua scrittura.
Si farà una quarta stagione di Un Professore? La rivedremo accanto a Claudio Pandolfi?
Noi attori siamo sempre gli ultimi a sapere le cose, ma mi dicono di sì. So che la scrittura è in corso, così come è in corso anche quella di Guerrieri. Sono due personaggi a cui tengo molto. Un Professore mi ha dato tantissimo. Il professor Balestra è un personaggio utile alla società, e non vedo l’ora di tornare a fare le sue lezioni. Ringrazio la Rai per questa opportunità. Allo stesso modo, Guerrieri nasce dalla penna straordinaria di Gianrico Carofiglio. Quando si parte da una scrittura così solida, le basi per fare bene ci sono tutte.




