Emanuele Amendola racconta il ruolo dell’Italia nel sistema culturale di Los Angeles

Alla guida dell’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles, il direttore racconta la sfida di promuovere l’Italia in una metropoli che produce immaginari planetari. Tra cinema, design, lingua e nuove generazioni, la missione è chiara: fare dell’Italia non un ospite di passaggio, ma un interlocutore stabile nel sistema culturale di Los Angeles.

Quali sono oggi le principali attività che l’Istituto Italiano di Cultura sta portando avanti a Los Angeles?

L’Istituto Italiano di Cultura di Los Angeles è oggi una piattaforma culturale che opera su più livelli. Da un lato c’è la programmazione “classica”: mostre, rassegne cinematografiche, concerti, incontri letterari, dialoghi su design e architettura. Dall’altro c’è un lavoro meno visibile ma altrettanto fondamentale: la costruzione di reti, partnership e collaborazioni strutturate con università, musei, festival, istituzioni creative e realtà produttive del territorio.

Negli ultimi anni abbiamo lavorato molto per rendere l’Istituto non solo un luogo di eventi, ma un nodo stabile nel sistema culturale di Los Angeles. Questo significa dialogare con il mondo accademico, con l’industria audiovisiva, con il settore del design e con la comunità italo-americana, ma anche intercettare pubblici nuovi, soprattutto le nuove generazioni. Per noi è essenziale coinvolgere studenti, giovani professionisti, creativi emergenti: non soltanto come spettatori, ma come interlocutori attivi. Organizziamo incontri nelle università, programmiamo eventi che parlano il linguaggio del contemporaneo e cerchiamo di costruire occasioni concrete di confronto e networking.

Un asse centrale rimane la promozione della lingua italiana. I corsi che offriamo non sono semplicemente un servizio didattico: rappresentano un investimento culturale di lungo periodo. Ogni studente è un potenziale ponte tra Italia e Stati Uniti. Attorno alla lingua costruiamo attività culturali, presentazioni, incontri con autori, progetti interdisciplinari che rafforzano l’idea dell’italiano come lingua viva, capace di parlare al presente.

Qual è la missione dell’Istituto Italiano di Cultura?

L’Istituto Italiano di Cultura è uno strumento della diplomazia culturale italiana. Fa parte della rete del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, che conta oltre 80 Istituti Italiani di Cultura nel mondo, distribuiti nei principali Paesi partner dell’Italia.

La nostra missione è promuovere la cultura italiana all’estero e favorire il dialogo tra l’Italia e il Paese ospitante. Promuovere cultura non significa semplicemente “esportare” contenuti. Significa creare relazioni, facilitare scambi tra artisti, studiosi, professionisti, studenti; sostenere la circolazione delle idee; accompagnare progetti che generano collaborazione concreta.

In una città come Los Angeles, questa missione assume una dimensione particolare. Qui operiamo in un ecosistema creativo globale, dove ciò che nasce può avere un impatto internazionale immediato. Inserirsi in questo contesto significa dialogare con l’industria culturale, con il mondo accademico, con le piattaforme creative che influenzano il discorso pubblico globale. Il nostro compito è far sì che l’Italia sia parte di questa conversazione, non come ospite occasionale, ma come interlocutore autorevole e continuo.

Cosa rende Los Angeles diversa da altre città del mondo dal punto di vista culturale?

Los Angeles è una città profondamente policentrica. Non esiste un unico centro culturale, ma una costellazione di spazi, comunità, università, musei, studi creativi e quartieri con identità forti e distinte. Questa frammentazione è in realtà una ricchezza: consente a molte voci di coesistere e di generare contaminazioni.

È anche una città che produce immaginari globali. Ciò che nasce qui – specialmente nel cinema, ma anche nella musica, nelle arti visive e nel mondo della creazione di contenuti – spesso influenza il mondo intero. Ma Los Angeles non è solo industria dell’intrattenimento: è anche ricerca, sperimentazione, innovazione tecnologica e riflessione accademica.

Per un Istituto di Cultura questo significa operare in un contesto altamente competitivo ma anche estremamente dinamico, dove la qualità, la credibilità e la capacità di costruire alleanze sono fondamentali.

In una città simbolo dell’industria dell’intrattenimento, l’attenzione si concentra soprattutto su cinema e musica?

Cinema e musica sono inevitabilmente centrali. Sarebbe miope non riconoscerlo. L’audiovisivo è il linguaggio comune di questa città e rappresenta un canale privilegiato per raccontare l’Italia contemporanea.

Tuttavia, limitarsi a questo sarebbe riduttivo. Abbiamo investito molto anche in architettura e design, in fotografia, in arti visive, in dialoghi interdisciplinari che connettono cultura e attualità – dal cibo alla sostenibilità, dalla scienza allo sport. L’obiettivo è offrire un’immagine dell’Italia coerente con la sua realtà: un Paese in cui patrimonio e innovazione convivono, e in cui la tradizione è sempre anche reinterpretazione.

Come sei arrivato a Los Angeles e qual è stato il tuo percorso professionale fino a qui?

Ho iniziato il mio percorso al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale nel 2014 e ho potuto lavorare fin da subito in ambito culturale. Prima di arrivare a Los Angeles nel gennaio 2022, ho avuto l’onore di dirigere l’Istituto Italiano di Cultura a Washington.

La diplomazia culturale costruisce ponti e crea fiducia. I suoi risultati non sono sempre immediati, ma nel lungo periodo sono profondi e duraturi. È una componente strategica della politica estera italiana: semina relazioni, consolida dialoghi, rafforza la presenza del Paese attraverso la cultura, che rimane uno degli strumenti più efficaci e credibili per parlare della nostra identità e dei nostri valori.

Che rapporto personale hai con questa città?

Los Angeles è una città che ti mette alla prova. Le distanze sono fisiche, ma anche simboliche. È una città grande, competitiva, che richiede energia e costanza. Ma proprio per questo, quando un progetto funziona, quando una collaborazione prende forma, la soddisfazione è enorme.

LA è anche una città di incontri e di possibilità. A Los Angeles può capitare che una conversazione si trasformi rapidamente in un’iniziativa concreta. Questa capacità di accelerazione, questa apertura al nuovo, è uno degli aspetti che ho imparato ad apprezzare di più.

Che cosa ti piace di più di Los Angeles?

Mi colpisce la sua apertura mentale. Qui non esiste un unico canone culturale dominante. C’è spazio per la sperimentazione, per il dialogo tra discipline, per contaminazioni inattese.

Mi piace anche la dimensione internazionale: parlare d’Italia a Los Angeles significa parlare a un pubblico estremamente vario, con background culturali diversi. È una palestra straordinaria che obbliga a essere chiari, credibili e contemporanei.

Quali sono i progetti realizzati in questi anni di cui vai più fiero?

Sono particolarmente orgoglioso dei progetti che hanno saputo generare continuità e dialogo nel tempo. Penso, ad esempio, alla mostra dedicata al Renzo Piano Building Workshop, che ha intrecciato architettura, cinema e città, mettendo in luce il lavoro di uno dei grandi protagonisti dell’architettura italiana contemporanea e coinvolgendo professionisti, accademici e interlocutori legati all’Academy Museum. È stato un modo concreto per valorizzare una delle tante tracce italiane nel tessuto urbano californiano.

Quella mostra non è stata soltanto un’esposizione, ma un momento di riflessione sul contributo dell’architettura italiana alla trasformazione dello spazio pubblico di Los Angeles e, più in generale, sul dialogo tra creatività italiana e paesaggio culturale americano.

Sono orgoglioso anche dei programmi cinematografici che hanno avvicinato il pubblico professionale e l’industria all’Italia contemporanea, così come delle iniziative legate alla lingua, che hanno consolidato una comunità attiva e partecipe. In fondo, la vera soddisfazione non risiede nel singolo evento, ma nella rete di relazioni, collaborazioni e opportunità che quell’evento riesce a generare e a far crescere nel tempo.

L’Istituto è stato protagonista dei principali festival di cinema italiano a Los Angeles: come sono andate le recenti edizioni di Filming Italy e Los Angeles Italia?

Le recenti edizioni hanno confermato il ruolo di Los Angeles come snodo strategico per il cinema italiano. Negli anni, entrambi i festival hanno costruito un dialogo efficace tra creatività e industria, coinvolgendo pubblico, addetti ai lavori e nuove generazioni.

Continuano a rappresentare una vetrina importante per il nostro cinema, con una forte capacità di attrarre attenzione mediatica e professionale. Il valore aggiunto, però, sta nella dimensione relazionale: non solo proiezioni, ma incontri, conversazioni, opportunità concrete di collaborazione. È quanto ci sforziamo di fare con ogni attività promossa dall’Istituto.

Avete ospitato artisti come Giovanni Allevi, celebrato Anna Magnani e la stella sulla Walk of Fame di Franco Nero: che valore hanno questi momenti simbolici?

Sono momenti altamente simbolici, ma mai fini a se stessi. Figure come queste rappresentano un patrimonio condiviso e un punto di accesso immediato all’immaginario italiano.

La stella di Franco Nero sulla Walk of Fame va oltre il riconoscimento personale: è la testimonianza visibile di un dialogo culturale tra Italia e Stati Uniti che dura da decenni. Questi momenti riaffermano la presenza italiana nello spazio pubblico americano e rafforzano la consapevolezza di un legame storico e contemporaneo tra i due Paesi.

Come viene percepita oggi l’italianità a Los Angeles e negli Stati Uniti?

L’italianità è percepita in modo estremamente positivo: qualità, creatività, stile, patrimonio culturale. È un capitale reputazionale importante.

La sfida è aggiornarlo continuamente. Accanto all’Italia iconica dobbiamo raccontare l’Italia della ricerca, dell’innovazione, dei giovani artisti e dei nuovi linguaggi. Solo così la presenza culturale resta viva, credibile e rilevante nel tempo.

Immagine di Veronica Maffei

Veronica Maffei

Veronica Maffei, giornalista italiana a Los Angeles, racconta la West Coast attraverso cultura, lifestyle, tech e sport. Specializzata nel valorizzare le eccellenze italiane in America, collabora con Mediaset, RAI Cinema, Radio 24 e Italpress. Con passione e professionalità, intreccia storie che uniscono due mondi, portando il meglio dell’Italia negli USA e viceversa.

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