Le difficoltà di approvvigionamento di uova negli Stati Uniti iniziano a pesare sulle spalle di molti ristoratori e panificatori, che faticano a trovare forniture continuative. L’influenza aviaria ha contribuito in modo decisivo alla scarsità di uova: milioni di galline ovaiole sono state infettate dal virus H5N1 o abbattute per evitare contagi. Questo ha portato a un notevole aumento dei prezzi all’ingrosso, in alcuni casi anche oltre gli 8 dollari a dozzina. Il rischio principale, specialmente per i produttori di dimensioni minori, è che un solo caso di contagio obblighi a sopprimere l’intero allevamento.
Non tutti, comunque, se la passano male. Cal-Maine Foods — che controlla circa un quinto del mercato — ha registrato risultati economici molto positivi. In un solo trimestre i ricavi dell’azienda sono passati da 523 a 954 milioni di dollari, con un aumento dell’utile netto di oltre il 500 per cento. Secondo l’ultimo rapporto, tali numeri sono stati spinti dall’incremento del prezzo medio di vendita delle uova e dai minori costi dei mangimi.
Il settore è caratterizzato da un elevato grado di concentrazione: oltre a Cal-Maine, quattro grandi aziende come Rose Acre Farms, Daybreak Foods e Hillandale Farms coprono complessivamente quasi la metà del mercato statunitense. Questa dinamica di oligopolio, insieme a una domanda cresciuta costantemente negli ultimi due anni, ha ulteriormente contribuito a far lievitare i prezzi al dettaglio, in alcuni casi oltre i 10 dollari a dozzina.
La questione è diventata oggetto di scontro politico. Alcuni legislatori democratici hanno invitato le autorità federali a indagare sulle pratiche dei grandi produttori di uova. «Donald Trump ha promesso di abbassare i prezzi dei generi alimentari il ‘primo giorno’» ha dichiarato la senatrice Elizabeth Warren, chiedendosi perché l’amministrazione non sia intervenuta più rapidamente di fronte agli aumenti record.
Le pressioni arrivano anche da gruppi come Farm Action, che ha presentato una lettera alla Federal Trade Commission (FTC) e al Dipartimento di Giustizia affinché si verifichi l’eventuale monopolizzazione o coordinamento anticoncorrenziale. Secondo l’organizzazione, la riduzione del numero di galline ovaiole risulterebbe più contenuta rispetto all’impennata dei prezzi, ipotizzando margini di profitto eccessivi da parte dei grandi produttori.
L’industria delle uova è già stata al centro di procedimenti analoghi. Nel 2023, i produttori principali sono stati ritenuti responsabili di aver gonfiato i prezzi negli anni 2000 e condannati al pagamento di risarcimenti milionari. Alcuni stati, come New York e Texas, hanno inoltre accusato diverse aziende di aumenti eccessivi durante periodi di crisi, come la pandemia di coronavirus. Resta ora da capire se la FTC o il Dipartimento di Giustizia avvieranno nuove indagini in un mercato in cui i costi per i consumatori non sembrano destinati a diminuire nel breve termine.