Un ex-dipendente denuncia Meta: licenziato per aver indagato sulla censura dei contenuti palestinesi

Una delle accuse specifiche riguarda il fotografo palestinese Motaz Azaiza, il cui account Instagram, seguito da 17 milioni di persone, è stato erroneamente disabilitato dai sistemi di raccomandazione di Meta (il cosiddetto shadowban) per un video che mostrava un edificio distrutto a Gaza, classificato come "pornografico".

Ferras Hamad, un ingegnere informatico americano di origine palestinese, ha citato in giudizio Meta, la società madre di Facebook e Instagram, accusandola di discriminazione e ingiusto licenziamento. Secondo la causa presentata martedì, Hamad sostiene di essere stato scrutinato, interrogato e infine licenziato a febbraio dopo aver indagato su denunce di utenti che affermavano che la piattaforma censurava creatori e attivisti palestinesi.

La causa di Hamad, depositata presso il tribunale statale della contea di Santa Clara, asserisce che Meta ha agito contro di lui non solo a causa della sua origine nazionale palestinese e della sua fede musulmana, ma anche perché stava esaminando le accuse di censura come parte delle sue mansioni lavorative. “Hamad è semplicemente l’ultima vittima del cronico e costante pregiudizio anti-palestinese dell’azienda,” recita il documento legale.

Meta, da parte sua, ha negato le accuse di pregiudizio, dichiarando mercoledì che il licenziamento di Hamad era dovuto alla violazione delle politiche aziendali sull’accesso ai dati. “Il dipendente è stato licenziato per aver violato le politiche di accesso ai dati di Meta, che chiariamo ai dipendenti comporteranno il licenziamento immediato,” ha affermato un portavoce della società. Secondo Meta, queste politiche stabiliscono rigide regole su quali dati i dipendenti possono accedere e quando.

Gli avvocati di Hamad contestano questa versione, affermando che il loro cliente non ha violato alcuna politica aziendale. Sostengono che Hamad stava semplicemente svolgendo il suo lavoro quando ha indagato se i contenuti palestinesi fossero soggetti a censura. Una delle accuse specifiche riguarda il fotografo palestinese Motaz Azaiza, il cui account Instagram, seguito da 17 milioni di persone, è stato erroneamente disabilitato dai sistemi di raccomandazione di Meta (il cosiddetto shadowban) per un video che mostrava un edificio distrutto a Gaza, classificato come “pornografico”.

Il fotografo palestinese Motaz Azaiza

Hamad, assunto da Meta nel marzo 2022, si era distinto nel suo ruolo, ricevendo una valutazione “di gran lunga superiore alle aspettative” per le sue prestazioni lavorative nel 2023. La sua causa afferma che è stato licenziato poco prima che potesse maturare le azioni aziendali e ricevere il suo bonus annuale, infliggendogli un danno significativo, sia economico che lavorativo.

La vicenda riapre il dibattito sulla gestione dei contenuti relativi al conflitto israelo-palestinese da parte di Meta. Un rapporto di Human Rights Watch del dicembre scorso ha accusato Meta di sopprimere sistematicamente e globalmente le voci a favore dei palestinesi. Allo stesso tempo, il Comitato di supervisione indipendente di Meta ha criticato l’azienda per aver rimosso sistematicamente contenuti ogni volta che veniva usata la parola araba “shaheed” (martire).

La causa di Hamad sottolinea inoltre come Meta abbia gestito in modo diverso i post relativi ai palestinesi rispetto ad altri conflitti globali, come la guerra tra Russia e Ucraina. Joe Ahmad, un altro avvocato di Hamad, ha dichiarato che gli utenti israeliani ed ucraini che piangono i propri cari o i civili morti durante il conflitto vengono trattati diversamente dai palestinesi. Meta ha difeso la sua gestione dei contenuti pro-Israele e pro-Palestina sostenendo la difficoltà di processare una quantità enorme di contenuti durante un conflitto “rapido, altamente polarizzato e intenso.”

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