The Odyssey, il paradosso del ritorno

Il nuovo film di Christopher Nolan, The Odyssey, arriva nelle sale italiane il 16 luglio 2026 e in quelle statunitensi il 17 luglio 2026

«Nessuno torna davvero a casa». Potrebbe essere questa la frase capace di condensare il nucleo profondo di The Odyssey, il film con cui Christopher Nolan affronta il poema di Omero: quello dell’uomo che attraversa il mondo per riconquistare il luogo da cui è partito, salvo scoprire che la casa ricordata non coincide più con quella ritrovata e che chi ritorna non è l’uomo che l’aveva abbandonata.

Odisseo torna a Itaca perché non può fare altro, ma ogni tappa lo avvicina alla meta mentre lo allontana dalla possibilità di riconoscersi ancora come re, marito e padre. Il paradosso è questo: il viaggio verso casa coincide con una progressiva dissoluzione dell’identità. Dopo Oppenheimer, il suo ultimo film, il regista passa dall’uomo che modifica irreversibilmente il mondo all’eroe mitologico che, per ritrovare il proprio, deve attraversarne la distruzione.

Matt Damon dà corpo a questa contraddizione. Il suo Odisseo è astuto, violento, affaticato, capace di comandare gli altri e assai meno di governare le conseguenze delle proprie decisioni. Nolan evita di trasformarlo in un guerriero monolitico: è un reduce segnato dalla guerra prima ancora che dal mare, nel quale la resistenza convive con l’orgoglio che ha provocato parte delle sue disgrazie.

Il film evita la traduzione illustrativa di Omero e la successione ordinata degli episodi celebri. La caduta di Troia, Circe, il Ciclope, l’ira di Poseidone e Calipso emergono come frammenti di una coscienza che tenta di ricostruirsi mentre racconta la propria dispersione. Odisseo rievoca le sue imprese; il racconto scivola nei flashback e sovrappone il passato della guerra, il presente della confessione e il futuro rappresentato da Itaca. Il tempo diventa una materia instabile.

Matt Damon is Odysseus in THE ODYSSEY, written, produced, and directed by Christopher Nolan.

Alla traversata si intreccia la casa abbandonata. Itaca vive nell’assenza del sovrano e sotto la presenza sempre più aggressiva dei Proci. Penelope e Telemaco abitano un’attesa che possiede una propria violenza: lei amministra il dubbio e protegge ciò che resta, lui cresce nel vuoto lasciato dal padre. Tom Holland restituisce bene questa esitazione, la rabbia ancora priva di forma di un figlio chiamato a difendere un’eredità conosciuta soprattutto attraverso il racconto. Anne Hathaway dà a Penelope una fermezza trattenuta, trasformando ogni silenzio in un atto di resistenza.

Robert Pattinson, nei panni di Antinoo, incarna il potere privo di legittimità. È crudele, seducente, arrogante, già padrone della casa nella postura e nello sguardo. Della bellezza spettrale che lo impose come vampiro conserva una traccia, deformata da una carriera popolata di corpi inquieti e figure moralmente opache. Nel suo Antinoo quella qualità diventa privilegio predatorio, la certezza che l’attesa e la debolezza altrui possano trasformarsi in un diritto.

Più sacrificata appare Atena. Zendaya modifica immediatamente il tono delle scene in cui compare; questa intensità rende più evidente il poco spazio concesso al personaggio. La dea che protegge, osserva e manipola rimane una presenza intermittente, quasi un’apparizione, quando avrebbe potuto attraversare più profondamente la struttura del racconto.

Nolan accoglie il soprannaturale con una libertà insolita. Il regista delle architetture, della fisica e dei dispositivi temporali entra in un universo dove l’irrazionale possiede la stessa concretezza del legno, della pietra e dell’acqua. Il mare è elemento naturale e ira divina; il Ciclope è corpo mostruoso e paura primordiale; il destino agisce attraverso il vento, la fame, la carne e la morte. Ogni creatura restituisce a Odisseo, ingrandita fino all’orrore, una parte di sé: la solitudine mutata in furia, la metamorfosi, l’impossibilità di sottrarsi alle conseguenze di un gesto.

Anche l’aspetto visivo segue questa scelta. Costumi e scenografie rinunciano all’ornamento del peplum: superfici consumate, corpi esposti, ambienti attraversati dalla polvere e dal sale. Le cineprese analogiche IMAX ampliano la distanza tra la vastità del mare, dei cieli e delle coste e la fragilità degli uomini. La grandezza dell’immagine produce una sensazione di sproporzione: il mondo mitologico eccede continuamente chi tenta di abitarlo.

La casa verso cui Odisseo si dirige è insieme un luogo reale e una costruzione mentale. L’idea di Itaca gli permette di sopravvivere, ma si allontana progressivamente dalla realtà: Penelope è invecchiata, Telemaco è cresciuto, la dimora è stata invasa. Si può raggiungere nuovamente un luogo, non il tempo che vi abbiamo lasciato. E per riconquistarlo Odisseo dovrà introdurvi ancora la violenza, portando fino a casa la guerra dalla quale cercava di tornare.

È qui che il mito mostra la propria modernità. La distruzione di Troia apre il viaggio e allarga la riflessione. Dalle sue rovine nasceranno nuove genealogie, città e civiltà, mentre la violenza originaria continuerà a circolare dentro ciò che viene edificato dopo. Nelle mura abbattute entrano inevitabilmente le immagini delle guerre contemporanee: città ridotte a macerie, popolazioni costrette alla fuga, civili esposti alle decisioni dei potenti, la promessa di un ordine futuro costruito attraverso la distruzione. La memoria della catastrofe non impedisce che gli stessi gesti vengano ripetuti; ogni civiltà finisce per ereditare anche la guerra dalla quale è nata.

Ulisse porta Troia con sé. La guerra prosegue nei suoi gesti, nel modo in cui comanda, diffida e prepara la riconquista della casa. Itaca rappresenta la salvezza e il luogo in cui la violenza del reduce rischia di ricominciare. Il desiderio di proteggere Penelope e Telemaco si intreccia alla necessità di ristabilire il proprio potere, e il ritorno assume il carattere di una nuova battaglia.

THE ODYSSEY, written, produced, and directed by Christopher Nolan.

The Odyssey conserva alcuni squilibri. La densità comprime diversi incontri, sacrifica parte dei personaggi e l’ambizione di contenere il poema in tre ore produce inevitabili accelerazioni. La sua riuscita sta però nella capacità di tenere insieme l’avventura, il trauma della guerra e l’attesa di chi è rimasto. Nolan non trasforma il ritorno in una riconciliazione: Itaca è ancora lì, ma il tempo ha modificato la casa, chi l’ha custodita e l’uomo che finalmente la raggiunge.

Immagine di Monica Straniero

Monica Straniero

Monica Straniero è una giornalista e collabora con testate italiane e internazionali. Si occupa di cultura pop, storie urbane e immaginari contemporanei.

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