The Dog Stars, la fragile apocalisse di Ridley Scott

Jacob Elordi attraversa un’America distrutta da una pandemia nel nuovo film del regista di Alien. Nelle sale italiane dal 26 agosto e negli Stati Uniti dal 28 agosto

Cosa succede se finisce il mondo? O meglio, se finisce come lo conosciamo e viviamo noi, oggi. È una domanda che ci tormenta spesso, una domanda attuale più che mai in questa estate così calda, tanto da farci pensare che non ci sia rimedio, che siamo prossimi alla combustione globale. È la domanda che si è posto anche il regista Ridley Scott e alla quale si è risposto con il suo nuovo film The Dog Stars – Le Stelle dopo la Fine, da oggi nei cinema italiani, dal 28 agosto in quelli statunitensi.

Nel 2035 un’influenza ha sterminato gran parte della popolazione mondiale. Hig, interpretato da Jacob Elordi, vive in un aeroporto abbandonato del Colorado insieme al suo cane Jasper e a Bangley, un ex marine armato e diffidente interpretato da Josh Brolin.

Bangley sorveglia il territorio e considera ogni sconosciuto una possibile minaccia. Hig continua invece a sorvolare la zona a bordo di un Cessna giallo, recuperando provviste e tornando nei luoghi in cui viveva con la moglie, morta durante l’epidemia. Quando intercetta una debole trasmissione radio proveniente da Grand Junction, decide di partire per capire se esistono altri sopravvissuti.

TheDogStars-Bangley-ilNewyorkese

The Dog Stars, tratto dal romanzo di Peter Heller e sceneggiato da Mark L. Smith, segue una strada già percorsa da molti racconti post-apocalittici. Come in A Quiet Place e 28 Years Later, la natura sembra offrire una via di fuga dalla civiltà distrutta, ma nasconde minacce non meno pericolose. Il viaggio fra territori contesi e comunità isolate richiama anche Mad Max, senza averne la furia visiva e il ritmo. Il rapporto quasi simbiotico che Hig ha con il suo cane Jasper richiama, invece, I Am Legend ma con meno pathos.

Scott rinuncia in gran parte alla spettacolarità e trasforma la storia in un neo-western contemplativo, nel quale il Cessna prende il posto del cavallo e il cielo diventa la nuova frontiera. 

La prima parte è la più riuscita. Le immagini delle montagne — il Colorado del film è stato ricreato in gran parte in diverse località italiane — restituiscono la bellezza di una natura ormai indifferente alla presenza umana. Scott osserva le rovine senza insistere sulla distruzione e trova nei voli di Hig una quiete insolita. Elordi contribuisce con un’interpretazione malinconica e trattenuta, anche se il personaggio è definito soprattutto dal lutto e riceve pochi elementi per evolversi davvero.

Durante il viaggio Hig incontra Cima, interpretata da Margaret Qualley, e suo padre Pops, affidato a Guy Pearce. Fra Hig e Cima nasce una relazione che dovrebbe rappresentare il ritorno alla vita dopo la perdita. I due attori hanno presenza scenica, ma la loro intimità si sviluppa troppo rapidamente e Scott sembra più interessato al significato simbolico dell’incontro che alla storia d’amore.

(L-R) Jacob Elordi as Hig and Margaret Qualley as Cima in 20th Century Studios’ THE DOG STARS. Photo by Fabio Lovino. © 2026 20th Century Studios. All Rights Reserved.

Il tema centrale del film diventa così evidente: sopravvivere non basta. Hig deve decidere se continuare a difendersi dal mondo oppure accettare il rischio di tornare a farne parte. È un’idea quasi ottimista per Scott, un regista che nei suoi film mostra spesso esseri umani egoisti, istituzioni inaffidabili e sistemi destinati a distruggere chi li abita.

Questa speranza, tuttavia, non dura a lungo. Lungo il cammino compaiono i Reapers, un gruppo di uomini tatuati che si muovono a cavallo, lanciano urla e attaccano con archi e frecce. Il film non chiarisce chi siano, da dove vengano o perché si comportino in quel modo. Sono soprattutto un ostacolo da superare. La loro rappresentazione è uno degli aspetti più deboli di The Dog Stars. Scott recupera l’immaginario dei vecchi western, compresi alcuni stereotipi usati per raffigurare i nativi americani come una massa indistinta di guerrieri selvaggi. È una scelta datata e poco giustificata, soprattutto perché questi personaggi non hanno una storia né una vera identità.

La parte più strana arriva quando Hig, Cima e Pops raggiungono Grand Junction e incontrano una comunità guidata da una donna interpretata da Allison Janney. Il tono cambia bruscamente: il film diventa più grottesco, oscuro e violento. È anche il momento in cui Scott sembra ritrovare energia, tornando a uno dei temi ricorrenti del suo cinema: le organizzazioni che promettono sicurezza, ma nascondono nuove forme di controllo. La sequenza termina però troppo in fretta. Il film suggerisce che anche dopo la catastrofe gli esseri umani ricostruiscano le stesse gerarchie e gli stessi rapporti di dominio, ma non sviluppa questa intuizione. La comunità di Grand Junction rimane un’altra tappa del viaggio invece di diventare il punto d’arrivo del racconto.

The Dog Stars rimane così diviso fra due spinte. Da una parte vuole raccontare la rinascita di un uomo che sceglie di uscire dal proprio lutto; dall’altra continua a suggerire che ogni incontro espone a un pericolo e che la diffidenza di Bangley non è del tutto infondata. Questa contraddizione avrebbe potuto diventare il centro più fecondo del film. La narrazione, invece, procede per episodi e cambia tono con una libertà che a volte appare coraggiosa, altre semplicemente dispersiva. Resta la sicurezza formale di Scott. Vicino ai novant’anni, il regista conserva una capacità non comune di organizzare lo spazio, utilizzare il paesaggio e conferire concretezza agli ambienti. Le location reali, le montagne, le distese d’erba e il piccolo velivolo che attraversa il cielo danno alle immagini una consistenza fisica sempre più rara nel cinema industriale.

Non tutto, però, trova un equilibrio. I personaggi secondari sono appena delineati, la storia d’amore non ha il peso necessario e il finale cerca un’emozione che il film non ha preparato fino in fondo. Anche il significato del titolo, richiamato nella conclusione, viene spiegato con un’insistenza poco coerente con la discrezione della prima parte.

The Dog Stars resta quindi un’opera minore nella lunga carriera di Scott. Un film imperfetto, troppo contemplativo per soddisfare chi cerca un’avventura convenzionale, troppo discontinuo per trasformarsi in un grande dramma e troppo consapevole della ferocia umana per abbandonarsi davvero alla speranza. La sua immagine più significativa resta quella di Hig sospeso fra cielo e terra, lontano dal rifugio ma non ancora arrivato a destinazione.

Immagine di Monica Straniero

Monica Straniero

Monica Straniero è una giornalista e collabora con testate italiane e internazionali. Si occupa di cultura pop, storie urbane e immaginari contemporanei.

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