Premio Zeffirelli 2026: le interviste esclusive a Placido Domingo e Robert Powell

La prima edizione del Premio Zeffirelli si è tenuta il 16 febbraio 2026 a Firenze, nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio per celebrare le eccellenze nelle arti dello spettacolo: riconoscimento speciale per Placido Domingo e Robert Powell

Fobert Powell (al centro) con il Premio Zrffirelli

Continuare a celebrare le “Arti dello Spettacolo” risulta doveroso a Firenze visto il notevole parterre di persone premiate durante la prima edizione del Premio Zeffirelli, un vero e proprio  progetto internazionale fortemente voluto da Pippo Zeffirelli, figlio adottivo nonché erede del grande Maestro Franco Zeffirelli. Buona accoglienza dunque per tutto questo, che si propone di diventare punto di riferimento annuale capace di celebrare veri e propri maestri distinti in campo internazionale. 

Sul palco sono saliti Marco Bellocchio, Ann Roth, Sarah Greenwood e Katie Spencer. E poi il Premio Speciale a Placido Domingo e Robert Powell che hanno ritirato la sofisticata statuetta in bronzo dorato realizzata dalla bottega orafa fiorentina Paolo Penko. Un vero e proprio gioiello coronato da una foglia d’oro, ispirata al pensiero “zeffirelliano”.

In primo piano nella culla dantesca, immancabili le istituzioni che vedono sedute il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, la sindaca di Firenze Sara Funaro, l’assessora regionale alla cultura,  Cristina Manetti. 

Eleganza e buon portamento accompagnano Placido Domingo, celeberrimo tenore spagnolo. Ne osserviamo l’imponenza squisitamente latina fatta d’onde luminose nei folti capelli,  ed ancora occhioni tutto fuoco e lampi che paiano carboni ardenti. Decisamente incredibile la sua disponibilità intercalata dalla profonda amicizia che lo legava al regista fiorentino. 

Venire in Italia è sempre un onore…per cantare, dirigere, ed anche per trascorrere un po’ di tempo in questa splendida nazione. Qui, regolarmente, ammiro La Scala, l’Arena di Verona ed è sempre tutto incredibile…una grande anima.

Placido Domingo (a destra) durante la cerimonia

Entriamo nel merito di stasera?

È stato bellissimo vedere tutti questi artisti salire sul palco in ricordo del grande Maestro Zeffirelli. L’aria stessa percepiva tale atmosfera incantevole in questo posto luminosissimo  – si volta indicando l’immenso salone – colmo  d’arte alle nostre spalle. Ecco… lui me lo ricordano tante, tante cose, i nostri lavori qui ed ancora a New York, Londra, all’Arena di Verona ed altro ancora. Lui tanto da raccontare, creatore d’opere immortali.  La mia? una bella carriera  accanto a lui  diventando buoni amici e non solamente “mio direttore”. 

Cosa ama maggiormente in questa città …cibo compreso?

Ah…la pasta come sia, tutta! Assolutamente unica nonostante dovremmo avere un po’ di dieta, ma da voi è impossibile resistere.

A buon intenditore poche parole. La musica, considerata giustamente arte nobile e sublime, è ben valorizzata negli istituti scolastici?

Rispondo che sin da piccolo, prima a Madrid e poi in Messico, cantavamo già da ragazzetti. Va bene che i miei genitori erano  cantanti professionisti, interpreti ‘zarzuela’, tuttavia coi miei compagni di scuola dovevamo cantare, “facendo” gli strumenti. E questo è bellissimo poiché la musica vive e vivrà per sempre. Quindi iniziare da piccoli fondamentale per far sbocciare le ali verso il futuro. Tutto può capitare.

Comunque venire qui, ogni volta è magnifico…come a casa mia!

Beh tutto questo amore…speriamo nella cittadinanza onoraria!

Un colpo di flash, ed avanza quell’innata potenza artistica e professionale che lo contraddistingue, in perfetto trade d’union da quello smagliante sorriso, che…chissà, tutto è possibile! 

Decisamente più “english” l’attore Robert Powell, mentre mi guarda intensamente nel suo stile composto e sobrio. Uno sguardo ancora penetrante e limpido nonostante i decenni  trascorsi dallo sceneggiato televisivo – 1977 Rai 1 – che ricorda quel “Gesù di Nazareth” di grande forza narrativa, seguito da oltre un miliardo di telespettatori, che ha impresso nella memoria collettiva il suo enorme carisma. Powell ci racconta della bella serata fiorentina e chiaramente dell’onore di aver ricevuto un premio così prestigioso e con grande aplomb si sofferma poi su Firenze.

Ecco, la prima cosa che mi viene in mente è l’Arno, questo fiume che mi colpì moltissimo quando da studente, giovanissimo, venni qui a studiare. Sì…emanava un grande fascino.

Capisco di essere ripetitiva rivedendo in lei quel  “Gesù di Nazareth” d’altissima intensità espressiva. Fu difficile interpretarlo? E come si preparò in merito?

Beh…lessi qualsiasi cosa che potevo leggere in merito, nonostante non vi sia una specifica indicazione nei Vangeli di tale figura. Fu mio intento applicarmi maggiormente a livello spirituale e penso…sì,  che il pubblico riuscì a cogliere tutto questo.

L’interpretazione magistrale conferma ciò che lei dice. Come fu lavorare accanto ad altri “mostri sacri” come Anne  Bancroft, Olivia Hussey, Anthony Quinn, Yorgo Voyagis, James Farentino, Peter Ustinov, Laurence Olivier,  accompagnati dai nostri Renato Rascel, Claudia Cardinale, Marina Berti ed altri ancora?

Powell non si scompone minimamente lasciando fiorire quell’ironia sottile che…

“Logico! Lavorare con grandi attori è il meglio e, più bravi sono i tuoi colleghi, più bravo sei tu , ci si influenza a vicenda.

Eh…  se in questo momento Franco Zeffirelli fosse qui, accanto a noi … 

Powell sorride  senza far finire la frase.

Lo rivedo in quei momenti piacevolissimi quando mi invitava con mia moglie e figli, nella sua magnifica villa a Positano.

Il lieve accenno della testa concorda l’intervista terminata nonostante non sia così.

Non così poiché giacca, occhiali e cravatta, improvvisamente prendono il volo rivelandolo appieno “Gesù di Nazareth” col capo cinto di spine e grandiosa purezza d’animo verso la crocifissione.

Cristo è risorto.    

Immagine di Carla Cavicchini

Carla Cavicchini

Carla Cavicchini giornalista con esperienza trentennale, è stata direttrice del periodico "Auser Filo D'Argento." Appassionata di teatro, ha lavorato per il regista Carlo Lizzani al remake di "Cronache di Poveri Amanti" al 'Fabbricone' di Prato. Il suo pensiero è che leggere i classici, porta a quei valori fondamentali d'epoche passate, contrassegnate da virtù e sconfitte. Ulisse insegna. Un eroe che, seppur provato dalle avversità della vita, incita a resistere sino al raggiungimento degli scopi della propria esistenza.

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