Nella giornata di ieri, l’Istituto Italiano di Cultura di New York ha ospitato l’incontro “Open Roads: Incontro con le Star”, evento che ha aperto la 25esima edizione di Open Roads: New Italian Cinema, la principale rassegna dedicata al cinema italiano in Nord America, organizzata da Film at Lincoln Center e Cinecittà.
L’appuntamento ha riunito alcune delle protagoniste dei film più attesi del festival: Valeria Golino, attrice di Fuori, il nuovo film diretto da Mario Martone, e Carolina Cavalli con Benedetta Porcaroli, regista e attrice de Il Rapimento di Arabella. A moderare la conversazione è stato Claudio Pagliara, direttore dell’Istituto Italiano di Cultura di New York.
– Leggi l’intervista a Valeria Golino
L’incontro ha offerto al pubblico l’occasione di conoscere da vicino il percorso creativo delle artiste e i temi che attraversano i due film. In particolare, Carolina Cavalli ha raccontato la genesi de Il Rapimento di Arabella, spiegando come il punto di partenza del suo lavoro sia sempre la costruzione dei personaggi.
«Per me i film nascono sempre dai personaggi», ha sottolineato la regista. «Cerco di trasferire in loro ciò che sento urgente raccontare in un determinato momento della mia vita. Oggi percepisco una forte pressione sociale a diventare qualcuno di diverso da ciò che si è, a inseguire un ideale di perfezione o a confrontarsi continuamente con gli altri. Si finisce così per avere la sensazione che la vita vera sia sempre altrove».
Secondo Cavalli, questa tensione rischia di incrinare il rapporto con se stessi e la capacità di riconoscere il proprio valore. «Credo che tutto questo crei una distanza dall’accettazione di sé. Diventa più difficile riconoscere chi siamo davvero e attribuire importanza alla nostra identità», ha spiegato.
La regista ha poi sottolineato il carattere collettivo del processo creativo cinematografico. «La scrittura è soltanto l’inizio. Un film prende forma grazie al contributo di molte persone e si sviluppa attraverso i talenti e le sensibilità di chi vi lavora. Anche la storia di Arabella è cresciuta in questo modo, trasformandosi durante il percorso».
Parlando del rapporto con il pubblico, Cavalli ha indicato l’obiettivo che guida il suo lavoro: «Da spettatrice amo quei film che mi fanno sentire meno sola, che mi mettono in dialogo con qualcuno che non conosco ma che riesco a percepire attraverso lo schermo. Con i miei film provo a fare la stessa cosa: creare una connessione autentica con chi guarda».




