OneRepublic, a Roma il pop americano senza effetti speciali

Ryan Tedder porta al Rock in Roma vent'anni di successi, da Apologize a Counting Stars

OneRepublic-ilNewyorkese

Ryan Tedder non è una rockstar nel senso tradizionale del termine. Non rompe chitarre, non arriva sul palco con l’aria di chi deve conquistare il mondo e probabilmente, se lo si incontrasse per strada a Los Angeles o a Nashville, passerebbe inosservato. Da quasi vent’anni una parte consistente del pop americano porta la sua firma. Ha scritto canzoni per Beyoncé, Adele, Jonas Brothers, Leona Lewis, Taylor Swift e decine di altri artisti, mentre con gli OneRepublic (pagina IG)ha costruito una carriera parallela che ha sempre rifiutato la logica del fenomeno del momento. Non sono mai stati la band più rumorosa, né quella più alla moda. Sono semplicemente sopravvissuti a tutte le mode.

All’Ippodromo delle Capannelle, per il Rock in Roma, Born, Runaway e Feel Again arrivano una dietro l’altra senza lasciare spazio ai convenevoli. Solo dopo Ryan Tedder interrompe il flusso, guarda il pubblico e prova un italiano essenziale: «Ciao Roma, come state?». Poco dopo racconta di aver trascorso il giorno precedente passeggiando per la città, nonostante il caldo: «Amiamo l’Italia, grazie mille». Intanto, sui maxischermi scorrono immagini del Colosseo, dei ponti sul Tevere e delle piazze della Capitale. Un omaggio prevedibile, forse, ma accolto con l’entusiasmo che si riserva agli ospiti quando dimostrano di aver guardato il posto in cui sono arrivati.

Gli OneRepublic hanno costruito la loro carriera in un’epoca in cui il pop americano cambiava continuamente pelle. Sono passati dal successo esploso con Apologize, diventata un fenomeno globale anche grazie al remix di Timbaland, fino alla stagione dello streaming e dei grandi festival internazionali. 

Il pubblico conosce ogni passaggio di Secrets, Good Life, Love Runs Out, Rescue Me, West Coast, Kids e Didn’t I. Non è soltanto nostalgia per i primi anni della band: è la dimostrazione di quanto il repertorio degli OneRepublic abbia continuato a circolare, passando dai CD alle playlist senza perdere la sua dimensione collettiva.

Tedder interrompe spesso il concerto per raccontare le canzoni. Ricorda dove sono nate, in quale momento della sua vita, quali incontri o quali esperienze le hanno fatte prendere forma. Quando arriva Halo, la canzone scritta per Beyoncé insieme a Evan Bogart, emerge anche l’altra identità del cantante degli OneRepublic: quella del songwriter che per anni ha lavorato dietro le quinte del pop americano, prima ancora di tornare al centro della scena.

Rescue Me mostra il lato più vulnerabile della band, mentre I Ain’t Worried, diventata un successo planetario grazie a Top Gun: Maverick, riporta il pubblico dentro l’atmosfera più leggera e immediata degli OneRepublic. Poi arriva Counting Stars e Capannelle cambia volto: il concerto lascia spazio a un unico coro.

Gli OneRepublic sono arrivati alla soglia dei venticinque anni di carriera attraversando tutte le trasformazioni della musica americana: l’epoca dei CD, quella dei download, lo streaming e il dominio degli algoritmi. Sono rimasti in piedi senza reinventarsi a ogni stagione, puntando su una formula forse poco spettacolare ma difficile da imitare: canzoni costruite per durare e un pubblico disposto a cantarle ancora.

Immagine di Monica Straniero

Monica Straniero

Monica Straniero è una giornalista e collabora con testate italiane e internazionali. Si occupa di cultura pop, storie urbane e immaginari contemporanei.

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