He-Man appartiene a una categoria sempre più rara della cultura pop: quella dei fenomeni che tutti conoscono ma che quasi nessuno sotto una certa età ha davvero vissuto. Come i telefoni a rotella o i videoregistratori, continua a esistere soprattutto nei ricordi di chi c’era. Amazon MGM ha deciso che valeva la pena provarci ancora, con il nuovo Masters of the Universe diretto da Travis Knight (Bumblebee, Kubo e la spada magica), che ha il peso di un blockbuster da oltre 200 milioni di dollari e una missione complicata: convincere il pubblico contemporaneo che un uomo biondo con una spada magica, un teschio parlante e un castello chiamato Grayskull meritano ancora spazio nell’immaginario collettivo.
Non è un compito semplice. Molti franchise degli anni Ottanta sono stati recuperati negli ultimi anni. Alcuni hanno trovato una nuova identità. Altri hanno scoperto che la nostalgia è una risorsa limitata. He-Man sembra collocarsi a metà strada tra queste due possibilità.
La prima parte del film porta gli spettatori a Eternia, un regno dove guerrieri armati di spade convivono con astronavi, robot e tecnologia futuristica. L’insieme assomiglia a una scatola di giocattoli rovesciata sul pavimento. Per qualche minuto il film sembra disposto ad accettare la propria eccentricità.
Poi iniziano i ripensamenti. Adam, interpretato da Nicholas Galitzine, il futuro He-Man, viene spedito sulla Terra e cresce fino a diventare un impiegato delle risorse umane. La scelta racconta molto delle intenzioni degli autori. Non basta più avere un eroe muscoloso che combatte il male. Bisogna spiegare perché esiste e renderlo compatibile con il presente.
Il risultato è un protagonista che passa buona parte del film sospeso tra due identità. Da una parte c’è il principe destinato a salvare il suo regno. Dall’altra un giovane adulto che parla di empatia, collaborazione e crescita personale come se stesse partecipando a un seminario aziendale. Nessuna delle due versioni prende completamente il sopravvento.

A muoversi con maggiore sicurezza è invece Skeletor. Negli ultimi anni il personaggio ha avuto una seconda vita grazie a internet. I meme lo hanno trasformato in una specie di commentatore cinico dell’esistenza contemporanea. Il film sembra esserne consapevole. Jared Leto interpreta il cattivo come qualcuno che si diverte immensamente a essere cattivo. Ride, provoca, si prende gioco degli altri personaggi e, soprattutto, sembra l’unico a non preoccuparsi di apparire ridicolo.
Accanto a lui, Evil-Lyn contribuisce a mantenere vivo quel senso di malizia che spesso manca al resto della storia. Ogni volta che i due entrano in scena il film acquista energia. Ogni volta che escono, torna a interrogarsi su cosa voglia diventare.
Molte battute nascono dal fatto che gli autori sanno perfettamente quanto sia bizzarro questo universo. Ci sono guerrieri con nomi improbabili, armature impossibili e personaggi che sembrano progettati durante una lunga riunione tra designer di giocattoli.
La cultura pop contemporanea ha sviluppato una certa difficoltà a prendere sul serio le proprie fantasie. Visivamente il film alterna risultati molto diversi. Alcuni costumi sono eccellenti. Diverse creature hanno una presenza fisica che manca a molti blockbuster recenti. In altre scene dominano fondali digitali, esplosioni e combattimenti che finiscono per assomigliarsi.
La produzione vuole recuperare il fascino ingenuo del fantasy anni Ottanta. Allo stesso tempo vuole rassicurare il pubblico che nessuno sta prendendo davvero sul serio uomini in perizoma che combattono per il destino dell’universo.




