Una squadra clandestina di operativi viene incaricata di recuperare miliardi sottratti da un dittatore internazionale. Tra aeroporti privati, hotel di lusso, guerre economiche e missioni suicide, i protagonisti si muovono dentro un universo dove il crimine sembra ormai una forma di spettacolo sofisticato. Naturalmente il piano finirà per degenerare in una spirale di tradimenti, violenza e giochi di potere che coinvolgerà tutti i personaggi. Ma in In the Grey, la trama conta relativamente.
Guy Ritchie usa ancora una volta il thriller geopolitico come semplice motore per mettere in scena ciò che gli interessa davvero: uomini carismatici che parlano troppo bene, violenza improvvisa, dialoghi rapidissimi e una continua estetizzazione del pericolo. Il film sembra quasi costruito interamente attorno alla propria atmosfera cool, trasformando ogni scena in una gara di presenza scenica e controllo.
Henry Cavill continua a essere probabilmente il volto ideale del cinema recente di Ritchie. Qui abbandona completamente qualsiasi rigidità da action hero tradizionale e diventa invece elegante, ironico e quasi fumettistico. Jake Gyllenhaal introduce invece un’energia più nervosa e instabile, creando un contrasto continuo tra controllo e caos che finisce per diventare uno degli elementi più interessanti del film. Intorno a loro Eiza González, Rosamund Pike e Kristofer Hivju contribuiscono a costruire quell’ensemble criminale iperstilizzato ormai tipico dell’universo del regista.

Il film affronta anche il tema della mascolinità contemporanea in modo meno superficiale di quanto possa sembrare. Tutti i personaggi sembrano infatti ossessionati dall’idea di dominare lo spazio attraverso il carisma, il denaro o la violenza, come se ogni dialogo fosse una continua lotta per il controllo psicologico della situazione. Ritchie trasforma così il thriller internazionale in qualcosa di quasi astratto, dove geopolitica, criminalità e spettacolo finiscono continuamente per confondersi.
Dopo anni di blockbuster sempre più anonimi, In the Grey conferma almeno una cosa: il cinema di Guy Ritchie continua a possedere una personalità immediatamente riconoscibile. Non reinventa il genere action, ma perfeziona ulteriormente quel linguaggio elegante, caotico e ipercinetico che il regista porta avanti ormai da anni con ostinazione quasi maniacale.
In the Grey uscirà nelle sale italiane il 14 maggio, mentre negli Stati Uniti arriverà il 15 maggio.




