Eddie Brock, Sanremo senza maschere

Con “Avvoltoi” debutta a Sanremo raccontando l’amore che non si ha il coraggio di dire. “A me fanno molta paura i cambiamenti”, ammette

Può sembrare strano, eppure sta succedendo: in un panorama musicale sempre più attento alla costruzione dell’immagine, alla velocità delle uscite e alla gestione del consenso, torna a farsi spazio qualcosa di meno controllato, meno levigato. La vulnerabilità. Non come posa, ma come racconto. L’arrivo di Eddie Brock al Festival di Sanremo si muove dentro questa corrente sotterranea. Non è la storia del predestinato, né quella dell’artista che ha pianificato tutto. Quando ha saputo di essere in gara stava giocando a pallone. “Il 30 novembre stavo giocando a pallone quando l’ho saputo”, racconta. E la frase che segue sposta immediatamente il baricentro: “A me fanno molta paura i cambiamenti”.

Fino a pochi mesi fa lavorava come operatore turistico. Ha continuato a farlo anche dopo aver ricevuto la notizia di Sanremo, “per cercare di mantenere la linea”, dice. Come se la cosa più urgente non fosse prepararsi al palco più osservato d’Italia, ma evitare che la vita cambiasse di colpo. Anche quando parla dell’Ariston non parte dall’orchestra o dalle luci, ma dalle scale: “Ho paura proprio di cadere da quelle scale”. Prima di cantare, ammette, è teso. “Inizialmente sto un po’… cagato sotto”. Poi, durante l’esibizione, qualcosa si scioglie.

Avvoltoi, il brano che porta in gara, nasce da una storia che non è la sua. “È difficile che scriva cose autobiografiche… tante volte prendo le storie delle altre persone e le faccio mie”. La canzone racconta di quando “si è innamorati ma non si riesce a riconoscere questo fatto”, e soprattutto di quanto “si ha paura di andare a fondo per paura poi di scottarsi”. Si resta in superficie. Si condividono i corpi, non i sentimenti. C’è una frase nel testo che per lui è centrale: “Ho fatto tutta questa canzone per questa frase qui”. È la frase che una persona pensa ma non dice, “perché hai anche quell’ansia del fatto di essere rifiutato”.

Il titolo allarga il discorso oltre la dinamica di coppia. “Gli avvoltoi sono persone che aspettano il momento esatto nel quale la persona è più debole per poi trarne vantaggio”. Non solo in amore. “In senso lato… se una persona è più debole è più facile essere manipolato”. Non è una morale, è un’osservazione.

La traiettoria che lo porta fin qui passa da un momento di incertezza. Quando ha pubblicato Non è mica te era, dice, un periodo un po’ buio. Aveva pensato che forse avrebbe continuato a fare musica “per passione”. Poi il brano è esploso. “Esplosi su TikTok ma non ti saprei neanche dire come e perché, perché sennò lo ripeterei”.

Il momento in cui Eddie Brock ha capito che qualcosa stava cambiando davvero non è stato davanti a un grafico di streaming, ma al Pincio, a Roma. “Pensavo arrivassero 200, 300 persone… sono arrivate tante di più”. La reazione non è stata euforia. “Ho avuto paura… non sapevo cosa potesse accadere”. La stessa parola torna: paura. Non paralizzante, ma presente.

Il nome viene dai fumetti Marvel, dal personaggio di Venom che suo zio gli disegnava da bambino. Ma non c’è un alter ego nascosto dietro Eddie Brock. “Non c’è nessun dualismo… è solo un nome d’arte”, chiarisce. Sul palco non interpreta qualcuno, non indossa una maschera. Porta le sue canzoni. Nella serata delle cover lo farà insieme a Fabrizio Moro, una scelta che racconta come una coerenza personale più che come una mossa strategica.

Dopo il Festival uscirà “Amarsi è la rivoluzione (Deluxe)”. Per lui quel titolo non è uno slogan: “Assolutamente sì”, dice, parlando dell’idea che amarsi possa essere un atto rivoluzionario. Non si concentra sulla classifica. “Non mi aspetto una posizione”. Quello che gli interessa è altro: che le persone si emozionino, che alla fine qualcuno pensi che lì, su quel palco, quella canzone ci stava bene.

In un sistema che spinge ad accelerare, a bruciare tappe, a trasformare ogni passaggio in un salto definitivo, la sua idea è più lenta. “Preferisco fare il mio percorso lineare”. Non ha mai suonato davanti a 700 o 800 persone. Vuole arrivarci gradualmente.

Immagine di Monica Straniero

Monica Straniero

Monica Straniero è una giornalista e collabora con testate italiane e internazionali. Si occupa di cultura pop, storie urbane e immaginari contemporanei

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