È l’ultima battuta?, il nuovo film di Bradley Cooper

Al terzo film da regista con È l’ultima battuta? Bradley Cooper torna a interrogarsi su cosa resta quando una relazione finisce

Alex Novak (Will Arnett) è uno di quelli che sembrano già in pausa, anche quando la vita va avanti. Padre di mezza età, faccia stanca, energia sotto zero: più che vivere, si lascia trascinare. Poi succede una cosa piccola, quasi invisibile. Sua moglie Tess (Laura Dern) smette di lavarsi i denti, lo guarda nello specchio e dice: basta. Fine del matrimonio. Senza urla, senza drammi. Solo due persone che si accorgono di essere arrivate alla fine senza nemmeno capire quando è successo. Da qui parte Is This Thing On? – in Italia È l’ultima battuta? –  diretto da Bradley Cooper.

Negli Stati Uniti è passato dal New York Film Festival ed è uscito lo scorso ottobre, mentre in Italia arriva il 2 aprile, dopo l’anteprima al Bifest. Sulla carta: crisi di mezza età, coppia che si lascia, identità in frantumi. Nella pratica: qualcosa di molto più leggero, mobile, imprevedibile. 

Alex non reagisce alla separazione: non litiga, non implora, non mette in scena grandi gesti, semplicemente resta lì, fermo, come se fosse già da tempo fuori dalla propria vita. Ed è proprio questo il punto: non è un uomo che crolla all’improvviso, ma qualcuno che si era già spento lentamente, senza accorgersene. Il film ruota attorno a questa immobilità e riesce, in modo quasi paradossale, a trovare ritmo proprio dove sembrerebbe non esserci.

Poi, per puro caso, e soprattutto per non pagare 15 dollari, Alex sale su un palco durante una serata open mic. Non è un atto di coraggio, ma una scelta pratica, quasi banale. All’inizio tutto appare incerto: la voce, i tempi, il pubblico che non sa bene come reagire. Ma a poco a poco qualcosa si sblocca, una risata tira l’altra e quella goffaggine iniziale si trasforma in una forma di autenticità. 

La stand-up, però, non è raccontata come una classica storia di rinascita. Niente trasformazioni spettacolari o svolte salvifiche: Alex cambia lentamente, si riaccende a intermittenza, con piccoli scarti in avanti e inevitabili ricadute. È un processo fragile, ma proprio per questo credibile.

Nel frattempo, Tess segue un percorso più silenzioso, meno evidente ma altrettanto significativo. Ex atleta, con una vita riorganizzata troppo in fretta, porta addosso il peso di ciò che ha lasciato indietro senza mai sostituirlo davvero. Il film non insiste su questo, ma lo lascia emergere nei dettagli, nei vuoti. Il loro matrimonio, più che finire, sembra essersi consumato piano, logorato dalle abitudini e da tutto ciò che non è stato detto.

E’ l’ultima battuta si inserisce nella tradizione del cinema di Cooper, già evidente in A Star Is Born e Maestro: storie di persone che si perdono dentro le proprie relazioni e nelle aspettative che costruiscono su sé stesse. Ma qui il registro è più intimo, meno ambizioso sul piano spettacolare. Cooper, pur ritagliandosi un ruolo secondario, lascia spazio ai suoi protagonisti e costruisce attorno a loro un mondo credibile, fatto di dettagli quotidiani e incontri casuali.

Certo, a volte il film sembra trattenersi troppo. Evita i picchi, evita lo scontro, evita quasi tutto. È una scelta precisa, ma ogni tanto si sente. Come se avesse paura di spingere davvero. Però ha una cosa rara: non appesantisce mai. Parla di separazione, frustrazione, identità smarrite, e resta leggero. Non superficiale, leggero. Che è molto più difficile.

E soprattutto, non chiude davvero il discorso. Alex e Tess si allontanano, ma non del tutto. Resta qualcosa tra loro, difficile da definire: abitudine, affetto, memoria condivisa. Qualcosa che non sparisce solo perché una storia finisce. Resta una domanda semplice e scomoda: erano infelici insieme o lo erano già prima?

In un panorama spesso dominato da storie più gridate e programmatiche, È l’ultima battuta si distingue come un racconto minore solo in apparenza, capace di trovare un tono personale tra commedia e malinconia. Forse non abbastanza incisivo per imporsi come grande cinema, ma sufficientemente sincero da restare, come certe battute dette sottovoce, anche dopo che le luci si sono spente.

Immagine di Monica Straniero

Monica Straniero

Monica Straniero è una giornalista e collabora con testate italiane e internazionali. Si occupa di cultura pop, storie urbane e immaginari contemporanei.

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