Cinquantuno anni sono sufficienti perché un’istituzione costruisca una propria storia. Sono anche sufficienti perché la comunità che rappresenta cambi attorno a essa. Per la National Italian American Foundation, oggi la sfida non è semplicemente preservare ciò che la comunità italoamericana è stata, ma definire ciò che può diventare.
Robert Allegrini, presidente e amministratore delegato della NIAF, parla di questa evoluzione con la naturalezza di chi comprende sia il peso del passato dell’organizzazione sia la necessità di continuare a guardare avanti. La Fondazione nacque nel 1975, in un’epoca in cui difendere gli italoamericani dalle rappresentazioni caricaturali e dalla diffamazione era una parte urgente della sua missione. Oggi Allegrini attribuisce alla NIAF un ruolo diverso: un luogo di incontro, un ponte culturale, una voce nel dibattito politico e, sempre più, una piattaforma che mette in relazione una nuova generazione di italoamericani con l’Italia contemporanea.
Questa intervista fa parte dello Speciale 51 anni NIAF, distribuito durante il gala per i 51 anni della fondazione – anche per questo parla al futuro
Questa evoluzione sarà visibile il 17 ottobre, quando la NIAF si riunirà al Washington Hilton per il gala del suo 51° anniversario. La serata arriva dopo le celebrazioni del cinquantenario, un appuntamento storico che ha richiamato oltre 2.000 ospiti e ha visto la partecipazione del maestro Andrea Bocelli. Allegrini lo ricorda come un anno in cui la Fondazione ha fatto le cose in grande. Per il 2026, il significato simbolico è diverso ma non meno importante: il gala celebrerà il 250° anniversario degli Stati Uniti e renderà omaggio alla Lombardia, scelta come Regione d’Onore della NIAF.
Il messaggio più ampio, tuttavia, non si esaurisce in un anniversario o in un’unica serata a Washington. Per Allegrini, il gala è un’altra occasione per rendere visibile qualcosa che considera fondamentale: la solidità del rapporto tra Italia e Stati Uniti.
La NIAF ha invitato a partecipare il segretario di Stato americano Marco Rubio e il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. Al momento dell’intervista, nessuna delle due presenze era stata confermata, ma secondo Allegrini la loro partecipazione sarebbe un forte simbolo della solidarietà tra i due Paesi.
Questo rapporto si esprime anche attraverso il programma Regione d’Onore della NIAF, avviato nel 2013 per creare collaborazioni annuali con le singole regioni italiane sui temi del turismo, della cultura e dello sviluppo economico. La scelta di dedicare quest’anno alla Lombardia, spiega Allegrini, nasce soprattutto dalla volontà di sostenere la regione nell’anno delle Olimpiadi invernali.
I membri del consiglio di amministrazione della NIAF si sono recati in Italia per la cerimonia di apertura dei Giochi, incontrando il sindaco di Milano e il presidente della Regione Lombardia. La collaborazione si è sviluppata su entrambe le sponde dell’Atlantico, includendo il gala newyorkese della NIAF, organizzato ad aprile da Cipriani 42nd Street, e un gala a Milano nel mese di maggio.
Per Allegrini, parte del lavoro consiste nel far conoscere agli americani una Lombardia che va ben oltre la fama internazionale di Milano come capitale della moda. Descrive una regione dalle molte caratteristiche, la cui importanza industriale ed economica è ancora sottovalutata negli Stati Uniti: uno dei principali poli manifatturieri d’Europa e una delle sue regioni più ricche.
È un piccolo esempio di un’ambizione più ampia della NIAF: sostituire le immagini dell’Italia ereditate dal passato o fondate sugli stereotipi con una conoscenza del Paese così com’è oggi.
La questione diventa particolarmente importante quando Allegrini parla degli italoamericani più giovani. Per una generazione spesso distante diversi decenni dall’esperienza migratoria, il legame con le proprie origini non può sopravvivere soltanto grazie alla nostalgia. A suo avviso, la NIAF deve rendere il patrimonio e la cultura italiani significativi per persone il cui rapporto con l’Italia può essere molto diverso da quello dei genitori o dei nonni.
La sua visione dell’identità italoamericana è decisamente contemporanea. Il suo valore non sta nello scegliere tra due identità, ma nel combinarle: l’umanità e il forte senso della famiglia che associa all’Italia, insieme alla responsabilità civica e al patriottismo che associa agli Stati Uniti.
«Quando si combinano tutti questi valori», dice Allegrini, «si ottengono persone davvero eccezionali».
I programmi della NIAF cercano sempre più di trasformare questa idea in un’esperienza concreta. Il Voyage of Discovery, istituito nel 1999, porta per la prima volta in Italia giovani studenti italoamericani, offrendo loro la possibilità di conoscere direttamente il Paese dei propri antenati.
Il più recente programma NIAF DiLella Fellows, avviato nel 2024 con il sostegno del consigliere di amministrazione Daniel DiLella, si rivolge invece a giovani professionisti emergenti. I partecipanti si recano in Italia, prendono parte al Forum Ambrosetti a Cernobbio, sul lago di Como, e proseguono poi per Roma, dove incontrano parlamentari italiani, rappresentanti dell’ambasciata degli Stati Uniti ed esponenti di primo piano del mondo imprenditoriale italiano.
L’obiettivo non è semplicemente riavvicinare i partecipanti alle proprie radici. È aggiornare la loro idea dell’Italia. Allegrini vuole che tornino negli Stati Uniti con una conoscenza diretta di ciò che rappresenta l’Italia contemporanea, anziché con un’immagine filtrata da vecchi stereotipi o dalla cultura popolare americana.
La NIAF ha inoltre avviato lo Young Professionals Network, rivolto alle persone tra i 21 e i 39 anni, creando uno spazio in cui i giovani italoamericani possano incontrarsi e confrontarsi sul significato che attribuiscono oggi alla propria identità.
Forse la misura più chiara dell’evoluzione della NIAF è la Fondazione stessa. Allegrini ricorda che fu creata oltre mezzo secolo fa in risposta alla diffamazione e agli stereotipi diffusi sugli italoamericani. Quella battaglia contribuì a definirne le origini; oggi il suo ruolo è più ampio.
«Siamo diventati più simili a un centro studi, a un soggetto capace di esercitare un’influenza per mantenere forte il rapporto tra Italia e Stati Uniti», afferma.
È un cambiamento significativo. La NIAF continua a considerare fondamentale la tutela del patrimonio culturale italiano, ma preservarlo non significa più guardare al passato. Conferenze ed eventi si concentrano ora sull’Italia contemporanea attraverso la politica, l’economia e la cultura, rendendo la Fondazione parte attiva delle relazioni transatlantiche.
Allegrini indica il movimento di persone e capitali in entrambe le direzioni: gli americani che viaggiano in Italia, quelli che vi acquistano immobili e le imprese italiane che si espandono negli Stati Uniti. Per lui, sono segnali concreti della buona salute del rapporto.
E l’attività della NIAF si sta estendendo anche in Italia. Il 12 ottobre, in occasione del Columbus Day, la Fondazione e il ministero dell’Istruzione e del Merito hanno firmato a Roma un accordo di collaborazione. Sottoscritto da Allegrini e dal ministro Giuseppe Valditara, l’accordo punta a promuovere nelle scuole italiane una maggiore conoscenza della cultura italiana, della storia dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti e dei valori legati a quell’esperienza.
Per Allegrini, un aspetto è particolarmente importante: far conoscere agli studenti italiani la storia dei milioni di persone che lasciarono il proprio Paese e costruirono una vita dall’altra parte dell’Atlantico. Una storia segnata dal sacrificio, dalla resilienza e dalla famiglia.
Se il cinquantenario è stato un’occasione per celebrare la storia della NIAF, gli anni immediatamente successivi servono ad assicurare un futuro all’istituzione. La principale nuova iniziativa della Fondazione è la creazione di un fondo di dotazione, pensato per garantire la solidità finanziaria necessaria a proseguire il proprio lavoro nei decenni a venire.
Un lavoro che, sempre più, va oltre la celebrazione del patrimonio italoamericano. Significa fare in modo che quel patrimonio continui ad avere un significato nel presente. Allegrini riassume la missione della NIAF attorno a tre concetti: promuovere, preservare e proteggere il patrimonio italiano negli Stati Uniti. Eppure, dopo aver parlato con lui, se ne potrebbe aggiungere un quarto: evolvere.
Perché la storia italoamericana che la NIAF cerca di raccontare oggi non riguarda più soltanto le origini di una comunità. Riguarda anche ciò che quella comunità può offrire nel presente, il rapporto che desidera costruire con l’Italia contemporanea e ciò che intende tramandare.
Mentre la conversazione si avvia alla conclusione, Allegrini torna a qualcosa di più profondo delle istituzioni, dei programmi o degli anniversari: il carattere delle persone e della cultura che la NIAF rappresenta.
Con tutte le loro virtù e contraddizioni, considera gli italiani «profondamente umani»: capaci di incarnare sia le qualità più grandi sia le imperfezioni che definiscono l’esperienza umana. È forse questa umanità, più di qualsiasi singola tradizione o simbolo, a continuare a dare forza all’identità italiana attraverso le generazioni e sulle due sponde dell’Atlantico.




