Vanessa Scalera, la grandezza di un’attrice

In concorso a Venezia 83, Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis trova nella sua protagonista un’interprete straordinaria, capace di trasformare una madre feroce in un personaggio comico, tragico e profondamente umano

Vanessa Scalera è una delle più grandi attrici italiane contemporanee. E Il fuoco che ti porti dentro di Edoardo De Angelis, presentato in Concorso all’83ª Mostra del cinema di Venezia, è forse il film che permette di comprenderne fino in fondo la grandezza. Non soltanto perché Angela, la madre raccontata da Antonio Franchini nell’omonimo romanzo, è un personaggio memorabile. Ma perché l’interprete non tenta mai di dominarlo, abbellirlo o renderlo meno sgradevole. Si lascia attraversare dalla sua rabbia, dalla volgarità, dalla vitalità e da un amore materno che ha assunto la forma del possesso.

Negli ultimi anni è passata con naturalezza dalla popolarità televisiva di Imma Tataranni – Sostituto procuratore alla Cosima Serrano di Avetrana – Qui non è Hollywood, fino al gruppo di protagoniste di Diamanti di Ferzan Özpetek e alla serie Netflix Storia della mia famiglia. Nel 2026 è tornata inoltre nei film Il bene comune di Rocco Papaleo e Il Dio dell’amore di Francesco Lagi. Ruoli molto diversi nei quali è riuscita ogni volta a modificare voce, corpo e presenza scenica senza rendere visibile lo sforzo della trasformazione.

Angela rappresenta però qualcosa di ulteriore: non soltanto un’altra metamorfosi, ma un personaggio che le consente di portare fino al limite questa capacità di trasformazione. Qui la tecnica sembra scomparire dentro una donna ingombrante, aggressiva e disperatamente vitale, costruita senza paura di risultare sgradevole.

Nel film Angela raggiunge a Milano Antonio, il figlio interpretato da un bravissimo Lino Musella, per trascorrere con lui il Natale. L’uomo ha lasciato Napoli da molti anni, si è costruito una carriera e una famiglia, ma non è mai riuscito davvero a sottrarsi alla madre. La cena della Vigilia diventa così il luogo in cui il passato torna a occupare il presente.

L’attrice entra nella casa e sembra cambiarne l’aria. Parla, mangia, insulta, provoca, controlla. Occupa il fotogramma anche quando non si trova al centro dell’inquadratura. È rumorosa, esagerata, a tratti repellente, ma non diventa mai una caricatura. Dietro ogni sua aggressione lascia intravedere il terrore di una donna che sente di non essere più indispensabile al figlio. La chiave scelta per interpretarla è tutt’altro che convenzionale: «Mi sono considerata forse più una donna che una madre, quasi un’amante. Un’amante che subisce anche il fascino del figlio. Io ero affascinata da Lino, da Antonio».

Angela e Antonio diventano così una coppia nel senso più intimo e inquietante del termine. Tra loro ci sono dipendenza, gelosia, attrazione e repulsione. Lei non riesce ad accettare che il figlio abbia una vita alla quale non può accedere; lui continua a definirsi attraverso la fuga da lei.

Scalera e Musella hanno costruito questo legame senza discuterne prima delle riprese: «Ne abbiamo parlato soltanto dopo e abbiamo scoperto di aver lavorato nella stessa maniera. Non ci siamo parlati, ci siamo osservati sul set. È soltanto così che puoi mettere in scena tutto il non detto che esiste tra questa coppia. E ce n’è tantissimo».

L’osservazione di Scalera nei confronti del collega è diventata progressivamente quella di Angela verso Antonio: «Non me ne vogliano tutti gli altri, ma io osservavo soltanto Lino. Era la mia calamita. Sapevo cosa mangiava e quante volte andava in bagno. Lo controllavo, e questo mi ha aiutata».

È proprio questo controllo a rendere la sua interpretazione così potente. Angela sembra conoscere ogni movimento del figlio e percepire come un tradimento qualsiasi attenzione sottratta a lei. Anche quando parla con gli altri, il suo corpo rimane orientato verso Antonio. Ama il figlio, ma non sa amarlo senza sorvegliarlo, giudicarlo e negargli il diritto alla separazione.

Scalera riesce a essere comica e tragica quasi nello stesso istante. Fa ridere quando Angela esaspera una situazione o pronuncia una delle sue sentenze feroci, ma dietro quella comicità continua a far percepire qualcosa di doloroso. È una qualità appartenuta alle maggiori interpreti italiane, Anna Magnani su tutte: la capacità di far convivere il grottesco e la ferita senza mostrare il passaggio dall’uno all’altra.

Non si tratta di stabilire paragoni impossibili tra attrici lontane per epoca e formazione. Ma di riconoscere in Scalera la stessa statura di interprete: una forza popolare unita a una tecnica assoluta, tanto interiorizzata da sembrare soltanto istinto.

Il lavoro con Edoardo De Angelis è nato proprio dalla rinuncia alle sicurezze. «Io ero piena di dubbi e ho incontrato un regista pieno di dubbi», ha raccontato l’attrice. «Non ha mai messo il piede su di noi dicendo: questa è la mia visione, questo è il mio film. Diceva: questo è il nostro film».

Il regista comunicava con gli interpreti anche attraverso note scritte ogni giorno: «Edoardo fa una cosa straordinaria: parla attraverso la scrittura. In quelle note di regia c’erano l’essere umano, il regista e l’artista. Noi facevamo anche un gioco: cercavamo di capire a chi fosse rivolta ciascuna nota».

Una di quelle frasi le sembrò indirizzata proprio a lei: «Portami dove non sei». Fino a quel momento l’attrice aveva cercato di governare Angela, pur avvertendo che il personaggio le stava chiedendo qualcosa di diverso: «Per una settimana mi sono condotta in territori conosciuti, che forse mi annoiavano anche un po’, perché ogni tanto mi annoio di me stessa. Guidavo questa macchina a duecento chilometri all’ora, questa macchina di nome Angela, e tentavo di non sbandare».

Quella nota le ha fatto capire che doveva perdere il controllo: «Dovevo sbandare, provare cose che, come donna e come artista, non avevo mai provato. Dovevo abolire un sentimento che odio: la paura. La paura di stare al mondo, dell’emotività, della forza. Quello con Edoardo De Angelis è stato per me un incontro straordinario».

Meryl Streep ha ricevuto ventuno candidature agli Oscar e ne ha vinti tre: per Kramer contro Kramer, La scelta di Sophie e The Iron Lady. Numeri eccezionali, ma anche il risultato di un sistema cinematografico che ha continuato a offrirle grandi personaggi durante l’intero arco della sua carriera.

Viene spontaneo domandarsi che cosa potrebbe accadere a Vanessa Scalera se lavorasse in un’industria capace di costruire con la stessa continuità ruoli complessi per le attrici adulte. Non perché sia necessario trasformarla nella “Meryl Streep italiana”, ma perché il suo talento possiede una dimensione che potrebbe tranquillamente attraversare i confini nazionali.

Alla sua prima partecipazione in Concorso a Venezia, l’attrice non ha nascosto l’emozione: «Avreste dovuto vedermi questa mattina. È una botta emotiva enorme. Sono felicissima, è un regalo inaspettato. Sto qui, osservo, guardo e godo. È una goduria totale».

Ed è proprio questa gioia fisica e quasi sfacciata a passare dentro Angela, una donna capace di rendere infelici gli altri ma dotata di una vitalità enorme, oscura, incontenibile. Il fuoco evocato dal titolo è soprattutto quello portato da Scalera: riscalda e attrae, ma avvicinandosi troppo brucia.

Immagine di Monica Straniero

Monica Straniero

Monica Straniero è una giornalista e collabora con testate italiane e internazionali. Si occupa di cultura pop, storie urbane e immaginari contemporanei.

Condividi questo articolo sui Social

Facebook
WhatsApp
LinkedIn
Twitter

Post Correlati

Ritorna il camping di lusso a Governors Island

Se stai cercando una fuga perfetta dalla frenesia della città senza allontanarti troppo, Governors Island potrebbe essere la tua destinazione ideale. E se desideri trasformare questa breve fuga in un’esperienza indimenticabile, Collective Retreats è pronto ad accoglierti con le sue

Leggi Tutto »
Torna in alto