Roger Federer è entrato ufficialmente nella International Tennis Hall of Fame proprio nel fine settimana degli US Open. A Newport, nel Rhode Island, la leggenda svizzera è stata celebrata tra ricordi, applausi e lacrime. A New York, invece, uno dei suoi più grandi rivali ha vissuto una delle serate più difficili della sua carriera.
Federer è stato introdotto nella Hall of Fame dalla moglie Mirka, che ha condiviso con lui ogni fase del percorso professionale e personale, dagli esordi fino al ritiro. Alla cerimonia erano presenti anche i quattro figli della coppia: le gemelle Myla e Charlene e i gemelli Leo e Lenny.
Nel suo discorso, Federer ha ripercorso le tappe più importanti della sua vita, ringraziando il padre Robert, definito «il vero RF», la moglie Mirka e gli allenatori che lo hanno accompagnato durante la carriera. Tra questi anche Stefan Edberg, suo storico coach e uno degli eroi della sua infanzia.
Lo svizzero ha ricordato con particolare affetto proprio Mirka, che agli inizi della loro relazione gli faceva da sparring partner e che, nel corso degli anni, è diventata per lui una presenza fondamentale dentro e fuori dal campo. Federer ha faticato a trattenere la commozione, fino a lasciarsi andare alle lacrime durante il passaggio dedicato alla famiglia e alle persone che hanno contribuito alla sua carriera.
Il suo ingresso tra gli immortali del tennis è arrivato mentre gli US Open stavano mettendo in scena un’altra immagine del tempo che passa. Novak Djokovic, ancora protagonista sul circuito e determinato a competere ai massimi livelli, è stato eliminato al primo turno da Mariano Navone dopo una battaglia durata cinque set: 7-6, 5-7, 4-6, 6-2, 6-1.
Per Djokovic si tratta della prima eliminazione al debutto in uno Slam dopo vent’anni. Il serbo ha spiegato di aver accusato problemi fisici già dai primi game, parlando di vomito, crampi e dolori diffusi. Nel corso della partita hanno ceduto anche la schiena e la spalla, impedendogli di mantenere il livello necessario per chiudere l’incontro.
Djokovic ha ammesso di aver pensato al ritiro durante il match, ma la vittoria del secondo e del terzo set lo aveva convinto a continuare. Alla fine, però, il corpo non gli ha permesso di completare la rimonta. «Non so se sia un problema che posso risolvere», ha detto dopo la partita, spiegando di portarsi dietro queste difficoltà praticamente in ogni incontro disputato quest’anno.
Il pubblico newyorkese ha provato a sostenerlo fino alla fine, ma Djokovic ha definito la partita fisicamente durissima e tutt’altro che piacevole.
Due scene lontane soltanto poche centinaia di chilometri hanno così raccontato due momenti opposti della stessa generazione: Federer celebrato per ciò che ha lasciato al tennis, Djokovic ancora in lotta per restare protagonista, ma costretto a fare i conti con i limiti del proprio corpo.




