Due anni fa una megattera che nuotava nell’East River, non lontano da Roosevelt Island, bastò a far fermare i newyorkesi lungo le rive e a riempire i social di video. Vedere un animale di quelle dimensioni dentro uno dei fiumi della città resta un evento insolito, ma appena fuori dal porto le cose stanno cambiando.
Oggi, guardando verso l’Atlantico da Coney Island, Rockaway o dalle acque appena oltre il Verrazzano, vedere una megattera non è più un incontro così improbabile come lo era soltanto quindici anni fa.
All’inizio di agosto Gotham Whale, l’organizzazione che monitora i cetacei nelle acque di New York, ha identificato la 500ª megattera diversa osservata nell’area dal 2012. L’esemplare, un giovane catalogato con il numero NYC0500, era stato fotografato nelle acque tra New York e New Jersey e riconosciuto grazie alle caratteristiche della coda.

Le megattere possono infatti essere distinte una dall’altra osservando la parte inferiore della pinna caudale, dove pigmentazione, cicatrici e segni formano una sorta di impronta digitale. È così che i ricercatori possono capire se una balena sia già passata da queste parti oppure sia una nuova arrivata.
Il numero 500 non significa quindi che cinquecento megattere vivano stabilmente davanti a New York. Racconta però quanto siano diventati frequenti gli incontri. Quando il monitoraggio sistematico cominciò, nel 2012, il catalogo locale conteneva appena cinque esemplari. Negli ultimi anni Gotham Whale ne identifica fino a un centinaio di diverse in una sola stagione.
La presenza crescente delle megattere riguarda soprattutto le acque dell’Atlantico davanti all’ingresso del porto, tra Long Island e New Jersey. Anche NOAA Fisheries segnala un aumento degli avvistamenti nell’estuario di New York e New Jersey e al largo di Long Island a partire dal 2011. Quest’anno i ricercatori federali hanno fotografato megattere al largo di Long Island anche durante il monitoraggio primaverile dell’ecosistema marino.

Dietro il loro ritorno di questi giganti del mare c’è soprattutto il cibo. Le acque costiere ospitano nuovamente grandi quantità di Atlantic menhaden, chiamato comunemente bunker, un piccolo pesce che si muove in enormi banchi e di cui le megattere sono ghiotte. Il recupero della specie, insieme al miglioramento delle condizioni dell’ecosistema costiero e alla ripresa generale delle popolazioni di megattere dopo decenni di protezione, ha reso l’area di New York un luogo sempre più frequentato per alimentarsi.
Più balene, però, significa anche più possibilità che balene e barche si incontrino. Ed è qui che una curiosità naturalistica è diventata anche una questione di sicurezza.
Il 10 agosto la governatrice Kathy Hochul ha firmato il New York Whale Awareness Act. La nuova legge inserirà nei corsi di sicurezza nautica e nelle procedure di registrazione delle imbarcazioni indicazioni su come comportarsi quando si incontrano balene e altri grandi mammiferi marini, comprese le pratiche per ridurre il rischio di collisione.

Il problema non è teorico. Dal 2016 NOAA sta seguendo un numero insolitamente elevato di megattere trovate morte lungo la costa atlantica. Nello Stato di New York ne sono state registrate 38, più altre 12 nelle acque offshore. Le autopsie effettuate lungo la costa hanno individuato in una parte degli animali ferite compatibili con collisioni con imbarcazioni; un altro rischio importante è rappresentato dalle attrezzature da pesca, dove le balene finiscono spesso per impigliarsi.
Per questo l’aumento degli avvistamenti racconta due cose insieme. Da una parte, davanti a una delle città più grandi e trafficate del mondo è tornato un ecosistema capace di attirare regolarmente animali che possono superare i 15 metri di lunghezza. Dall’altra, quello stesso tratto di mare è attraversato ogni giorno da navi commerciali, traghetti e imbarcazioni private.




