Marilyn Manson e il ritorno dell’Antichrist Superstar

Il controverso cantante statunitense arriva a Roma per un concerto che segna una nuova fase della sua carriera

È già tutto esaurito il concerto di Marilyn Manson in programma quesra sera, 14 luglio, alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone. La data, inserita nel cartellone di Rock in Roma e nella stagione del Roma Summer Fest, segna il ritorno nella capitale di una delle figure più controverse e riconoscibili del rock degli ultimi trent’anni. Ad aprire la serata saranno i Vowws.

Manson arriva a Roma nel pieno di una nuova fase artistica, cominciata con One Assassination Under God – Chapter 1, pubblicato nel novembre del 2024, e proseguita con una tournée che unisce i brani più recenti alle canzoni che negli anni novanta lo trasformarono nel nemico pubblico preferito dell’America conservatrice. Il concerto precede di un mese l’uscita del secondo capitolo del progetto, prevista per il 14 agosto.

Brian Warner, oggi cinquantasettenne, ha fondato la sua carriera sulla confusione tra persona e personaggio. Il nome d’arte unisce Marilyn Monroe e Charles Manson: la bellezza trasformata in merce e l’assassino trasformato in celebrità. Una sintesi semplice ma efficace del modo in cui la cultura statunitense produce e consuma i propri idoli.

Con Antichrist Superstar, uscito nel 1996, diventò qualcosa di più di un cantante rock. Era un predicatore al contrario, un mostro costruito con i materiali della religione, della televisione e della politica americana. I suoi concerti furono contestati, i gruppi cristiani ne chiesero la cancellazione e alcuni politici lo indicarono come una minaccia per i giovani.

Lui sosteneva di mostrare soltanto ciò che la società preferiva non vedere. La violenza, il sesso, la crudeltà e il fanatismo religioso non erano invenzioni del rock: esistevano già nella cultura americana. Manson si limitava a restituirli al pubblico con il volume più alto e il trucco più pesante.

Per anni questa posizione lo rese una figura quasi simpatica. Sapeva essere un osservatore sociale e politico perspicace e, dopo la strage della Columbine del 1999, apparve come la vittima perfetta dell’ipocrisia statunitense. Invece di discutere di armi, isolamento e violenza, una parte dei mezzi d’informazione preferì attribuire la colpa alla musica di un uomo vestito di nero.

La storia cambiò nel 2021, quando l’attrice Evan Rachel Wood lo accusò pubblicamente di abusi. Altre donne raccontarono in seguito episodi di violenza psicologica e fisica, coercizione e aggressioni sessuali. Manson ha sempre negato, sostenendo che le sue relazioni fossero consensuali.

Le conseguenze furono immediate: la casa discografica lo abbandonò, l’agenzia interruppe i rapporti con lui e alcune apparizioni televisive furono cancellate. Nel gennaio del 2025 la procura di Los Angeles decise di non presentare accuse penali, perché alcuni fatti risultavano prescritti e per altri non furono ritenute sufficienti le prove necessarie per un processo. La decisione non ha però cancellato le testimonianze né il dibattito intorno alla sua figura.

La violenza e la depravazione erano sempre state centrali nella sua opera, ma molti pensavano che facessero parte di un costume. Sotto il trucco, i crocifissi e le fantasie di distruzione avrebbe dovuto esserci un uomo più tranquillo, consapevole del confine tra spettacolo e vita privata. Le accuse suggerivano invece una possibilità più inquietante: che non si fosse mai davvero nascosto, ma avesse esibito tutto in una forma che il mondo della musica considerava redditizia.

Il nuovo disco gli ha permesso di rientrare nel mercato discografico e di riprendere il personaggio dell’uomo condannato, crocifisso e risorto. È difficile non leggere in queste immagini un riferimento alla sua caduta e alla volontà di trasformarla in una nuova narrazione artistica.

Manson sembra pronto a raccontare la propria storia come quella di una persecuzione: un artista distrutto dal moralismo e tornato per riprendersi il palco. Ma ciò che ha provocato la sua scomparsa non può essere ridotto a un altro episodio della vecchia guerra contro l’America puritana. Questa volta non erano associazioni religiose o politici conservatori a parlare, ma donne che dicevano di averlo conosciuto nella vita privata.

La risposta del pubblico romano mostra una parte del pubblico è disposta a riaccoglierlo. Alcuni penseranno che l’assenza di un’incriminazione abbia chiuso la vicenda. Altri separeranno l’opera dall’uomo. Altri ancora vedranno nel suo ritorno la conferma che l’industria musicale sa dimenticare quasi tutto, purché ci siano ancora abbastanza persone disposte a comprare un biglietto.

Il valore dell’appuntamento, tuttavia, non si esaurisce nelle polemiche. Manson resta una delle figure più riconoscibili del rock degli ultimi trent’anni. Ha trasformato l’estetica del trauma, della religione e della celebrità in un linguaggio popolare, influenzando la musica, la moda e l’immaginario visivo di almeno due generazioni.

I concerti affollati e l’attenzione suscitata dal suo ritorno dimostrano che quel linguaggio conserva ancora una forza particolare. Non perché l’artista sia rimasto uguale a sé stesso, ma perché il personaggio che ha creato continua ad adattarsi alle paure del presente.

Il 14 luglio alla Cavea torneranno le canzoni, le luci, il trucco e la liturgia macabra. Torneranno “The Beautiful People”, “The Dope Show”, “Tourniquet” e gli altri brani che hanno trasformato i suoi spettacoli in rituali collettivi. E tornerà l’Antichrist Superstar, il personaggio che per trent’anni ha sostenuto di mostrare al pubblico la violenza nascosta dietro la normalità.

Immagine di Monica Straniero

Monica Straniero

Monica Straniero è una giornalista e collabora con testate italiane e internazionali. Si occupa di cultura pop, storie urbane e immaginari contemporanei.

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