Il Tribeca Festival dei 25 anni si è chiuso come forse poteva chiudersi solo a New York: con Alicia Keys e i Knicks campioni NBA
Sabato 13 giugno la serata di chiusura è partita dalla proiezione di Alicia Keys: Girl From Hell’s Kitchen, documentario diretto da One9 e presentato in anteprima mondiale al festival. Poi il baricentro si è spostato a Capitale, downtown Manhattan, per il closing party ufficiale. Non una semplice appendice mondana, ma quasi il prolungamento naturale del film: fuori New York festeggiava la vittoria storica dei Knicks, dentro Alicia Keys riportava sul palco la sua idea di città.
Il documentario racconta proprio questo movimento continuo tra strada, memoria e spettacolo. Keys torna alla Hell’s Kitchen della sua infanzia, quella degli anni Novanta, prima della trasformazione del quartiere e prima che la sua storia diventasse un musical di Broadway. Ci sono filmati d’archivio, fotografie di famiglia, video domestici, immagini di una Manhattan più ruvida e meno lucidata. Ma il film funziona soprattutto quando lascia parlare la materia personale: il rapporto con la madre, l’assenza del padre, gli artisti e i musicisti che abitavano il quartiere, le persone incontrate per strada, gli insegnanti, i vicini.
One9 non reinventa la forma del documentario musicale: segue la crescita, il talento, il successo, il ritorno alle origini. Però qui la cornice conta. Perché Girl From Hell’s Kitchen non arriva al Tribeca come un oggetto isolato, ma dentro una notte in cui New York sembrava essersi data appuntamento per celebrarsi da sola. Il film parla di una ragazza cresciuta in un quartiere difficile ma pieno di suoni, incontri e ambizioni; poche ore dopo, quella stessa storia diventava performance, festa, anthem cittadino.
Al party Keys è salita sul palco con ospiti a sorpresa, tra cui Nas e Shoshana Bean, chiudendo la serata con Empire State of Mind. A quel punto era difficile separare il documentario dalla festa, Broadway dal basket, Hell’s Kitchen da Manhattan intera. Il racconto privato di Keys si è allargato fino a diventare una cartolina rumorosa e perfettamente newyorkese: un film sulle origini, finito dentro una notte in cui la città aveva già deciso di cantare.




