Mario Terrana è un imprenditore italo-americano originario di Palermo. Arrivato negli Stati Uniti tra la fine degli anni Sessanta e i primi Settanta, dopo quasi vent’anni nel settore automobilistico, nel 2001 diventa socio in Everest Marble, contribuendo alla crescita dell’azienda fino a trasformarla in una delle realtà di riferimento nel Tri-State Area per l’importazione e la distribuzione di marmi e pietre naturali di alta qualità, con sedi in South Jersey, North Jersey e Norwalk, in Connecticut. Lo abbiamo intervistato per ilNewyorkese.
Lei arriva negli Stati Uniti molto giovane, in un periodo complesso e di grandi cambiamenti. Come nasce questa scelta e che America trova negli anni Settanta?
La mia famiglia si era trasferita negli Stati Uniti già nel 1968, ma io ero rimasto in Italia perché studiavo ingegneria all’università di Palermo. Ero vicino alla laurea, ma a un certo punto ho sentito il bisogno di raggiungere la mia famiglia. Nel 1970 sono andato in America, poi sono tornato in Italia per continuare gli studi, ma lì sono stato chiamato per il servizio militare.
Dopo sei mesi, grazie a una legge americana che tutelava gli emigranti, sono stato rilasciato per rientrare negli Stati Uniti. Da quel momento la mia vita ha iniziato a prendere una direzione diversa. Ho conosciuto mia moglie, ci siamo sposati, siamo tornati per un periodo in Italia, ma non è stato semplice riadattarsi. Alla fine ho deciso di rientrare definitivamente negli Stati Uniti, prima a New York e poi nel New Jersey, e di ricominciare tutto da capo.
Prima di entrare nel mondo della pietra naturale, lei ha lavorato per molti anni nel settore automobilistico. Che esperienza è stata e cosa le ha lasciato?
Con mio fratello abbiamo aperto un’officina specializzata in auto di alto livello, come Porsche e Mercedes. Ci occupavamo sia della vendita che delle riparazioni. È stato un lavoro intenso, che ho portato avanti per quasi vent’anni. Quell’esperienza mi ha insegnato molto: il rapporto con i clienti, la gestione di un’attività, il valore della competenza e della specializzazione. Ma dopo tanti anni ero stanco di quell’ambiente. Sentivo che avevo bisogno di cambiare completamente, di fare qualcosa che mi desse nuove motivazioni.
Il cambiamento arriva nel 2001 con Everest Marble. Come avviene questo passaggio e che azienda era allora?
Dopo aver venduto tutto nel settore automobilistico mi sono fermato quasi un anno, per capire cosa volevo davvero fare. Poi è arrivata l’occasione di entrare in Everest Marble come socio. All’epoca era una realtà molto piccola, con un solo magazzino. Sono entrato subito in modo attivo, occupandomi della rappresentanza dell’azienda e dello sviluppo. Piano piano siamo cresciuti: da una sede siamo passati a due, poi a tre, arrivando anche in Connecticut. Oggi Everest Marble è considerata una delle migliori compagnie di Marble & Granite nel Tri-State Area.
Di cosa si occupa concretamente Everest Marble e qual è il suo ruolo all’interno dell’azienda?
Siamo importatori internazionali di pietra naturale. Il mio ruolo principale è l’acquisto dei materiali: viaggio spesso in Italia, in Spagna, in Brasile, in India e in altri Paesi per selezionare direttamente i marmi e le pietre. I materiali arrivano nei nostri magazzini, dove architetti, designer e fabbricatori possono vederli dal vivo e sceglierli. Noi non vendiamo al cliente finale, ma lavoriamo con professionisti del settore. La selezione è una parte fondamentale del nostro lavoro, perché ogni materiale ha caratteristiche, qualità e destinazioni diverse.
Qual è stata, in questi venticinque anni, la scelta strategica che ha fatto davvero la differenza per la crescita dell’azienda?
La qualità. All’inizio il mercato era basato soprattutto su materiali standard e su una forte competizione di prezzo, spesso impossibile da sostenere. Paesi come l’India riuscivano a vendere a costi molto più bassi. Noi abbiamo deciso di puntare su materiali particolari, di fascia alta, anche molto costosi, ma selezionati con grande attenzione. Lavoriamo direttamente con i proprietari delle cave e con i produttori, mantenendo rapporti diretti e continui. Questo ci permette di offrire materiali unici, spesso in esclusiva, e di distinguerci in un mercato sempre più standardizzato.
Da emigrato siciliano a imprenditore affermato negli Stati Uniti, che consiglio darebbe oggi a un giovane che vuole fare impresa oltreoceano?
L’America offre grandi opportunità, ma non è un posto dove si diventa ricchi senza sacrifici. Qui bisogna lavorare duro, ogni giorno. I soldi non si trovano per strada.
Se uno vuole semplicemente lavorare senza mettersi in gioco, forse è meglio restare in Italia. Ma se ha voglia di dare il massimo, di fare qualcosa di diverso e di speciale, allora qui le possibilità ci sono davvero. È una terra di emigranti, e chi ha determinazione, prima o poi, trova il suo spazio.




