Cosentino e Sanpietro aprono il Superbook: “La letteratura italiana ha qualcosa da dire”

C’è un gap da colmare, e l’Italia ha deciso di farlo con un premio. Si chiama Superbook, è nato dall’Istituto Italiano di Cultura di New York, e il suo obiettivo è portare il meglio della narrativa italiana contemporanea al pubblico americano, quello stesso pubblico che fatica a trovare tradotti i vincitori dei principali riconoscimenti letterari italiani.

Abbiamo pensato che fosse il modo migliore per colmare un gap grave del nostro paese come letteratura rispetto a concorrenti che non hanno niente di più da esprimere” ha spiegato il direttore Claudio Pagliara all’apertura dell’evento. Al suo fianco, il Console Generale Giuseppe Pastorelli ha inquadrato l’iniziativa in una cornice più ampia: raccontare l’Italia all’estero, sì, ma anche alimentare quella che ha definito un “motore economico” dell’industria culturale italiana.

Il primo panel, moderato dal giornalista Gianni Liotta, ha messo al centro due voci della narrativa italiana più recente: Nicola H. Cosentino, con C’è molta speranza, e Leonardo Sanpietro, autore di Festa con Casuario. Liotta li ha presentati come espressione di una “cultura italiana viva, contemporanea, che si sta maturando, che sta cambiando, che sta sperimentando,” capace di parlare alle nuove generazioni attraverso quello che ha chiamato il “linguaggio dello scrolling”, una narrativa veloce, tesa, modellata sui ritmi dell’attenzione digitale. Un elogio, non una critica.

Sanpietro ha descritto il suo romanzo come un “giallo non giallo”: la struttura thriller è un pretesto per scavare nell’interiorità dei personaggi. Il casuario, animale esotico e pericoloso, funziona da catalizzatore simbolico per le crisi dei protagonisti. La velocità della narrazione non è un vezzo stilistico ma una scelta consapevole: “la società in genere ha bisogno di più velocità,” ha detto, ammettendo di aver cercato di scrivere qualcosa che rispecchiasse quei ritmi. Sul fronte dei social media, Sanpietro è critico: li considera “strumenti congegnati male,” progettati per sfruttare le debolezze umane. E sull’intelligenza artificiale è cauto: ci vorrà tempo, secondo lui, prima che produca letteratura paragonabile a quella umana.

Cosentino ha raccontato che C’è molta speranza nasce da una crisi personale con la scrittura e da un’indagine sui desideri profondi delle persone. Il protagonista, chiamato semplicemente “H,” è un alter ego che si muove in un mondo dove è più facile esibire paure che esprimere speranza. Trovare la propria voce, ha detto Cosentino, ha significato “uccidere” i suoi maestri letterari. Il suo approccio alle nuove tecnologie è più disteso: ha paragonato le preoccupazioni odierne sui social a quelle sui fumetti degli anni Cinquanta, e ha fatto notare che “non abbiamo mai letto così tanto proprio perché esistono i social media.” L’IA, per lui, è un nuovo competitor ma non una minaccia esistenziale: il desiderio umano di lasciare un’impronta personale, sostiene, garantirà la continuità dell’arte.

Entrambi hanno riflettuto sulla possibile risonanza delle loro opere oltreoceano. Sanpietro ha puntato sull’universalità del tema centrale del suo libro, l’angoscia giovanile legata all’identità e al futuro, come chiave per raggiungere lettori americani. Cosentino ha presentato il suo romanzo come un “catalogo” e una “mappatura di tutti i desideri della contemporaneità,” con una domanda semplice al centro: qual è il desiderio più grande del cuore? La copertina, con Coney Island, è già un omaggio agli Stati Uniti.

“La mission di questo premio è che un pubblico più vasto possibile americano conosca il valore della nostra letteratura contemporanea,” ha concluso Pagliara. Il Superbook è appena cominciato.

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