Alla Casa del Cinema di Roma, la conferenza stampa di presentazione del film di Stefano Mordini La Lezione con Matilda De Angelis e Stefano Accorsi, si è trasformata in un confronto aperto su manipolazione, stalking e percezione della realtà.
A commentare il film che – presentato in anteprima alla 20ª edizione della Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public – esce oggi al cinema, c’erano il regista Stefano Mordini; Matilda De Angelis e Stefano Accorsi; Marco Franzoso, scrittore del libro da cui è tratto il film; lo sceneggiatore Luca Infascelli, il produttore Roberto Sessa e Laura Mirabella di Vision Distribution.
La storia è quella di Elisabetta Sferzi, giovane e brillante avvocatessa di Trieste che, dopo aver difeso con successo dall’accusa di violenza sessuale un carismatico professore universitario, viene ricontattata da lui per intentare una causa contro l’università che, pur avendolo reintegrato, lo relega a un ruolo marginale. Nello stesso momento, il suo passato torna a cercarla: strani segnali, presenze elusive e un senso di costante minaccia le insinuano il dubbio che il suo ex compagno, violento e ossessionato da lei tanto da essere stato condannato per “stalking”, abbia ripreso a perseguitarla. Mentre il confine tra realtà e immaginazione si fa sempre più labile, Elisabetta si decide a scoprire la verità, in un crescendo di tensione che la porterà a ritrovarsi sola e a mettere in discussione tutto quello che credeva di sapere.
In conferenza stampa Mordini ha raccontato la genesi del progetto: «Quando Roberto Sessa mi ha proposto il romanzo, ho sentito che era una storia necessaria. Il libro affrontava stalking e abuso psicologico con grande lucidità. Con Luca Infascelli abbiamo lavorato per trovare una forma cinematografica capace di restituire quella complessità».
Il regista ha scelto un impianto quasi teatrale, con una sola macchina da presa e un uso fortemente simbolico degli elementi naturali: «Abbiamo lavorato sul suono, sul vento come presenza costante, come qualcosa che ti insegue anche quando credi di essere al sicuro. Siamo andati a Trieste, abbiamo studiato il Carso, le case sospese tra città e isolamento. Volevamo raccontare una storia in cui apparentemente non accade nulla, ma ogni dettaglio diventa un segnale».
Determinante anche lo studio dei meccanismi dello stalking: «Il manipolatore trova il suo culmine quando viene riconosciuto dalla vittima. È lì che sente di esistere davvero. Questo paradosso ci ha guidati nella costruzione del film».

Per Matilda De Angelis, La Lezione smonta l’idea della “vittima predestinata”: «La violenza psicologica non è rumorosa, non lascia segni evidenti. Si insinua nella percezione della realtà e la altera. È la mia parola contro la tua. Non esiste un identikit della vittima, può succedere a chiunque, anche a una donna indipendente, forte, economicamente autonoma. Spesso colpisce proprio chi è empatico e disposto a mettersi in discussione». E aggiunge: «Non possiamo controllare la reazione degli altri. Possiamo controllare solo noi stessied è nell’idea di lasciare andare il controllo degli altri diventiamo veramente padroni di noi stessi. Aldo Penna scriveva “di tutte le prigioni che ho abitato, di tutte possedevo la chiave” e in qualche modo in questo si riassume quel senso, noi possediamo la chiave di quella prigione molte volte, però purtroppo la verità si costruisce a ritroso e quindi molto spesso lo capiamo solo in seguito ad un abuso ed è questo il motivo per cui la lezione non è ancora finita e dobbiamo continuare a parlarne».
Quando le abbiamo chiesto quale fosse la lezione imparata nella sua esperienza americana e che riporta nel cinema di casa, ci ha risposto che «è sempre di rimanere uguale a me stessa. Non c’è, per me, romanticizzazione, cioè fuori, dentro, dentro è come fuori, fuori è come dentro. La mia lezione è di rimanere sempre esattamente quella che sono da quando ho 18 anni».
Stefano Accorsi ha approfondito la natura ambigua del professor Walder: «Il manipolatore gioca con le parole, normalizza continuamente, fa dubitare l’altro della propria percezione. E spesso altera anche la propria, per coprire fragilità e limiti».
L’attore ha raccontato un lungo lavoro di documentazione e confronto condiviso con il regista e la co-protagonista: «Esistono categorie, comportamenti ricorrenti. Ma a un certo punto lo studio deve diventare fisico, entrare nel corpo. Molte sfumature sono nate nel momento, sul set, soprattutto nelle scene nella casa sul Carso». Colpisce il racconto personale di Accorsi che durante le riprese ha parlato con una donna vittima di stalking: «Mi ha detto che quando ha disinnescato la paura, il potere del manipolatore si è ridotto. È stato un passaggio illuminante. Ma è difficilissimo capire cosa fare, perché ogni reazione rischia di amplificare la sua presenza».
E sul mestiere dell’attore: «Con ruoli così drammatici bisogna mantenere lucidità, uscire dal personaggio è necessario e anche scherzare sul set aiuta a farlo».
L’autore del romanzo, Marco Franzoso, accetta il tradimento necessario dell’adattamento: «Un bel film deve tradire il libro. Qui ho scoperto aspetti dei miei personaggi che non conoscevo». Due parole guidavano la sua scrittura: rabbia e paura. «Vanno insieme, si alimentano. Sono come il vento: invisibili ma capaci di cambiarti la vita. L’ambientazione a Trieste restituisce perfettamente questa dimensione impalpabile».
Luca Infascelli, che firma la sceneggiatura del film insieme a Stefano Mordini, ha raccontato che la sfida principale era rendere credibile l’isolamento della protagonista: «La sfida di Elisabetta è quella di provare a capire, a ritrovare il suo centro, le sue certezze. Lei percepisce segnali, ma per metà film nessuno le crede. Anche chi le vuole bene minimizza. Questo aspetto, questo isolamento, la spinge verso una scelta radicale: cercare la verità da sola».
Per il produttore Roberto Sessa, il film “era già tutto nel romanzo”, ma la regia di Mordini ha trovato una chiave cinematografica personale e potente.
Laura Mirabella, per Vision Distribution, sottolinea invece il valore simbolico dell’uscita in questi giorni, a ridosso dell’8 marzo, festa della donna: «Non è solo un film di genere sulla violenza, ma una storia di empowerment femminile. Racconta una donna che reagisce, cerca la propria verità e trova il coraggio di agire. È un messaggio importante, soprattutto per le giovani donne».
Da oggi al cinema, La Lezione è un invito a riflettere sulla nostra percezione della realtà e su cosa siamo disposti a fare quando qualcuno, subdolamente, decide di incrinarla.
La Lezione di Stefano Mordini è prodotto da Roberto Sessa ed è una produzione Picomedia (gruppo Asacha, parte di Fremantle) e Vision Distribution, in collaborazione con Sky. La distribuzione è a cura di Vision Distribution. L’opera è stata realizzata con il contributo del Fondo per lo sviluppo degli investimenti nel cinema e nell’audiovisivo del MiC – Direzione Generale Cinema e Audiovisivo e con il contributo della Friuli Venezia Giulia Film Commission – PromoTurismoFVG. Nel cast, accanto a Matilda De Angelis e Stefano Accorsi ci sono: Marlon Joubert, Eugenio Franceschini, Lidia Liberman, Marco Maccieri e Alberto Benedetto Lutri. La sceneggiatura è firmata da Stefano Mordini e Luca Infascelli; la fotografia è di Luigi Martinucci, il montaggio di Davide Minotti, la scenografia di Isabella Angelini e i costumi di Giovanni Schiera.




