Il mese dell’Italian American Heritage, ottobre, è trascorso da alcuni mesi. E Maby Palmisano, presidente del Comites Washington D.C. nonché coordinatrice di tutti i 10 Comites presenti negli USA, in quell’occasione ha incontrato l’ambasciatore, come consuetudine vuole.
“Ogni anno, in ottobre, ci si incontra non solo con l’ambasciatore, ma tra noi presidenti dei Comites – spiega Maby, che è al secondo mandato, ovvero entrata nel secondo quinquennio del suo impegno per quelle istituzioni utili e meravigliose che sono i comitati degli italiani all’estero. E che oggi è vice presidente di Italic-Us Foundation, istituzione che ha l’obiettivo di rafforzare ulteriormente questo ponte, non solo attraverso la comunicazione ma con eventi fattivi.
A sentire la sua vivacità intellettuale e l’instancabile energia con cui svolge il suo ruolo, si comprende perché sia stata rieletta dagli esponenti delle comunità coinvolte.
Siamo un ponte istituzionale, in un paese dove gli italiani sono sempre migrati a ondate. Quella che viviamo a Washington, però, è diversa, intellettuale: qui approdano spesso i cosiddetti cervelli in fuga. Non c’è Little Italy, né l’archetipo del migrante con la valigia di cartone. Però il carattere italiano continua a manifestarsi. La fiammella dell’italianità rimane accesa.
L’obiettivo non è solo fare da punto di riferimento istituzionale per documenti e aggiornamenti di varia natura, ma è fortemente culturale. Volto a scardinare il binomio spaghetti-mandolino come unica icona dell’italianità.
“La statua di Lincoln all’interno del Lincoln Memorial è stata realizzata da due fratelli di Massa Carrara, la cupola nel cuore di Capitol Hill è stata dipinta da Costantino Brumidi. Un italo-americano, Bozzuto, ha praticamente costruito la città”.
Perciò, la strada è a due sensi: da un lato portare agli italiani e agli italoamericani il calore della madrepatria, dall’altro informare la collettività che l’Italia è fucina di bellezza non sempre nota nella sua poliforme espressione.
Un piccolo esempio? Il Comites Washington D.C. sta intervistando italoamericani di terza generazione, per raccogliere la storia della loro famiglia.
C’è un grande senso di orgoglio, la comunità italoamericana è potente e la percezione di appartenenza è fortissima.
Una storia bellissima è quella di due italoamericani il cui nonno arrivò da un paesino, Bagni di Lucca, e si mise a fare statuette di gesso che oggi sono al Campidoglio, alla Casa Bianca.
“Questo signore ha insegnato a tanti altri emigrati italiani quest’arte e ha creato una comunità vastissima di scalpellini”.
Tracing Italian Roots: il DNA di Washington ha tanti geni italiani
Il progetto Tracing Italian Roots sta molto a cuore a Maby Palmisano:
intendiamo creare un sito web con la mappa di Washington su cui verranno segnate tutte le cose fatte da italiani, attraverso fondi straordinari del MAECI. Lo abbiamo presentato nei mesi scorsi, in collaborazione con un’azienda di Mantova, la Global Media.
Qui si va ben oltre i classici incontri delle feste di Natale, di Pasqua, di barbecue alla fine dell’anno. Si tracciano le origini e le si porta alla collettività. E poi ci sono le decine di iniziative organizzate dal Comites che Maby presiede e che ha ormai 10.100 iscritti all’AIRE.
A Washington da tre anni organizziamo Pillole di Design, coordinandoci con un architetto di Firenze, una volta al mese. Abbiamo raccontato realtà come Poltronova, Bitossi, Edra, Ronda Design e il Museo Digitale del Design Toscano.
Altra iniziativa di rilievo è stata quella di vedere nella residenza dell’ambasciatore, Villa Firenze, in occasione della Mostra Villa Firenze contemporanea, 30 opere dell’Accademia di Arte Moderna di Roma. O di chiamare un artista abruzzese a leggere Dante.
“Spesso in occasione di mostre, le guide italiane ci fanno da chaperon”.
Poi, il mini Festival del cinema in primavera e autunno, “mi sono messa d’accordo con le case di produzione”.
Ad aprile, come ogni anno, c’è la giornata internazionale dello sport e della pace. “Philadelphia ha preparato le magliette con i nostri loghi”.
Ascoltare questo fervore è bellissimo. Significa prosecuzione di un legame, quello fra italiani e americani, che è sempre stato forte.
E significa anche sfatare falsi miti, abbattere barriere costruite su immagini vetuste.
Al Gala del design, con Confindustria, c’erano tantissime persone. Aziende come Fincantieri o Leonardo sono qui. Per questo ho aderito con gioia a Italic Us Foundation, l’idea è quella di creare un ponte reale.




