“EPiC: Elvis Presley in Concert”, il ritorno del Re sul grande schermo

Baz Luhrmann rielabora immagini d’archivio della stagione di Las Vegas e riporta Elvis Presley al centro della scena, puntando tutto sulla forza della performance

Nel 2022 Baz Luhrmann aveva trasformato Elvis Presley in un personaggio cinematografico attraversato da eccessi, melodramma e punti di vista ingombranti. Con EPiC: Elvis Presley in Concert l’approccio cambia. Niente ricostruzioni, niente attori, niente filtro narrativo dominante. Il centro torna a essere il materiale d’epoca. Il film uscirà prima negli Stati Uniti il 20 febbraio e arriverà nelle sale italiane il 5 marzo.

Il film raccoglie immagini girate tra il 1969 e la metà degli anni Settanta durante la stagione di Las Vegas. Dentro ci sono sequenze in 16mm provenienti da Elvis on Tour e riprese in 8mm realizzate a Graceland. Il lavoro di restauro curato dal team di Peter Jackson restituisce immagini sorprendentemente vive. I colori sono pieni ma non artificiali, la pelle arrossata dalle luci di scena, le basette, il sudore. Luhrmann ha sottolineato che nessun fotogramma è stato alterato con l’intelligenza artificiale.

Chi si aspetta la linearità di uno show integrale – una scaletta ordinata, canzone dopo canzone – potrebbe restare disorientato. Gran parte dei concerti — incluso quello con l’iconica tuta bianca — mantiene il formato panoramico originale. Il suono, però, è il vero elemento immersivo: la voce emerge con una chiarezza che in molti concerti filmati manca.

La narrazione utilizza dichiarazioni dello stesso Presley. Non c’è una voce esterna che interpreta o commenta. Racconta l’origine dei movimenti sul palco, il rapporto con il rhythm and blues, evita con diplomazia alcune domande sulla Sun Records o sulle prospettive cinematografiche. Le brevi apparizioni di Priscilla Presley e di Lisa Marie mostrano una dimensione familiare essenziale, senza enfasi.

Le prove offrono uno sguardo diverso. Presley discute arrangiamenti, decide come chiudere un brano, scherza con i musicisti. Il concerto appare organizzato nei dettagli, ma non rigido. Sul palco il tono è calibrato per grandi platee; con la band diventa più diretto, quasi informale. Il film insiste su questo doppio registro.

La scaletta attraversa brani fondamentali come “That’s All Right”, “Hound Dog” e “Are You Lonesome Tonight”, include momenti gospel e persino omaggi ai The Beatles. In “Burning Love”, ancora recente all’epoca, si vede Elvis lavorare con il gruppo sul finale, diverso rispetto alla versione su disco. Anche i celebri baci alle fan in prima fila diventano parte dello spettacolo: gesti teatrali, più affettuosi che provocatori, che confermano il suo rapporto diretto con il pubblico.

Per un artista così documentato, sarebbe facile cadere nella ripetizione. Invece EPiC funziona perché concentra l’attenzione su un aspetto preciso: la meccanica della performance. Non aggiunge scandali né revisioni storiche. Semplicemente mette Elvis al centro dello schermo e lascia che sia la sua presenza — la voce, il ritmo, il controllo del palco — a fare il resto.

Immagine di Monica Straniero

Monica Straniero

Monica Straniero è una giornalista e collabora con testate italiane e internazionali. Si occupa di cultura pop, storie urbane e immaginari contemporanei

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