Saul Nanni, mille volti per La Gioia

All’anteprima romana de La Gioia, il nuovo film di Nicolangelo Gelormini, abbiamo incontrato Saul Nanni, il protagonista istrionico dai mille volti

Temevo di arrivare in ritardo e invece il capannello di persone davanti la porta mi dice che sono addirittura in anticipo. Mi avvicino, trafelata, cercando di aprirmi un varco verso l’entrata. Tanti corpi, tanti visi ma io ne vedo uno solo: quello di Saul Nanni.

Siamo al cinema Barberini di Roma per l’anteprima di La Gioia, il nuovo film di Nicolangelo Gelormini nelle sale dal 12 febbraio e Saul Nanni – nel cast insieme a Valeria Golino, Jasmine Trinca, Francesco Colella, Betti Pedrazzi – spiccava tra tutti, come se una luce gli lampeggiasse sulla testa. 

La cosa che mi ha colpita di più è che lui non faceva nulla per alimentarla: non si metteva in mostra, non alzava la voce, non richiamava l’attenzione di proposito. Quella luce veniva da dentro e lui brillava, in punta di piedi, pacatamente, brillava.

Dopo tutto non è un caso se è stato scelto per interpretare il protagonista maschile, che ammalia e terrorizza, incanta e inganna, intenerisce e fa ridere, sorridere, innamorare Gioia e tutto il pubblico che li guarda.

Nel film, ispirato all’omicidio di Gloria Rosboch, Saul Nanni (profilo IG) è Alessio, un ragazzo che usa il suo corpo come strumento per rimediare qualche centinaio di euro e aiutare sua madre Carla (Jasmine Trica), cassiera in un supermercato. Una personalità che cambia a seconda delle ore del giorno e della notte, un’identità fluida che passa dalle sneaker ai tacchi vertiginosi.

Tra lui e Gioia (Valeria Golino) – un’insegnante di liceo che non ha mai conosciuto l’amore, se non quello opprimente dei genitori, con cui vive ancora – nasce un legame proibito, fragile e inspiegabilmente necessario per entrambi, avvelenato dalla sete di riscatto sociale di lui e destinato a una tragica sorte.

Alla fine del film, dopo la conferenza stampa, finalmente incontro Saul, ha appena compiuto 27 anni e continua a brillare.

Il personaggio che interpreti è uno e mille, ha tantissime facce, è istrionico e cangiante. C’è un personaggio, reale o di fantasia, a cui ti sei ispirato?

Nicolangelo mi ha sempre chiesto di non fare un lavoro emulativo su di lui, voleva che in qualche modo trovassi questo personaggio dentro di me, non al di fuori di me. L’idea era proprio questa, come hai detto tu, mi fa piacere che lo dica tu in primis, di costruire un personaggio istrionico, dai mille volti e delle mille sfaccettature. L’obiettivo che ci eravamo dati con Nicolangelo è stato quello di trovarlo molto anche in scena, nel senso che ci siamo immaginati che fosse uno di quei ragazzi capaci di essere sempre quello che l’interlocutore voleva vedere. E quindi, dal momento che avevamo la libertà di essere tante cose con questo personaggio ci siamo detti di vedere chi, cosa, volesse essere in ogni scena e come avrebbe risposto all’interlocutore.

C’è stata un’ispirazione femminile?

Eh sì, io pensavo che lui, Alessio, in qualche modo volesse emulare la madre, trattenere qualcosa che voleva portarsi con sé. Per quanto riguarda me, io direttamente non ho fatto nessun tipo di lavoro, di consulto su qualcun altro, qualcosa che conoscessi direttamente. Sono andato di pancia.

Alessio fa di tutto per essere visto, ma in realtà nessuno lo guarda davvero. Nessuno, tranne Gioia, che è forse la prima a vederlo per quello che è davvero. Tu, nel tuo vissuto personale, che rapporto hai con la visibilità?

Io sono stato esposto alla visibilità quando ero molto piccolo, avevo 13-14 anni, e sono finito veramente per caso in questo mondo in cui poi sono cresciuto, quindi questa cosa della visibilità non è arrivata da un giorno all’altro e ora, ho appena compiuto 27 anni, posso dire che mi accompagna da metà vita, è cresciuta con me.

Che cos’è la gioia per te?

Beh, la gioia… la gioia ha mille sfaccettature, la gioia… mi è piaciuto molto quando Valeria ha detto che è qualcosa di esterno che riesci a toccare qualcosa di interno. La gioia la posso trovare mentre leggo una sceneggiatura bellissima, mentre mangio qualcosa di incredibile o mentre sono in viaggio e vedo qualcosa che non ho mai visto.

Tendenzialmente la gioia è tutto ciò che mi fa sentire pieno, tutto ciò che mi fa sentire in qualcosa di nuovo o non conosciuto.

Immagine di Cecilia Gaudenzi

Cecilia Gaudenzi

Giornalista professionista e storyteller. È nata a Roma nel 1991 “sotto il segno dei pesci”, dove si è laureata con lode in Scienze Politiche, all’Università di Roma Tre e dove vive stabilmente. Musica, cinema, letteratura, politica, serie tv, podcast, reportage e terzo settore. Il vizio di scrivere, di tutto e su tutto ce l’ha fin da bambina. Le piace conoscere, capire, raccontare e soprattutto, fare domande. Crede nello scambio di idee e nella contaminazione. Ha girato l'Africa per dare voce all'impegno di donne e uomini che dedicano la loro vita agli altri. La sua parola preferita è resilienza.

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