Gennaio è il mese in cui le luci si spengono e la città sembra fermarsi un istante, fare un grande respiro, per poi riprendere con il suo ritmo incessante. È il mese dei buoni propositi, in cui si fa un resoconto dell’anno appena passato e si decide cosa si vuole tenere e cosa è necessario lasciare andare. A New York questa idea non riguarda solo le persone, ma anche i vestiti.
Dopo il frastuono delle feste, gennaio arriva come un forte vento, silenzioso ma tagliente, che ci invita a guardarci dentro davvero, senza più rimandare a domani, a chiederci cosa desideriamo cambiare. È il mese della selezione essenziale. Così come si ripongono gli addobbi natalizi, si tenta di fare finalmente ordine anche nella vita…e nell’armadio. Si guardano le abitudini che ci accompagnano da tempo e ci si chiede quali siano ancora utili e quali, invece, siano solo enormi pesi ereditati dal passato, di cui non siamo riusciti a liberarci per anni, proprio come i nostri vestiti. Lasciare andare non è mai semplice: richiede tanto coraggio, perché significa accettare che qualcosa ha fatto il suo tempo. Ma è un gesto necessario, vitale, quasi naturale, come potare un albero perché possa rifiorire.

Quante volte abbiamo pensato “questo maglione non lo metto più, non mi calza bene, non mi valorizza, non mi fa sentire a mio agio, ma non riesco a metterlo via solo perché mi dispiace”. Così finiamo per accumulare, accumulare e accumulare ancora cose che non ci piacciono, che non ci fanno stare bene, perché magari non abbiamo mai trovato la forza di lasciare andare. In questo mese le agende ancora vuote sembrano offrire una promessa, quella di ricominciare. Ma quest’anno più che ricominciare, la parola chiave che voglio dare al 2026 è “rinascere”. Una rinascita totale, che spesso parte proprio dal fare spazio, oltre che nelle nostre vite, nei nostri armadi e per questo New York è la città perfetta.
Ero a Long Island, la scorsa settimana, quando sono entrata nel mio primo thrift store degli Stati Uniti, pieno di vestiti, scarpe, borse e gioielli pronti a rinascere, ad avere una nuova vita. Questi negozi sono dei veri e propri archivi di storie vissute, ogni indumento porta con sé tracce del passato, di chi lo ha indossato prima, ma allo stesso tempo è un punto di partenza, che offre infinite possibilità a chi lo indosserà. Come le persone, anche i vestiti arrivano in questa grande città con una storia e la possibilità di scriverne un’altra, migliore, più bella, ma soprattutto più felice.

Rinascere vuol dire soprattutto riconnettersi con la vera essenza di sé, eliminare tutte le aspettative o le pressioni altrui, per poi dar inizio a una vita più autentica e la prima fase di questo processo avviene spesso proprio a partire dai nostri vestiti. Aprire l’armadio può diventare quindi un gesto di consapevolezza. Scegliere con cura capi che raccontano chi siamo veramente è un atto di ascolto e rispetto per sé stessi, il motore della nostra rinascita, sia esteriore che interiore. Per riprendere quello che ci siamo detti lo scorso mese, ovvero che la moda ha il potere di creare connessioni, la seconda parola chiave che voglio dare a questo nuovo anno è “empatia”, la capacità di “mettersi nei panni” degli altri, solo in questo modo c’è la possibilità di creare veri legami. In questo senso i thrift store incarnano perfettamente il concetto. Infatti, i ricavi di ciò che viene venduto finanziano programmi di supporto per persone in difficoltà economiche, di salute, alla ricerca di una casa o di un pasto caldo. Così la moda circolare, oltre a evitare sprechi e inquinamento, amplifica il suo potere connettivo, diventando un ponte sempre più solido, in grado di mettere in contatto individui anche totalmente diversi, ma accomunati dal fatto di essere tutti parte dello stesso mondo e creando connessioni basate su valori e responsabilità condivisi. In tal modo il consumo smette di essere un atto superficiale e individuale, per diventare un gesto consapevole, capace di rafforzare il senso di comunità e di promuovere uno stile di vita più inclusivo, etico e attento al futuro del pianeta.
E mentre la città riprende lentamente il suo ritmo, anche noi possiamo farlo: un passo alla volta, con meno rumore e più attenzione, portando con noi solo ciò che davvero vale la pena e rinascendo, così come i vestiti dei thrift store, a partire proprio da quelli che indossiamo ogni giorno e che dovrebbero valorizzarci al meglio, facendoci stare bene con noi stessi.
Così gennaio diventa quindi il tempo della scelta necessaria, quella che suggerisce cambiamenti più vicini alla nostra autenticità. Ed è proprio da qui che può iniziare una rinascita duratura: da un armadio più essenziale ma più coerente. Buon anno e buona rinascita!




