Carlo Rolle è il fondatore e owner di San Carlo Osteria Piemonte. Con oltre vent’anni di esperienza nella gestione d’impresa, ha maturato il suo percorso professionale lavorando tra Italia, Germania e Corea, affiancando all’attività manageriale quella di investitore nel settore della ristorazione. Originario di Torino, con San Carlo Osteria Piemonte porta negli Stati Uniti la sua passione per la cucina tradizionale piemontese, reinterpretata nel rispetto dell’autenticità e della cultura gastronomica d’origine. Lo abbiamo intervistato per IlNewyorkese.
Cosa ti ha portato a creare San Carlo Osteria Piemonte a New York?
Tutto nasce da una passione per la cucina che ho avuto sin da giovane, fin da ragazzino. Sono figlio adottivo: mio padre era di Torino, purtroppo è mancato nel 2012, e mia madre è di Saluzzo. La mia famiglia è piemontese, quindi sono cresciuto spesso ospite di zii e nonni, tutti grandi appassionati di cucina piemontese. È lì che si è accesa la mia passione per il cibo. L’idea di aprire San Carlo a New York nasce da un’amicizia con un socio che all’epoca viveva già lì e operava nella ristorazione. Tra il 2010 e il 2011 ho iniziato a fare viaggi frequenti negli Stati Uniti, anche una o due volte all’anno, per capire come funzionava il mercato. Poi, nel 2015, mi sono trasferito definitivamente a New York e abbiamo aperto il ristorante. Insieme a me, nella compagine societaria c’è mia sorella ed altri due amici che considero anche loro fraterni. In Italia la ristorazione per me è sempre stata più una passione che un lavoro: ho avuto un ristorante a Torino, ma la mia carriera principale è sempre stata in ambito industriale. Oggi sono direttore commerciale Italia di una multinazionale svizzera; in passato sono stato amministratore delegato con esperienze lavorative anche in Germania e Corea, quindi un settore completamente diverso dalla cucina. Aprire San Carlo a New York, quindi, è stato un progetto che unisce la mia passione personale per la cucina piemontese con la possibilità di portare questa tradizione anche in molte altre città.
San Carlo nasce dal legame con Torino ma vive in uno dei mercati gastronomici più competitivi al mondo, cosa hai dovuto imparare da zero a New York?
Rispetto a una città come New York, ho dovuto imparare moltissimo. Tutti noi impariamo continuamente qui, ma fin dall’inizio avevo le idee molto chiare sul prodotto che volevo offrire. Volevo proporre qualcosa di diverso rispetto a quello che già esisteva: lontano dalla cucina del Sud Italia, dalle pizzerie e da tutto ciò che era presente da decenni a New York. Mi interessava offrire una cucina piemontese autentica, fedele alle tradizioni, non contaminata, e curata personalmente. Per prepararmi, ho seguito corsi con chef stellati in Italia, lavorando con Alfio Ghezzi, chef della Cantina Lunelli in Trentino, legata alle Cantine Ferrari. Grazie a questo percorso, sono riuscito a costruire l’offerta che avevo immaginato per gli Stati Uniti. Questo approccio ci ha permesso di arrivare al 2026 celebrando i dieci anni di San Carlo. Non è stato sempre facile: abbiamo superato periodi difficili, come la pandemia di Covid, e anche complicazioni interne, tra cui l’uscita di due soci e tentativi di compromettere il concept del ristorante. Rimanendo fedeli al prodotto e alla nostra filosofia, però, siamo riusciti a superare tutte le difficoltà. Questo ci ha permesso non solo di sopravvivere a momenti complicati, ma anche di consolidare un’offerta riconosciuta e apprezzata a New York.
Il Piemonte spesso è meno conosciuto all’estero rispetto ad altre cucine italiane. Come far apprezzare una cucina basata su rigore, stagionalità e tradizione?
E’ stato sicuramente un valore aggiunto scegliere di proporre una cucina del Nord Italia, piemontese nello specifico, con alcune influenze liguri piuttosto che lombarde. Il Piemonte è sempre stato il “regno” della tradizione gastronomica del Nord, Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta, e questa scelta ci ha permesso di distinguerci. Quando sono arrivato a New York, ho cercato di capire chi offrisse già cucina piemontese. L’unico ristorante che c’era era Barbetta, nella zona di Hell’s Kitchen. Il New York Times, all’inizio della nostra apertura, scrisse che Barbetta aveva una cucina ormai fortemente contaminata da influenze americane. Noi invece ci distinguevamo per una cucina molto tradizionale, fedele alle ricette e alle tecniche italiane, senza contaminazioni. Questo ci ha dato un vantaggio importante e ha contribuito a farci riconoscere come un punto di riferimento per chi cerca autentica cucina piemontese a New York.
Come riuscite a mantenere un equilibrio tra identità creativa e gestione imprenditoriale?
Vengo a New York ogni tre mesi, cercando di mantenere un contatto diretto e costante con il ristorante. Ma il successo della gestione oggi è sicuramente merito dei due manager che ho scelto per guidare San Carlo: Mirko Mennuni sin dall’apertura con il San Carlo e Mauro Cerrina, manager molto valido che ha lavorato a livello internazionale, a Londra e a Milano. Lo chef è Davide Iacoboni, un giovane con tanta passione e ancora molta strada da fare, ma che grazie al suo impegno riesce a gestire al meglio la cucina e offrire la qualità che vogliamo dare ai nostri ospiti. Io mantengo comunque un contatto quotidiano con Mirko e Mauro, perché il rapporto di fiducia con queste persone è totale. È proprio questo team, insieme al contatto diretto e costante, che costituisce il vero successo della gestione di San Carlo.
Guardando al futuro, San Carlo Osteria Piemonte vuole diventare un modello esportabile di ristorazione regionale italiana nel mondo?
Stiamo lavorando con l’obiettivo di far sì che San Carlo Osteria Piemonte diventi un punto di riferimento per la cucina piemontese nel mondo, non solo come ristorante ma come concept strutturato e riconoscibile, capace di essere replicato senza perdere identità e coerenza. In questa direzione si inserisce la valutazione di una possibile apertura a Montecarlo, attualmente in fase di valutazione, che si inserisce in un percorso di crescita più ampio. Parallelamente, stiamo prendendo in considerazione un’ulteriore espansione anche all’interno di New York, in continuità con il lavoro già avviato. L’idea è che San Carlo non resti un’esperienza legata a un’unica sede, ma si affermi come un modello di ristorazione che rappresenti in modo fedele la cucina piemontese e che possa essere esportato e riconosciuto a livello internazionale, mantenendo standard qualitativi e una visione chiara del progetto.




