Giammarco Sicuro, l’anima del giornalista dal volto buono

Stiamo vivendo un periodo storico di grandi cambiamenti, consolidati schemi politici internazionali sono oramai carta straccia. Nuovi equilibri, per adesso solamente accennati, si affacciano. Essi obbligheranno tutti noi a delle scelte non più eludibili. Una cosa è certa: ogni indecisione di oggi ci presenterà un conto salato domani. Qualche attento osservatore, privilegiato dalla propria professione, lo andava dicendo da tempo. Uno di questi è senz’altro Giammarco Sicuro. Giornalista Rai, Inviato Speciale Esteri, in una intervista premonitrice affermava.

La sua immagine fresca e pulita compare sempre in televisione, operativo in Cina, Israele, Palestina, Russia, Ucraina, quali contesti ben feriti dalla guerra. Ci racconta che il suo lavoro l’ha portato, e lo porta, oltre che in Italia, anche a Taiwan, Messico e proprio di recente negli Stati Uniti, non nuovo a calcare tale territorio.

Inevitabile, dal momento che frequenta luoghi decisamente martoriati chiedergli: ma chi te l’ha fatto fare? E soprattutto come si convive con la paura?

Il sorriso sorge spontaneo  mentre le fossette sulle guance si inarcano ancor più:

“Esatto, continuamente mi chiedono se mangio, se bevo, dove dormo e  soprattutto come faccio a lavorare mentre brucia tutto dietro le mie spalle! Domande giustissime. La paura è un sentimento umano che si ripete tantissime volte in contesti ove si rischia la vita. Io stesso me lo chiedo di continuo raccontandolo anche nel mio libro ‘Grano. Storie e persone da una guerra vicina’. Non nasco con l’ambizione di cimentarmi in reportage di guerra, penso alla missione del servizio pubblico prima di tutto,  e quindi la necessità, nonostante le difficoltà, di ‘Esserci’. Perché  è basilare testimoniare e raccontare l’umanità che incontriamo ancor più in certi frangenti . Ed è giusto portare alla luce ciò che succede spingendoci maggiormente ad andare oltre, superando ogni limite. Chiaramente non ci si improvvisa: ‘inviato di guerra!’. Vengono fatti corsi di pronto soccorso, di sopravvivenza, in virtù anche dell’esperienza che aiuta come  affidarsi a cose logistiche e persone giuste.”

Sappiamo che un paio d’anni fà venne in Toscana, a Vinci per l’esattezza, ritirando il ‘Premio Li Omini Boni Desiderano Sapere’

“Si, fu un grande onore in quanto cresciuto col mito di Leonardo, precursore  dei tempi nonché grande ricercatore. Approfitto per dire che ho lavorato anche per TGR Toscana, concentrandomi anche su storie di paese. Tornando a ‘Li Omini Boni’ mi sono sentito in sintonia vivendo simile racconto che segue il sentiero della bontà. Sembrerà retorica ma in realtà essere nel mezzo del dolore e della violenza, porta alla ricerca di cose positive quali persone che in momenti drammatici, d’orrore, cercano d’aiutare il prossimo con grande umanità. Di conseguenza si crea un clima empatico, verso conflitti che altrimenti apparirebbero scontri tra eserciti, bombe e razzi. Non è che andiamo a fare i ‘kamikaze’! Pertanto, tra sofferenze e vittime, la capacità dell’essere umano è quella di trovare bontà riuscendo a trasmettere solidarietà in maniera reciproca. Questo è il nostro lavoro! E quel premio vinciano mi ha reso estremamente orgoglioso”.

Decisamente apprezzabile il suo pensiero che sembra anche una missione, posta in scenari terribili dove spesso l’abitudine al dolore fa regredire il senso di pietà.

Purtroppo l’assuefazione è parte dei sentimenti umani e un giornalista ha l’obbligo di provare a disinnescare proprio questo raccontando e raccontando ancora, investendo anche su quello un po’ messo da parte, dandone degna testimonianza. Effettivamente si fa presto a dimenticare, ed io personalmente preferisco mettere la parte emotiva seppur in un lasso di tempo televisivo estremante breve. Già, un minuto e mezzo circa!”

Ecco, in simili frangenti vengono sempre richieste di soldi d’aiuto più che altro per i piccoli altamente denutriti, nonché per altre realtà che si presentano agghiaccianti.

Giammarco Sicuro più che ridere, sorride ironicamente, offrendoci la risposta con pausa per proseguire poi sul tema della beneficenza in tali emergenze.

Consiglio vivamente di affidarsi a grandi organizzazioni legalmente riconosciute. E con questo dico tutto!”

Prossimamente?

“Ah…io conto il giusto, mi mandano dove vogliono! L’inviato all’estero è fondamentale come del resto quello nel nostro paese, seppur lavorando talvolta con le ali tarpate. Perché! Perché può capitare che siano  scelte cose ‘più di moda’  a discapito di altre ”.

Un momento, questo, in cui non è mancato di parlare anche di quella fascia del giornalismo volta al sociale.

Esatto, tempo fa in Afghanistan l’arrivo dei ‘Tir’ contenenti medicine ed altri beni di prima necessità, assieme alla riapertura delle scuole, è da considerare decisamente un circolo virtuoso capace d’empatizzare tali contesti,  con tanto di sfida – ride alzando le spalle – nei confronti dei talebani.

Quanto alla situazione odierna in Medio Oriente? La cronaca riferisce che non c’è rispetto per non dire peggio per la stampa in quanto presa brutalmente di mira”.

Questa è una conseguenza purtroppo dei tempi che viviamo. L’abbiamo osservata anche in Ucraina dove più volte i convogli con giornalisti sono stati deliberatamente attaccati – anche per quanto riguarda la mia esperienza personale – dall’esercito russo; ci sono state tante vittime in Ucraina per attacchi deliberati verso entità che una volta erano considerate neutrali, come le Organizzazioni Umanitarie tipo La Croce Rossa Internazionale. È ancora vivo il ricordo di quanto è avvenuto a Gaza con la morte d’oltre 60 giornalisti in poche settimane. Pertanto è basilare riportare ad un senso di neutralità la stampa, che si trova in tali scenari non per parteggiare bensì per raccontare fondamentalmente le storie delle vittime, che possono stare su entrambi i lati del conflitto”.

Pensiero sull’Unione Europea.

Prima di tutto serve una unità di intenti poiché la Unione Europea si è dimostrata divisa soprattutto sulla politica estera. Serve un ministro degli Esteri, che non è l’Alto Commissario per gli affari esteri che non ha un potere reale e concreto. Servirebbe una voce unica, che esca fuori dai 27 e interpreti un pensiero comune che sintetizzi. Questa è una difficoltà che ha a che fare con le varie posizioni. L’abbiamo visto con il veto ungherese agli aiuti all’Ucraina. Sia nel contesto israeliano che in quello ucraino, abbiamo assistito a una mancata vigilanza. Non abbiamo fatto abbastanza dal 2014 per ciò che stava avvenendo in Donbass relegando quella questione come regionale ed oggi purtroppo è tardi. L’Unione Europea è stata assente perché manca una voce comune e spesso si affida ad altri come gli Stati Uniti. Di conseguenza dovremmo essere più protagonisti in campo internazionale”.

Immagine di Carla Cavicchini

Carla Cavicchini

Carla Cavicchini giornalista con esperienza trentennale, è stata direttrice del periodico "Auser Filo D'Argento." Appassionata di teatro, ha lavorato per il regista Carlo Lizzani al remake di "Cronache di Poveri Amanti" al 'Fabbricone' di Prato. Il suo pensiero è che leggere i classici, porta a quei valori fondamentali d'epoche passate, contrassegnate da virtù e sconfitte. Ulisse insegna. Un eroe che, seppur provato dalle avversità della vita, incita a resistere sino al raggiungimento degli scopi della propria esistenza.

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