Perché Yoga a Central Park?

Serena D'Andria

Serena D'Andria

Laureata in Discipline teatrali ha insegnato recitazione a bambini e ragazzi nell’età evolutiva. Dopo aver provato sulla sua pelle i grandi benefici della pratica yogica, è diventata maestra di Hatha yoga e yoga bimbi. Vive a New York dove insegna a tutte le età come ritrovare la connessione con se stessi e con l’universo in mezzo alla  metropoli più frenetica del mondo.

Situato esattamente al centro dell’isola di Manhattan con i suoi 341 ettari Central Park è probabilmente il parco più conosciuto al mondo. Chiunque in qualunque paese sa che esiste e sa dove si trova a prescindere se sia mai stato a New York oppure no.

Come spesso accade con i posti immersi nella natura, il cuore verde di Manhattan si presta particolarmente bene per lo svolgimento di qualsiasi tipo di attività sportiva. Questo perché al suo interno si estendono diverse strade battute, campi per giochi a squadre, laghi artificiali e prati di ogni superficie ed estensione.

Perché parliamo di yoga a Central Park? Chiunque si sia avvicinato allo yoga sa perfettamente che tra la pratica al chiuso e quella all’aperto non c’è paragone. Chiaramente le condizioni meteorologiche devono consentirlo, soprattutto perché (aldilà di nuove mode di cold yoga che non ho ancora approfondito abbastanza per poterne parlare male – o bene chissà) lo yoga non va assolutamente praticato in ambienti freddi. I muscoli più sono caldi e più lavorano facilmente raggiungendo anche allungamenti maggiori rispetto a condizioni di freddo.

Tornando alla pratica all’aria aperta e al perché sia da prediligere quando possibile, uno dei motivi principali risiede nell’importanza della respirazione nello yoga. Se pensiamo che le tecniche di respirazione – i Pranayama – sono un momento fondamentale della lezione, e che ad ogni movimento nella pratica delle Asana va associato un momento del respiro specifico e non sostituibile, ci renderemo conto che poter respirare aria pulita e fresca è sicuramente un plus rispetto ad un ambiente chiuso con aria stantia.

A questo aggiungiamo il concetto di Prana che è letteralmente la “vita” o il “respiro” che scorre in ogni cosa negli esseri viventi e negli elementi naturali, nella luce del sole, nel cibo e nell’acqua persino negli oggetti inanimati come le rocce. Ed è proprio per questo motivo che l’energia vitale – il Prana appunto – che viene emanato da un luogo come Central Park è palpabile e nutre lo spirito oltre che il corpo.

Appena mi sono trasferita a New York, uno dei primi giorni armata del mio fedelissimo tappetino sono andata a cercarmi un prato dove fare yoga e appena terminata la pratica ho sentito fortissimo in me quanto potente quel momento fosse stato.

Provate a visualizzare voi stessi seduti comodi su un tappetino disteso sull’erba di un prato fresco, i raggi del sole che arrivano al nostro corpo passando tra le foglie di un maestoso albero che ci fornisce la giusta quantità di calore e di ombra. Non abbiamo né caldo né freddo, siamo perfettamente a nostro agio. In sottofondo la follia della metropoli diventa un lontano brusio, mentre riusciamo a sentire chiaramente il cinguettio degli uccelli sui rami, le corse degli scoiattoli tra erba e tronchi e il rumore del vento tra le foglie. E dopo essere rimasti in ascolto per qualche minuto e aver respirato tutto questo immaginiamo di iniziare la nostra pratica carichi di Prana e connessi con l’universo tramite questa immersione nella natura.

Si tratta proprio di questo in fondo, lo yoga attraverso la pratica fisica non fa altro che insegnare a riconoscersi piccola parte di un tutto più grande e infinito, ci ricorda che siamo connessi con l’intero universo e rimettendo in equilibrio i nostri chakra fa sì che corpo, mente e spirito tornino finalmente in perfetta armonia.

Siamo a gennaio e mancano almeno tre mesi prima di poter abbandonare le mura per praticare finalmente all’aperto ma davvero sono impaziente di portare gli allievi sul mio prato preferito per ritrovare i benefici di praticare Yoga a Central Park, e tu?

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