Esportare un business oltreoceano? Ce lo spiega Home Italia

Home Italia è ormai sinonimo di Made in Italy per quel che riguarda il mercato estero: una realtà innovativa, nata dalla mente di Luca Valle, in grado di esaltare l’eccellenza dell’arredamento italiano nel mondo, riunendo architetti ed aziende italiane in una sorta di unico club esclusivo. Home Italia è infatti un general contractor del design italiano, e importante mediatore tra clienti e progettisti, che concentra i propri sforzi soprattutto all’estero. Per questa sua capacità di esportare e celebrare il Made in Italy, Luca Valle è stato premiato come migliore imprenditore italiano per due anni di fila e oggi è qui con noi per parlarci dell’importanza di affacciarsi su mercati esteri, dove l’artigianato italiano è sinonimo di qualità. 

Uscire fuori dai confini nazionali è diventato fondamentale per molte imprese: quando pensa sia necessaria questa “internazionalizzazione” e quali sono le difficoltà di un’operazione simile?

Dipende sempre dal settore in cui si opera. Ma l’importanza dell’internazionalizzazione del prodotto Made in Italy è fondamentale per la crescita e lo sviluppo dell’azienda stessa. Per quello che concerne l’arredamento italiano, ed in particolare la nostra azienda, la conferma sta nell’87% del nostro fatturato che deriva dall’estero: America, Cina, Emirati Arabi e resto del mondo. Se l’azienda non ha una mentalità internazionale, orientata all’esportazione del prodotto, rimarrà sempre vincolata alle poche possibilità che offre il nostro Paese nella richiesta del made in Italy. Si può diventare un’azienda leader solo con una visione internazionale.

Il “Made in Italy” è ormai una sorta di certificato di qualità ambìto da ogni cliente, eppure molte aziende italiane nutrono poca fiducia nelle proprie capacità di internazionalizzazione. Come si supera questa sfiducia?

Chi ha sfiducia verso l’estero non potrà mai pensare in grande. È vero, bisogna stare sempre attenti ai mercati che si scelgono ed ai prodotti che si propongono: se si offre un buon prodotto ma nel mercato sbagliato, il riscontro può non essere soddisfacente. Ci deve essere attenzione da parte dell’imprenditore, ma non sfiducia. Ampliare il proprio business all’estero implica un’intermediazione con il cliente più complessa e processi di esportazione dei prodotti più lunghi, il che implica per l’azienda un investimento, ma come tutti sappiamo, per incrementare il proprio business, bisogna investire.

Home Italia è ormai un leader per quanto riguarda l’export del Made in Italy. Quali consigli darebbe a chi volesse cercare fortuna nei mercati esteri? 

Fare un’attenta analisi di mercato per capire in quali Paesi è più opportuno posizionarsi con il proprio prodotto è essenziale. Fondamentale anche avere un export manager in grado di seguire la crescita internazionale della propria azienda, indirizzandola correttamente su un adeguata distribuzione e posizionamento. Tutto questo deve essere accompagnato dalla lungimiranza dell’imprenditore, nel vedere le opportunità e i vantaggi di ogni singolo mercato, sfruttandone le potenzialità a suo favore. Quello che personalmente ha aiutato tanto la mia azienda sono stati gli investimenti nel marketing su cui ho puntato fin dall’inizio per incrementare la nostra brand awareness. L’unico collegamento diretto che abbiamo con i clienti è l’immagine che trasmettiamo della nostra impresa; una volta consolidata, sarà il cliente stesso ad avvicinarsi, così sviluppare nuovi business all’ estero diventerà immediato e proficuo.

In termini di mindset imprenditoriale, cosa potremmo imparare dagli americani e cosa gli americani potrebbero imparare da noi?

Sono quattro anni che lavoro quotidianamente con grandi imprese statunitensi e clienti privati, quello che ho notato immediatamente è il loro approccio propositivo. Quando ho aperto il mio ufficio a Fort Lauderdale, in Florida, la mia impresa era una start up rispetto ai general contractor del mercato, eppure, ogni volta che uscivo da un meeting con clienti e imprese locali, tornavo in ufficio con un nuovo lavoro commissionato. Il cliente americano non è spaventato dalle nuove imprese, al contrario è invogliato ad investire in idee innovative.

In Italia, è consuetudine, prima di collaborare con un’impresa, studiarne la storia ma non le potenzialità. Per crescere bisogna investire ragionando solo ed esclusivamente sul servizio che viene offerto e non sul consolidamento temporale di un’impresa. Mi è capitato spesso di sedermi ad un tavolo con altri imprenditori e, prima ancora di sapere quali servizi fornisse la mia impresa, mi veniva domandato da quanti anni ero presente nel mercato, come se questo significasse per loro una garanzia sul mio prodotto. In Italia bisognerebbe iniziare ad avere una mentalità più aperta alle novità e alle start up, bisogna concentrarsi sulle potenzialità e non sugli anni di storia che una realtà ha alle spalle. 

Quali progetti attendono Home Italia?

Sicuramente continuare ad incrementare la nostra presenza nel mercato internazionale, seguendo il segmento del general contractor, comunemente tradotto in “servizio chiavi in mano” progettando e arredando ville, ristoranti, hotel, uffici, yacht e negozi, fornendo ai nostri clienti un unico interlocutore che gli permetta di avere un servizio completo e pronto all’uso. Nel 2023 ho in progetto di fare un grande cambiamento per la mia società, aiutandola ancora di più a crescere. Ma per ogni cambiamento importante ci vuole sempre del tempo.

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