Federico Mioni

American Dream: il “sogno organizzato”

Federico Mioni

Federico Mioni

Direttore di Federmanager Academy e docente nei Master di IULM e Università Cattolica.

Sognare a volte fa crescere le nazioni, e i sogni possono creare PIL. Non stiamo mescolando vita personale e pubblica, né stiamo facendo confusione tra la freudiana “interpretazione dei sogni” e la carriera del singolo. Il sogno-progetto come propellente di attività, e anche di business, oggi è riconosciuto da teorie manageriali come quelle della “intelligenza emotiva” o della “motivazione intrinseca”, quella che spinge a dare il massimo non per crescita stipendiale, ma per il puro piacere di inventare nuovi prodotti o “inseguire un sogno”.

Nel nostro Paese questa idea del sogno ha fatto passi avanti, ma ancora non decisivi: negli anni ’70, la parola visionario” aveva un’accezione negativa, utile a etichettare persone con “idee strane”. Oggi elogiamo i manager o imprenditori visionari perché vi è un legame fra sogno e “segno”, nella misura in cui il primo è il modo per “lasciare un segno” nel panorama più generale della (grande) comunità in cui viviamo. Tutto ciò in America ha quasi una moltiplicazione d’impatto, perché lì opera un fattore collettivo, supportato da un mito che si chiama American Dream. Un mito che è anche corrente di pensiero, con fenomeni studiati da sociologi, giornalisti, persone interessate a “monetizzare” sul versante politico o economico, esperti di marketing e comunicazione.

Gli americani si sono spesso sentiti un po’ speciali: si pensi alla nazione “benedetta da Dio”, alla storiografia “eccezionalista” o al “Manifest Destiny” che già negli anni ’40 dell’Ottocento spingeva all’espansione la politica estera americana. Dopo oltre un secolo di sogno americano ricorrente, da Theodore Roosevelt in poi, come potrebbe lo slancio dell’American Dream stimolare la business community italiana, fatta di “sognatori” isolati ma geniali? E con quali strumenti questo “incontro fra sognatori” potrebbe essere attivato?

Una delle risposte possibili, già operativa, è il TIC, Transatlantic Investment Committee, nato a ottobre 2021 come network fra Associazione Amerigo, Federmanager, American Chamber of Commerce in Italy e Centro Studi Americani di Roma, con un esplicito incoraggiamento proveniente dal Ministero degli Esteri e, sul fronte USA, dall’Ambasciata americana in Italia e dallo stesso Department of State.

Il TIC, con l’appoggio determinante dell’Ambasciata italiana a Washington e dei nostri principali Consolati in quel Paese, ha lavorato all’attivazione di tre percorsi:

  • uno di approfondimento delle relazioni, soprattutto economiche e di scambio di tecnologie, fra Italia e Usa;
  • uno sulla ricerca di investimenti per aziende italiane che intendano entrare o rafforzarsi negli Usa;
  • uno sulla formazione di manager che vogliano lavorare con o negli Usa: (come Strategic Way to USA, ciclo di 15 webinar affidato dal TIC a Federmanager Academy, che ha coinvolto relatori di altissimo livello e 40 manager o imprenditori provenienti da 26 aziende).

Già si stanno preparando altri due percorsi di eccellenza:

  • uno Study Tour per aprile 2023 che toccherà New York, Washington e San Francisco, per far conoscere ai “sognatori italiani” una serie di interlocutori straordinari, e connetterli in forme di sinergia preziose: sarà visitato, tra gli altri, l’Italian Innovation Hub che l’Italia ha promosso a San Francisco, un luogo per conoscere direttamente le major della Silicon Valley e cercare di costruire un contatto;
  • un Executive Master che sarà attivato da un importante ateneo italiano con università straniere altrettanto prestigiose.

Per tradurre i sogni in una dimensione reale servono strumenti di conoscenza e, dunque, formazione. Ma la formazione deve portare a connessioni efficaci, perché il sogno non è “immaginazione al potere”, ha bisogno di organizzazione. La società americana ha visto crescere tanti sognatori capaci di strutturarsi e creare connessioni e alleanze: in questo, forse, noi “sognatori isolati”, innamorati e troppo spesso gelosi delle nostre idee, abbiamo qualcosa da imparare dai protagonisti dell’American Dream.

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