Haiti, tra caduta del governo ed alleanza tra bande criminali

L’ondata di crisi che ha colpito Haiti all’inizio di marzo ha radici profonde: le bande criminali che da tempo terrorizzano il paese hanno deciso di unirsi per la prima volta, costringendo il primo ministro Ariel Henry alle dimissioni e gettando il paese in uno stato di emergenza senza precedenti.

La situazione politica, sociale ed economica di Haiti è da anni precaria: le bande hanno da tempo il controllo su vaste aree della capitale, Port-au-Prince, e seminano terrore tra la popolazione con rapimenti e omicidi. Tuttavia, dall’inizio di marzo, “tutto è cambiato”, come riporta il New York Times: le principali bande del paese hanno stretto un’alleanza e condotto una serie di attacchi coordinati contro le istituzioni statali, portando il governo sull’orlo del collasso.

Ariel Henry era in carica dal luglio 2021, subentrato dopo l’assassinio del presidente Jovenel Moïse in circostanze ancora poco chiare. Henry, oggetto di numerose proteste e richieste di dimissioni, aveva tuttavia rifiutato di lasciare la carica e organizzare nuove elezioni. La situazione ha raggiunto il punto critico all’inizio di marzo, quando Henry si trovava in Kenya per trattare l’invio di forze di sicurezza per stabilizzare la situazione ad Haiti. Le bande, percependo questa mossa come una minaccia al loro potere, hanno reagito con una serie di azioni violente per impedire l’arrivo delle truppe straniere.

Le dimissioni di Henry sono state fortemente sollecitate dalla comunità internazionale, inclusi gli Stati Uniti, che ritenevano la sua permanenza al potere non più sostenibile. Le trattative per risolvere la crisi sono in corso in Giamaica, con la partecipazione di rappresentanti politici haitiani e diplomatici stranieri.

I leader delle bande criminali, tra cui Jimmy Chérizier, noto come “Barbecue”, e Guy Philippe, ex comandante di polizia, in questi giorni stanno rilasciando interviste a giornalisti e tenendo vere e proprie conferenze stampa: chiedono una sorta di amnistia per i membri delle bande in cambio di una riduzione della violenza e dell’abbandono del controllo su alcune aree critiche del paese.

Tuttavia, resta incerta la stabilità di questa alleanza tra le bande, che negli anni sono state coinvolte in scontri territoriali e rivalità. Il loro potere è stato inoltre alimentato da una lunga storia di connivenza con i vari governi, compreso quello dell’ex presidente Moïse.

La “gangsterizzazione” di Haiti, come alcuni esperti l’hanno definita, ha portato le bande a esercitare un controllo sempre maggiore sul territorio, in cambio di supporto politico e finanziario da parte dei politici locali. Questa situazione rende la crisi attuale estremamente volatile.

Le Nazioni Unite, seguendo gli Stati Uniti, hanno deciso di ritirare il personale non essenziale per motivi di sicurezza, mantenendo comunque i progetti di assistenza in corso. La situazione rimane quindi altamente instabile e pericolosa per la popolazione haitiana.

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